giovedì 25 novembre 2010

Busia Borders (12)

Così mi è venuto di pensare; e dal 30 di agosto, lunedì, ho cominciato a fare le mie lezioni serali a sei ragazze tra i quindici e i diciassette. Ero speranzoso: Sofocle, anche con quella orrenda traduzione inglese, rimane Sofocle; la storia mantiene intatta la sua potenza arcaica; e se salto i cori e vengo subito agli episodi centrali, andrà benone. Confidavo che avrebbero guardato a questa tragedia – non conoscendo alcun genere letterario – con la stessa umile curiosità con cui guarderebbero un catalogo di bestemmie su San Gioachino, e se si fossero annoiati, almeno la loro noia non sarebbe stata dovuta al pregiudizio che qui da noi accompagna ogni libro scritto dopo gli anni Ottanta. Ero convinto che far leggere a loro il testo, spiegando poi le parole che non sapevano, le avrebbe coinvolte di più.

[continua]

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