sabato 14 maggio 2011

Busia Borders (21)

Un pomeriggio mi sono spaccato la schiena a far fare volavolavola a una decina di bimbi – li manda ai matti. Per non parlare di quanto adorano starti in braccio – mi è toccato, un giorno, portarne tre contemporaneamente, perché guai mai che capiscano il concetto diuno alla volta, se non quando è ovvio. Il bello della cosa è che se non ottengono attenzione perché sei lì a consolare uno che piange o stai facendo altro, o partecipano a quello che fai, o fanno altro. Insomma, si adattano in fretta alle frustrazioni – almeno, i più grandi. Se i più piccolini piangono, non la tirano mai troppo in lungo; spesso basta allontanarli e cullarli in braccio per un'oretta (e si addormentano). E lì vedi subito chi è il bambino più triste o problematico: quello che fa più bordello quando gli viene negata una cosa. Quello che tira le sleppe, insomma (come dimenticarsi il piccolo Kerry? Ed è bastata una passeggiata di mezz'ora, in braccio a me, per farlo sorridere un po').

[continua]

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