domenica 22 maggio 2011

Busia Borders (24)

Le mie lezioni sono andate così così. A sbalzi. Il percorso standard era sempre quello: fare leggere frase dopo frase, una frase per ciascuno; fermarsi al punto; scrivere alla lavagna i termini che potevano non conoscere (e non si poteva dare niente per scontato); disegnare le parole evidentemente fuori dalla loro esperienza quotidiana (àncore, delfini, carri coperti, cavalli); parlare con calma, e ripetere tutto seicento volte – alla peggio, scriverlo. Ah, e ove possibile, dargli due dritte di grammatica.

Ma anche lì, capire cosa sanno e cosa non sanno, è affidato alla tua intuizione, perché la loro consueta difficoltà comunicativa in questa orrida lingua che per loro è l'inglese, impedisce che sappiano comunicarti francamente di cosa hanno bisogno. Per non parlare della loro timidezza. Indurli a scrivere tutto quello che scrivi alla lavagna è se non altro utile a far sì che i tuoi insegnamenti non si perdano nei loro occhi vacui (non perché siano vacui loro di testa, ma perché tra il loro inglese e il tuo, l'entropia della comunicazione è fortissima).

[continua]

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