venerdì 13 settembre 2013

Concludendo (e due)

Questo era il Confine di Eden. Grazie a chiunque mi abbia seguito fin qui. La prossima settimana torneremo alla carica con qualcosa di nuovo (ma devo ancora decidere bene!).

Come al solito, suggerimenti, consigli, critiche, reclami e crisi d'ansia sono sempre le benvenute.

giovedì 12 settembre 2013

Il confine di Eden (12 e ultimo)


Poi sollevò la fronte, verso il blu, e gridò: – Io sono Abele! Adesso – e prese un gran respiro – adesso, puoi amarmi?

giovedì 5 settembre 2013

Il confine di Eden (11)

Caino si mise in ginocchio, con in mano una selce appuntita che usava per sbucciare la frutta; con pazienza, si diede a incidere i lati della testa di suo fratello, per poi sollevargli delicatamente la faccia, ridotta ad una maschera di pelle spessa. La pulì con la sabbia e la cenere, la raschiò; se la mise addosso, se la premette sulla faccia, e le sue lacrime, impastandosi col grasso e con la cenere, gliela fecero star su.



[continua]

giovedì 29 agosto 2013

Il confine di Eden (10)


Dal petto in giù era una cloaca di sangue e viscere; ma la sua faccia pulita, i capelli chiari, le belle labbra non troppo evidenti, i canini un po' appuntiti, che gli davano un'aria così sveglia, quando sorrideva – tutte quelle cose c'erano ancora; e nemmeno tanto pallide; sospese, quasi, dall'obbligo del sonno.

[continua]

giovedì 22 agosto 2013

Il confine di Eden (9)


Non stette nemmeno a pensarci troppo. Nella sua testa, una catena di simboli si agganciò ad un'altra, e Caino agì. Afferrò la sua vanga, corse verso Abele, lo rovesciò sul dorso, e prese a squarciargli il ventre, colpo dopo colpo, fracassandogli tutte le ossa, e non smise, finché non fece caso al fatto che suo fratello non si muoveva più.


[continua]

giovedì 15 agosto 2013

Il confine di Eden (8)


Caino guardò Abele. Non faceva più le capriole. Giocherellava con i pezzi di legno mezzo incenerito che stava sull'altare. Tentava di farci qualcosa che sapeva solo lui. A volte, con il lato carbonizzato di un pezzo di legno, disegnava spirali e pupazzetti sui lati dell'altare. La pietra era ruvida e chiara, e si prestava bene al gioco.
Ghignava. Eh, per forza, pensò Caino, quando il tuo invisibile padrone è con te, di cosa vuoi dolerti.


[continua]

giovedì 8 agosto 2013

Il confine di Eden (7)


E tacque. Caino guardò il cielo. Del suo invisibile padrone, non c'era più traccia. C'erano solo il fumo, e le nubi – e anche queste si stavano diradando in fretta. La Luna gli rideva addosso, bianca ed enorme. Il resto del cielo era sgombro; e blu, profondamente blu, come se fosse stato felice.



[continua]

giovedì 1 agosto 2013

Il confine di Eden (6)



Boh, si.
Perché?!
Non lo so.
Signore, tu dirotti le tue preferenze a casaccio!
A lungo andare, Caino, quando ci si propone ad uno che non ci desidera, si diventa fastidiosi. Ti metto in guardia fin da subito dal diventarlo.


[continua]

giovedì 25 luglio 2013

Il confine di Eden (5)


Fatto? Niente. Dovevi fare qualcosa?, rispose lui.
Sei in collera con me, signore?
No.
Ma non accetti le mie offerte, il che per me è molto doloroso.

Non sono obbligato ad accettarle, Caino.
Almeno una spiegazione. Tu sai chi sono: sono quello che ti venera, che sacrifica per te il suo lavoro, che non chiede altro che di vivere nel tuo ordine. Abele, gli abbiamo dovuto spiegare perfino cos'era una zappa.
Non trovi che Abele sia meraviglioso? È così dolce, Abele. E poi mi fa tanto ridere, quando fa le imitazioni degli animali.
Ma, signore, tu ora preferisci Abele!


[continua]

giovedì 18 luglio 2013

Il confine di Eden (4)

Ma quel pomeriggio, le colonne di fumo non si alzarono allo stesso modo. Il fumo di Abele salì alto, roteò nel cielo, si sparse a colorare le nuvole, e fu da loro accolto, come un oceano capovolto che accogliesse il fiotto di una cascata. Il fumo di Caino non arrivò ad un metro da terra e imbrattò tutta la radura. Abele non disse nulla, e cominciò a fare le capriole sul prato, come faceva quando era contento. A Caino tremarono le mani. Drizzò la fronte verso l'alto e chiese a gran voce al suo invisibile padrone, cosa mai gli avesse fatto.


[continua]

giovedì 11 luglio 2013

Il confine di Eden (3)

Guardò, con un gran sonno addosso, la colonna di fumo che si innalzava verso il cielo, ed il suo invisibile padrone. Non dubitava di riuscirgli gradito; sebbene quell'anno i meloni fossero un po' intristiti dalla poca acqua, erano comunque saporiti al punto giusto. Forse, senza rendersene conto, si sentiva l'erbivendolo dell'onnipotente. Comparve Abele, con il solito chiasso; tornava in quel momento, probabilmente, dalla cima della collina, dove portava il suo gregge tutte le mattine – e come lui, sacrificò al suo invisibile padrone. Tra i due fratelli corse il solito silenzio.


[continua]

giovedì 4 luglio 2013

Il confine di Eden (2)


Anche ad Eva, in quel momento, dovevano forse sfuggire delle lacrime. Non si sarebbe stupito, Caino, di scovarla rimpiattata contro le pareti di casa, la testa fra le ginocchia, a respirare a fatica, come tutte le sere di fine estate. Adamo era chissà dove, disperso nella foresta; ogni tanto tornava a casa, ma non diceva nulla. Caino non ricordava più la sua voce.


[continua]

giovedì 27 giugno 2013

Il Confine di Eden (1)


Caino, la schiena curva per il carico e le mani nere di terra e fuliggine, percorse il viottolo polveroso che divideva la sua tenda ed il piccolo campo dalla grande radura in mezzo alla foresta. Le ombre del primo pomeriggio erano costellate dallo sfrigolio delle cicale, e veniva dal recesso più scuro del bosco un lieve vento. L'illusione dell'eterna estate si sarebbe rotta in capo a poche settimane; ma Caino non ci pensava. Seguì il sentiero fino alla radura, dove stavano due piccoli altari di pietra – e dove, nei tramonti estivi, attraverso uno squarcio nel sottobosco, si vedeva, a oriente, il confine di Eden. Lì, circondato dal verde e dal silenzio, liberò la schiena, e buttò sulla catasta di legno i frutti del suo orto, irrigato a sangue e mezze bestemmie; vi appiccò il fuoco; un po' le scintille, un po' il vuoto della giornata, gli presero via qualche lacrima.

[continua]

sabato 22 giugno 2013

Il confine di Eden. Accompagnamento musicale.


A. Vivaldi, Tieteberga (RV 737), III 11 ("L'innocenza sfortunata").

domenica 16 giugno 2013

Il Confine di Eden


il Monte Analogo presenta

Il confine di Eden


Racconto breve.

Finalista, poi quarto classificato, presso presso il concorso letterario Premio Nicola Martucci (ed. 2012), promosso dalla Compagnia del Mulino a Valenzano (BA). Pubblicato sulla rivista urbinate La resistenza della Poesia.

venerdì 14 giugno 2013

Concludendo

Con quest'ultimo post ho terminato Abaton. Consigli, rimproveri o ispirazioni sono tutti benvenuti.

Grazie a chiunque mi abbia letto o seguito. Ci rivediamo la prossima settimana, con un nuovo lavoro.

giovedì 13 giugno 2013

Abaton (23 e ultimo)



silenzio. Anna, ancora in piedi, china la testa.

ANNA (ormai rassegnata) Allora, io vado.
ABATON (calmo) Sì. Le chiederei di chiamarmi il prossimo sulla lista, ma per oggi lei è l'ultima. Addio, Anna.
ANNA Addio.

gli inservienti la prendono e la portano via, uscendo dalla saletta. Abaton si china sui fascicoli e scartabella, senza che si capisca cosa sta facendo, senza tradire la minima emozione. Un inserviente entra con una bambola vestita come Anna, e la getta nel mucchio delle bambole, con malagrazia.


FINE del dramma.

giovedì 6 giugno 2013

Abaton (22)



Temo che le continui a sfuggire il presupposto di base. Ho punito e giustiziato tre miliardi di persone prima di lei. Dopo di lei, me ne aspettano altri tre. Poi avrò finito. Per me, questi sei miliardi di persone sono assolutamente, supremamente uguali, perché la giustizia è uguale per tutti. E lei non fa differenza: non la può fare: non la farà mai. Io la capisco meglio di lei stessa, ma lei non può capire me. Io sono Abaton, l'Inaccessibile. E lei è solo un pezzo di carne.

[continua]

giovedì 30 maggio 2013

Abaton (21)



ANNA Posso dire almeno – non so, un'ultima parola? Posso lasciare due righe?
ABATON Non potrei leggerle che io.
ANNA (sorride) E non è già qualcosa?
ABATON (perplesso, guarda sempre un fascicolo) Signorina, io non ho emozioni. La sola cosa che potrei constatare, nelle sue due righe, è che lei ha rispettato la grammatica.
ANNA (con un barlume di speranza) Ma almeno le leggerebbe. E sarà forse possibile che lei, alla fine, capisca? Capisca perché ho sbagliato, e possa – possa?...
ABATON (alza gli occhi dal fascicolo) Capire, Anna? (pausa)

[continua</ span style>

giovedì 23 maggio 2013

Abaton (20)



ANNA (calma nel dolore) Ed ora – ora io devo sparire.
ABATON Sia sincera. Un po' lo vuole.
ANNA Forse un po' sì.
ABATON La pena è stata scontata. Ora farò giustizia.
ANNA Cos'è la giustizia – cosa mi aspetta? Il nulla?
ABATON (annuendo) Sì. Il nulla è la giustizia che attende tutti voi. È la pace, la liberazione dai vostri errori.
ANNA Ed è eterno.
ABATON Sì. Lei sarà con me per sempre. Ora può andare.

a un cenno di Abaton, Anna si alza. Abaton comincia a scartabellare alcuni incartamenti. Anna però esita un attimo ad andare sulla soglia.


[continua]

giovedì 16 maggio 2013

Abaton (19)



ANNA (in lacrime) Che ne so. A neanche un anno dalla maturità, nella mia vita non stavo concludendo niente. Non sceglievo. Facevo un po' di tutto, come capitava. Un po' di pianoforte, un po' di matematica, un po' di viaggi, un po' di lavoretti, per campare. Niente, mai niente bene. Mi sono succhiata l'adolescenza finché ho potuto, mi sono permessa di essere lunatica, capricciosa, isterica, crudele, incostante con gli amici, incapace di concentrarmi. Non ho mai amato. Mai. Ho passato la vita a volerlo fare, ma non ne sono mai stata capace.

ABATON (sul fascicolo) Inconsistenza. Il suo peccato più grave. Lei non ha voluto essere. Lei non ha voluto vivere.

pausa. A un cenno di Abaton, lo specchio viene portato via.

[continua]

giovedì 9 maggio 2013

Abaton (18)



ANNA (tetra) Io potevo essere tante cose. Mi piacevano tante cose, avevo mille interessi. Chimica, fisica, filosofia, letteratura, musica, mille cose. Ma ad un certo punto, devi scegliere, no? – devi decidere chi essere. E una volta che hai deciso che strada prendere, certi lati della tua persona – certe passioni che hai – dovranno svanire, o finire in secondo piano.

ABATON (severo) Lei sarebbe dovuta divenire una persona, Miss Grey. Passati i vent'anni, avrebbe dovuto cominciare a vivere la vita vera, la vita dell'adulto, uscita dalla crisalide dell'adolescenza. Le informazioni che ho qui mi dicono che avrebbe potuto fare molto, per il suo fratello uomo – che il suo nome avrebbe percorso il mondo. Perché non ha vissuto?

[continua]

giovedì 2 maggio 2013

Abaton (17)




un inserviente porta via Samuel. Poi viene portato in scena uno specchio, e messo in modo che rifletta Anna.


ANNA (sconvolta) Io? E perché?
ABATON (annuendo) Questo è l'ultimo testimone: la sua ultima vittima. Può terminare la sua confessione.
ANNA (stancamente) Cosa resta dell'elenco? (si ricorda, sfinita) Inconsistenza! Ora vedo dove vuole che arrivi.
ABATON Sì. Questa è la pena. Continui, Miss Grey.


[continua]

giovedì 25 aprile 2013

Abaton (16)




ANNA (si piega) Sì! Mi prendeva – ma io non lo guardavo negli occhi; stavo ferma, dura come un pezzo di legno – piangevo, con la faccia voltata verso il muro. (con ira) Ma lui avrebbe dovuto accorgersene! Lui lo sapeva – ma non ha voluto capire – non ha voluto aiutarmi!
ABATON (calmo) Lo so. Tra le altre cose, l'ho punito anche per questo. Perché si è procurata tanto dolore?
ANNA Per non farlo soffrire.
ABATON Menzogne.
ANNA (esplode) Dio! Non gliel'ho detto perché non volevo noie! Non volevo problemi! Sono stata un'ipocrita – è contento adesso?
ABATON “Contento” non vuol dire niente, riferito a me, Miss Grey. (batte le mani) Il quarto ed ultimo teste, per favore.


[continua]

giovedì 18 aprile 2013

Abaton (15)


ABATON Aveste rapporti sessuali?
ANNA Sì.
ABATON Le piacquero?
ANNA (tormentandosi) Per niente. Non ero a mio agio. Li odiavo. Odiavo lui perché continuava a volerli.
ABATON E perché non glielo disse?
ANNA Non lo so. Dio. Non lo so.
ABATON (di ghiaccio) Lei gli vendette il suo corpo, per non avere problemi. Lei si lasciò stuprare da lui.


[continua]

giovedì 11 aprile 2013

Abaton (14)


ANNA Sono stata con questo ragazzo per nove mesi.
ABATON Lo amava?
ANNA (piange) No. Mai veramente amato. Me ne sono infatuata per i primi due mesi. Ero come sotto una doccia bollente. Poi l'acqua smise di venir giù, e in un attimo – io divenni fredda.
ABATON E glielo disse?
ANNA No. Mai.
ABATON Perché?
ANNA (nervosa) Non volevo che avesse reazioni esagerate. In fondo andava tutto più o meno bene, a parte quando noi – e poi non avevo il fegato di affrontarlo. Era innamorato.


[continua]

giovedì 4 aprile 2013

Abaton (13)



viene portato via Fred. Un inserviente, eventualmente lo stesso, porta dentro una bambola con le fattezze di Samuel. Anna sembra sconvolta.

ANNA (sconvolta) No! Samuel no! Non voglio dire, non voglio parlare!! Perché sono costretta a tutto questo?
ABATON Perché questa è la punizione.
ANNA Lei dice che morirò! Non è abbastanza?
ABATON (spietato) La morte è una liberazione. Questa che le infliggo ora, è la punizione. E deve essere veramente tale. Ora confessi.
ANNA (scalciando) Non voglio. È così doloroso. Basta.
ABATON È la punizione, Miss Grey. Parli. Io la costringo a parlare.


[continua]

giovedì 28 marzo 2013

Abaton (12)


ANNA Senta, quando è troppo è troppo. Lei è ridicolo. Io me ne vado.
ABATON Prego.

Anna si alza e si dirige verso la porta. Ma non riesce ad allungare la mano alla maniglia. La sua stessa volontà sembra cedere.

ANNA Non riesco a prendere la maniglia.
ABATON No?
ANNA Non capisco. Io voglio andare via.
ABATON Però non può.
ANNA Perché non posso? Io – mi sembra quasi – di non volerlo.
ABATON Perché io voglio così, Miss Grey. Si sieda.
ANNA (acida) E va bene! Acconsento a rimanere. (torna indietro e si siede) Porti pure avanti questa pagliacciata, se crede.
ABATON (batte le mani) Il terzo teste, per favore.

[continua]

giovedì 21 marzo 2013

Abaton (11)




ABATON Di che?
ANNA (tristemente) Che crescesse. Che decidesse di fare qualcosa della sua vita. E che mi abbandonasse. Avevo una paura folle di perderlo. Niente più corse matte sotto gli alberi, non avremmo più camminato sui tetti nelle notti d'estate.
ABATON E per questo motivo ridicolo, lei gli ha impedito di vivere veramente la sua vita per un anno intero. Lei lo ha fatto scappare, lo ha portato verso l'errore.
ANNA (con un impeto di rabbia) Ma lui ne fu felice!! (a Fred, disperata) Se sei veramente Freddie, digli che eravamo amici, digli che mi volevi bene!
ABATON Sì, ma lei non se lo meritava, il suo bene.
ANNA Perché questo giudizio così severo? Siamo pur sempre umani!
ABATON (gelido) Io no.

[continua]

giovedì 14 marzo 2013

Abaton (10)


            ABATON (severo) Lo sa benissimo. Cosa le venne a chiedere, Fred, quella sera?
ANNA (capendo) Quella sera? No, per favore, non –
ABATON Cosa le venne a chiedere, Fred, quella sera?
ANNA (con sforzo) Mi chiese – mi chiese se era giusto, se faceva bene ad andare un anno via, a Berlino, dopo il liceo. Mi disse: Annie, non voglio decidere cosa fare della mia vita, non voglio essere costretto a fare questo o quello. Voglio essere libero. Ma faccio bene? Così mi disse.
ABATON Cercava di fuggire. E lei che gli rispose?
ANNA Che faceva benissimo. Sono andata in Germania con lui!
ABATON Perché gli disse così? Lei ha mentito.
ANNA Fatti miei.
ABATON Perché gli disse così?
ANNA (col broncio) Fatti miei, le ho detto.
ABATON Perché gli disse così, Miss Grey?
ANNA ...Ho avuto paura.

[continua]

giovedì 7 marzo 2013

Abaton (9)

ANNA Quella bambola somiglia maledettamente a – (sbigottita) Fred? Una bambola Fred? Che gli è successo? Lo hanno convocato? Dov'è andato dopo l'udienza? A casa sua c'è un pandemonio, è sparito da non so quanto e i suoi non fanno che piangere.
ABATON (annuendo) A casa sua non c'è perché è qui con me anche lui, Miss Grey. Ce l'ha davanti, adesso.
ANNA Prego?...
ABATON Veniamo alla seconda accusa, signorina: paura.
ANNA (ironica) Addirittura. E cosa avrò fatto di male stavolta?
ABATON Sarà lei a dirmelo.
ANNA (fa spallucce) Non posso. Non so che dire.

[continua]

giovedì 28 febbraio 2013

Abaton (8)



ANNA Non volevo essere crudele. Non volevo esserlo.

ABATON (severo) Lei sperava che svilendo Lucy, avrebbe indotto il suo ragazzo a farsi avanti con lei. E per poco non c'è riuscita. Sapeva che Lucy era debole, e che per certi versi lo era anche lui. Se n'è fregata della felicità di entrambi, e ha tentato di separarli. Crudeltà e frode.
ANNA (secca) Senta, ora esagera. Ero una ragazzina, quanto avrò avuto? Sedici anni? Se anche sono stata crudele, di certo non l'ho fatto apposta.
ABATON (gelido) Però lo è stata. E lo sa. I rimorsi sono irrilevanti. (batte le mani) Il secondo teste, per favore.

Lucy esce. Un inserviente porta una bambola con le sembianze di Fred.


[continua]

giovedì 21 febbraio 2013

Abaton (7)


ANNA E va bene, potevo essere più cortese. Ma come potevo prevedere che ci sarebbe rimasta così male?!? (con dispetto) Come posso stare a pensare a questi minimi particolari?
ABATON Ci si mantiene innocenti se si fa caso ai dettagli, signorina. (prosegue) Due anni fa, Lucy si è messa con un ragazzo. Il suo primo amore, dopo anni di tristezza e odio di sé. La sera in cui lui l'ha baciata, c'era anche lei. Un'uscita tra amici, leggo. E leggo anche che il ragazzo in questione, quando venne a dirglielo, si sentì rispondere: e tu ti sei messo con quella sfigata?
ANNA Era sempre timida, io – era solo per scherzare.
ABATON È la seconda volta che mi sento dire questa scusa.
ANNA Ma via, non mi avrà nemmeno sentito...
ABATON (incisivo) Oh, , che lo ha fatto. Era lì. Parlava con un'altra amica, ma la sentiva benissimo.
ANNA E io come potevo saperlo?
ABATON Lo sapeva eccome. Altrimenti non l'avrebbe nemmeno detto.

[continua]

giovedì 14 febbraio 2013

Abaton (6)


ABATON La verità, Miss Grey.
ANNA (annaspa) Io non –
ABATON Glielo impongo.
ANNA Lei non impone un bel niente. Non sono obbligata a dirle nulla.
ABATON La verità, Miss Grey.
ANNA Sì, l'ho dett – (allibita) perché ho risposto?
ABATON Perché non poteva fare altro.
ANNA Dio, , l'avrò detta, va bene! Ma era per scherzare.
ABATON Lei ci è rimasta malissimo. L'ha resa infelice.
ANNA (sbuffando) Capirai, con tutto quello che poteva succederle nella vita, rimanerci male per questo.
ABATON E tuttavia questi sono i dati.
ANNA Bè, fatti suoi. Avrebbe dovuto capire che scherzavo.
ABATON (inarcando un sopracciglio) O forse lei non avrebbe dovuto essere crudele.

[continua]

giovedì 7 febbraio 2013

Abaton (5)




ANNA (secca) Confessare cosa? Onestamente, ci conoscevamo appena. Non vedo poi perché dovrei essere stata crudele con lei. Non mi ha mai fatto uno sgarbo.
ABATON (serio) La povera Lucy la stimava molto, Miss Grey. Non era una ragazza particolarmente sveglia, e sia pure; però sapeva riconoscere chi lo era; e lei, più di tutte le altre, era la ragazza che Lucy ammirava di più.
ANNA E anche fosse? Le ho detto che la conoscevo appena.
ABATON (inarcando un sopracciglio) Sì. Abbastanza per insultarla, perché non sapeva fare un esercizio di fisica.
ANNA Insultarla?
ABATON (annuendo) Sì: a poche ore da una verifica, sembra. (controlla il fascicolo) Qui leggo: basta fare così, deficiente, e vedrai che ci arrivi, al risultato.
ANNA Non ho mai detto a Lucy una frase del genere.
ABATON No?
ANNA Oddio, forse qualcosa del genere, ma non sono stata certo così brusca.

[continua]

giovedì 31 gennaio 2013

Abaton (4)

ABATON (la ignora) Bene. Cominciamo. (facendo una croce sull'incartamento in un certo punto del foglio) La prima e la meno grave delle sue colpe: crudeltà.
ANNA Io non sono crudele.
ABATON No? (batte le mani) Il teste numero uno, per favore.

l'apparizione dei testimoni potrà utilmente essere realizzata mediante bambole. In un angolo dello studio di Abaton, magari vicino ad una porticina aperta, potrà esserci una montagna di bambole, vestite come persone. Un inserviente prende una bambola dal mucchio e la mostra ad Anna, che fa fatica a riconoscerla.

La riconosce?
ANNA Clara?...
ABATON (correttivo) No. Lucy, Miss Grey.
ANNA Ah. Lucy. Ora ricordo. Ma come mai è conciata così?
ABATON Ora è con me.
ANNA (scettica) ...sì, certo. Ma che c'entra Lucy con me?
ABATON Lei non vuole confessare.

[continua]

giovedì 24 gennaio 2013

Abaton (3)

ANNA (cercando d'intavolare una conversazione) Sono stata convocata l'altroieri. Nella lettera c'era solo l'indirizzo, e – (pausa) Quanto dovrebbe durare?

ABATON (senza guardarla) Quanto ci vorrà, Miss Grey. 
ANNA (assorta) Ormai quasi tutta la città si è svuotata – tutti quelli che non sono ancora stati convocati se ne vanno. Immagino che scappino da lei.

ABATON (fa spallucce) Per quel che può servirgli. (continua a scartabellare, elencando cognomi a bassa voce) Goddard, Gosport, Greville, – Grey. Eccolo. Il suo fascicolo è qui. (lo tira fuori e la guarda) Ora può cominciare il giudizio.

ANNA (stupita) Il – giudizio?
ABATON (calmo) Io e lei stiamo per fare una chiacchierata sulle sue colpe. Le diremo. Le ascolteremo. Lei andrà incontro ala sua punizione. E alla fine, morirà.
ANNA (allibita) Morire?! Perché? Che ho fatto di male?
ABATON (scorrendo i fogli) Qui nella lista leggo: crudeltà, paura, ipocrisia, inconsistenza.
ANNA (protestando) A malapena so cosa vogliano dire, queste parole. Come posso aver fatto cose del genere?

[continua]