martedì 8 gennaio 2013

Arieccomi

Non scrivo più qui sopra da un bel po' di tempo: e la ragione non è strana. Finché ho avuto qualcosa da condividere, ho scritto. Ho smesso di averlo, e ho smesso di scriverci.

Nel momento in cui riprendo in mano la baracca, a qualcosa come tre anni di distanza, non nego di farlo con una certa tensione. A momenti mi sembra di essere ridicolo, a riesumare un pezzo di me che ormai è bello che digerito. E chissà che io non me la stia effettivamente tirando troppo, quando decido di pubblicare qui, a puntate, un po' tutto quello che ho scritto in questi anni, e che mi sembra sufficientemente buono. D'altronde, mi sono ripetuto per anni che il mio scopo era essenzialmente comunicare, ed è quello che riprendo a fare.

Il lettore vorrà perdonarmi, se scrivendo questo sembro allegro come un camion in corso di rottamazione. Può capitare, ogni tanto, di essere un po' tristi. Sarà forse per il mal di testa che questo pomeriggio non mi molla, o perché sono davanti ad una partenza complicata, o perché non ho tutte le certezze che vorrei in àmbito lavorativo, sentimentale, e via dicendo. Ma una certezza ce l'ho: che, fatte salve le catastrofi esterne, la mia tristezza non diventerà mai un'abitudine.

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