lunedì 24 agosto 2009

Ho finito "Mansfield Park"

e un senso di amarezza e di enigma è tutto quello che riesco a decifrare.


Cosa è successo? Dove sono finite l'arguzia, l'impertinenza, la rapidità, la gioia? Questa bambina, Fanny Price, venduta da una madre povera alla sorella ricca, trattata come un oggetto - schiavo poco meno superiore ad un bravo animale da compagnia - da quale tristezza è nata? Da dove vengono i matrimoni falliti, i padri generosi ma viziati dall'avidità e dal rispetto - e incapaci di comunicare, e gli ombrosi elogi all'amore fraterno - unico vero amore sulla Terra?

Ho cercato Maria Bertram, l'antenata di Emma Bovary, di Lady Chatterley e di Tony Buddenbrook: l'adultera. Il suo strazio non si slabbra in lamenti e pianti: Maria Bertram ha tutto dentro di sé, e niente ne esce fuori. Le occorrono solo pochi minuti, se qualcuno tenta di scovare i suoi veri sentimenti, per bloccare tutto e ricomporsi al meglio. E' una macchina di riserbo e di strade sbagliate.

A chi potrebbe confidare che ama Mr Crawford?

A lui? Si, probabile: ci sta provando da mesi, ed è sveglio come mai nessuno nella sua vita. Ma Maria non può parlare. Proibito, per una donna, essere propositiva. Per carità! Può solo incoraggiarlo, e sperare, e non sapere, fino ad una domanda di matrimonio che non verrà mai.

Al suo fidanzato, Mr Rushworth? Ma per il suo fidanzato Maria non ha che indifferenza: ci si è messa per le sue dodicimila l'anno e la tenuta di Sotherton, pilotata da sua zia Mrs Norris; ma l'ha sempre, dentro di sè, disprezzato - è un cretino schiavo della madre e virtualmente incapace di avere un'opinione.

A suo padre Sir Thomas Bertram, che l'ha già capito benissimo? Ma suo padre le mette paura. La ama, ma non le ha mai sorriso. Le sue parole sono di cartapesta: Maria non gli crede, non sa chi é, vede solo la sua severa compostezza. Sono troppo lontani.

A sua zia Mrs Norris? Ma no, Mrs Norris ha combinato l'unione con Mr Rushworth e Maria ha pure detto si. Mrs Norris la adula da quando è piccola - è pur sempre la figlia maggiore di un baronetto: ma con Mrs Norris non c'è dialogo. Si può solo vedere mentre si occupa di mille cose inutili, corre da un capo all'altro della casa, e fa mostra di un mostruoso egoismo spacciandolo per la più cieca generosità.

A sua madre, Lady Bertram? No. Dorme venti ore al giorno, e le restanti gioca col suo cane.

A sua sorella Julia? No, Mr Crawford civetta anche con lei, e le due sorelle si odiano.

A Thomas, suo fratello? Non si conoscono.

A Edmund, l'altro suo fratello? Per carità, le farebbe una morale lunga da qui alle Ebridi.

A Fanny, sua cugina? Naa, non è nessuno.

A sé stessa?

No. Maria Bertram è la figlia maggiore di diecimila sterline l'anno, e ha voluto e vuole averne dodicimila con un matrimonio vantaggioso e rispettabile. Lo voleva prima di Mr Crawford, e lo vuole anche dopo Mr Crawford. Il futuro marito, cos'è? Un oggettino da sopportare - prima di Mr Crawford; un fantoccio da disprezzare, dopo Mr Crawford. Ma per Maria, sè stessa - il denaro - il potere - vengono prima di ogni altra cosa. Mrs Norris non fa che ripeterle che è la ragazza più bella, più ricca, più intelligente dell'universo. La vanità e l'avidità non verranno tradite.

Sei mesi di matrimonio, e Maria Rushworth se la dà a gambe con Mr Crawford. Che non la sposa - perché non la ama, ci ha solo giocato - e la pianta. 

Maria Rushworth non comparirà mai più in società per tutto il resto della sua vita.

Fanny, silenziosa e passiva, osservava: Fanny aveva già capito tutto. Fanny l'avrebbe detto volentieri, a sua cugina, che la capiva, che non voleva che si sposasse con un uomo che non amava. Ma Maria Bertram è la figlia di un baronetto. Non si parla con le cugine povere.

Anche quando costa la vita.

mercoledì 5 agosto 2009

Ho finito "Northanger Abbey"


ed è forse il più leggibile, oggi, dei suoi romanzi. E' davvero una situazione che potrebbe ripresentarsi, oggi, in qualunque momento: al mondo ci sono pochi mr. Darcy, ma metà delle ragazze che ho conosciuto nella mia vita erano Isabelle Thorpe, e anche parecchi ragazzi dentro di loro sono dei John Thorpe. Giusto le Catherine cominciano a scarseggiare, perché questi sono tempi in cui bisogna sapere tutto subito.

Ma stavolta non mi sono messo a scalpitare seguendo l'adorabile capitombolare della giovane Catherine da una disavventura all'altra. Questa volta mi sono messo a guardare Eleanor Tilney

I personaggi secondari, in Jane - soprattutto quelli che dovrebbero fare da contraltare all'eroina - sono molto interessanti, ma anche molto ben nascosti. Se uno vuole andare a cercare Jane Fairfax, Louisa Musgrove, Jane Bennett, Maria Bertram, deve scavare per bene nell'intrico delle frasi, perché questi personaggi parlano poco. Tutto in loro è significato dalle azioni e dagli sguardi; tutto si compie sullo sfondo.

Così, ho pensato ad una ragazza di tredici anni che perde sua madre all'improvviso - torna a casa un giorno, dopo un viaggio, e scopre che è morta. Le rimane un fratello, la sua unica gioia, e un padre terribile, che quando tuona il suo "Eleanor!" da un chilometro di distanza, tutti i muri rimbombano, e lei diventa pallida e respira forte e corre da lui. Un padre che, quando c'è, semplicemente uccide tutto quello che gli sta attorno, come un velo di piombo, e strappa da sua figlia ogni vitalità e gioia. Decisamente, i padri di Jane Austen non ci fanno quasi mai una bella figura - e questo è strano, perché il babbo di Jane doveva essere uno dei pochi veri confidenti di lei. Ma evidentemente una cosa è la famiglia di Jane e una cosa è la vita di una donna in quest'Inghilterra qui.

C'è un momento - un momento perfetto - dove si intravede, senza parole, senza riflettori, una vita di silenziosa sopportazione. Mentre Catherine sta parlando del matrimonio di un figlio del generale Tilney, fa notare ad Eleanor ed Henry, i figli del generale, di come il loro babbo non faccia altro che ripetere che a lui il denaro non interessa, e che non ostacolerebbe mai la felicità dei figli per questioni economiche.

E mentre lei parla, Henry ed Eleanor semplicemente si scambiano uno sguardo.

Non se ne è accorto nessuno, tranne noi. Una riga di scrittura, e questi due fratelli ci si spalancano davanti, soli, tristemente consci delle balle atroci che proferisce il genitore, silenziosamente complici nel volergli bene, nel soffrire per la sua cattiveria, nel proteggerlo dalla cattiva reputazione (non smentiscono Catherine) -

- e nel vergognarsi profondamente di lui.

sabato 1 agosto 2009

Ora che so cos'è viaggiare

ecco alcuni posti dove vorrei andare, prima che la pigrizia e la paura vincano la loro ultima battaglia. L'isola di Komodo:


La Terra di Arnhem:



Il Mato Grosso:



L'Islanda:



La Nuova Zelanda:



La Mongolia:



Lo Zaire:



Le Azzorre:


Accetto volentieri compagnie di ogni sorta. Vi affido la responsabilità della memoria.