lunedì 25 aprile 2011

Busia Borders (20)

Lo vedi anche quando stai con loro. Hanno talmente fame di coccole e di attenzioni da parte di un adulto che ti si attaccano addosso, e diventano molto egoisti, per cui devi rispondere a dieci Uncle Giulio diversi contemporaneamente, e non si preoccupano minimamente del fatto che tu stia facendo magari un'altra cosa. Sei a fare il portiere in una partita di calcio e una bimba strilla, a duecento metri, perche' pretende che tu vada da lei a spingerle l'altalena: tu le dici: Abby, I can't, I'm playing! Lei ti fissa con occhi vacui e risponde: Uncle Giulio, come here! Oppure, stai cercando di consolare un bimbo caduto che piange disperato tra le tue braccia, e due cinni urlano ai tuoi piedi, tirandoti a terra, Uncle Giulio, uncle Giulio, me, me, me!! me too! Vogliono essere presi in braccio anche loro, e' come se non notassero il loro amichetto in lacrime tra le mie braccia, devono avere attenzioni qui e subito. Per il resto sono in realtà bambini molto dolci e affettuosi; se gli chiedi qualcosa te lo portano, e il piu' delle volte vogliono solo una carezza, un abbraccio, o che tu li veda mentre fanno una piroetta. Kisatchye, il mio amico, un robusto bambino di dieci anni, era bravissimo a farli stare tutti zitti quando accennavo al fatto che avevo bisogno di silenzio perché stavo lavorando o studiando.

[continua]

giovedì 21 aprile 2011

Busia Borders (19)

Come ho detto, al NH ci sono una ventina e passa di bambini, di tutte le età; fanno più di metà degli ospiti fissi dell'orfanotrofio. I bambini, per quanto all'orfanotrofio siano nutriti e badati, non hanno di solito gente che si occupi di loro, che li faccia giocare (noi per questo abbiamo i genitori, i fratelli o gli insegnanti, specie alle elementari, ma le loro elementari sono una roba da Germania guglielmina). Così giocano per i fatti loro, e ogni tanto stanno in gruppo, ogni tanto vanno ognuno per i fatti suoi a cercare di divertirsi. Non hanno voglia di provare i tuoi giochi, vogliono che tu provi i loro, tutti. Quindi far girare un pneumatico per il prato, giocare a carte, con il computer (un donatore gli ha regalato un VAIO nuovo di zecca!), tagliare il prato con una vanga, cogliere i frutti dai rami di un albero... Il primo giorno del suo arrivo, uncle Giulio, in preda all'ansia più cieca, ha pensato bene, siccome stava per esplodere, di coinvolgere tutti in una specie di partita di calcio fatta in casa, e pare abbia funzionato – ma si trattava dei bambini della casa dove vivevo, e nessuno di loro è orfano, per cui la problematica era, credo, minore. Con i bimbi del NH è stata più dura; un giorno sono riuscito a introdurli alle magie di "nascondino", e loro hanno gradito parecchio – anche se il concetto di "chi viene trovato per primo poi conta" o il "se ti trovano tu corri alla tana" proprio non lo digerivano; ad ogni modo, di solito le cose funzionano che loro cazzeggiano, quando non vanno a scuola, e se a uno viene in mente un'idea buona per giocare alcuni lo seguono, altri no, insomma: niente strega impalata, o rubabandiera, o unduetrestella, come facevamo noi, ma come capita capita.

[continua]