giovedì 25 luglio 2013

Il confine di Eden (5)


Fatto? Niente. Dovevi fare qualcosa?, rispose lui.
Sei in collera con me, signore?
No.
Ma non accetti le mie offerte, il che per me è molto doloroso.

Non sono obbligato ad accettarle, Caino.
Almeno una spiegazione. Tu sai chi sono: sono quello che ti venera, che sacrifica per te il suo lavoro, che non chiede altro che di vivere nel tuo ordine. Abele, gli abbiamo dovuto spiegare perfino cos'era una zappa.
Non trovi che Abele sia meraviglioso? È così dolce, Abele. E poi mi fa tanto ridere, quando fa le imitazioni degli animali.
Ma, signore, tu ora preferisci Abele!


[continua]

giovedì 18 luglio 2013

Il confine di Eden (4)

Ma quel pomeriggio, le colonne di fumo non si alzarono allo stesso modo. Il fumo di Abele salì alto, roteò nel cielo, si sparse a colorare le nuvole, e fu da loro accolto, come un oceano capovolto che accogliesse il fiotto di una cascata. Il fumo di Caino non arrivò ad un metro da terra e imbrattò tutta la radura. Abele non disse nulla, e cominciò a fare le capriole sul prato, come faceva quando era contento. A Caino tremarono le mani. Drizzò la fronte verso l'alto e chiese a gran voce al suo invisibile padrone, cosa mai gli avesse fatto.


[continua]

giovedì 11 luglio 2013

Il confine di Eden (3)

Guardò, con un gran sonno addosso, la colonna di fumo che si innalzava verso il cielo, ed il suo invisibile padrone. Non dubitava di riuscirgli gradito; sebbene quell'anno i meloni fossero un po' intristiti dalla poca acqua, erano comunque saporiti al punto giusto. Forse, senza rendersene conto, si sentiva l'erbivendolo dell'onnipotente. Comparve Abele, con il solito chiasso; tornava in quel momento, probabilmente, dalla cima della collina, dove portava il suo gregge tutte le mattine – e come lui, sacrificò al suo invisibile padrone. Tra i due fratelli corse il solito silenzio.


[continua]

giovedì 4 luglio 2013

Il confine di Eden (2)


Anche ad Eva, in quel momento, dovevano forse sfuggire delle lacrime. Non si sarebbe stupito, Caino, di scovarla rimpiattata contro le pareti di casa, la testa fra le ginocchia, a respirare a fatica, come tutte le sere di fine estate. Adamo era chissà dove, disperso nella foresta; ogni tanto tornava a casa, ma non diceva nulla. Caino non ricordava più la sua voce.


[continua]