domenica 29 giugno 2008

Sondaggio

Ci sta la nuova immagine sotto il titolo, o preferivate la montagna? Che, per inciso, la trovate nel post 'Un perchè'.

[già che ci sono, cambio l'immagine di 'un immagine ogni tanto', che mi ha un po' rotto le balle. E' qui sotto, ad eterna memoria. Unger, Period of Wealden.]


sabato 28 giugno 2008

JAWS? ma fammi ridere, via...

[una sera, guardando lo Squalo] 

MARIA  Cielo! Stanotte avrò gli incubi!
ILARIA  Questo film è una palla.
FABRI  Giulio, fai un post sul Megalodon?

Ogni tuo desiderio...

Il passato sterminato del nostro pianeta - l'estensione smisurata della vita sulla Terra - ha nei suoi recessi i mostri che andiamo cercando fin da prima di conoscere questo passato. Considerate solo quest'oggetto.


Sono mascelle di squalo. Gli squali, dato lo scheletro di cartilagine, non fossilizzano mai, eccettuate le mascelle e i denti, che sono di osso come si deve.

Tra i 16 e gli 1.6 milioni di anni fa, nel mare della Tetide, versione allargata del Mediterraneo che si stendeva dal Sahel alla Francia del nord, nuotava un parente dell'attuale squalo bianco, il cosiddetto Carcharodon Megalodon. Tra amici, il megalodonte. Qui lo vediamo vicino ad un sommozzatore - ipotetico: nessun sommozzatore si butterebbe in acqua con un megalodonte.


L'amabile creatura era lunga dai 15 ai 20 metri. Nuotava lentamente in un mare caldo dove bazzicavano, ormai padroni, i mammiferi come le balene. Li divorava, probabilmente, senza troppo stupirsene - bisognava che mangiasse un quinto del suo peso al giorno, per sopravvivere. Sempre in teoria, teneva dietro alle abitudini che sarebbero state dei suoi discendenti più piccoli: girava a pelo d'acqua, ficcanasava su cosa succedesse in superficie sporgendo con la testa, snasava le acque costiere in cerca di preda, e per riprodursi scendeva nelle profondità senza luce, dove non sarebbe stato disturbato (...ma chi poteva mai sognarsi di disturbarlo? Un coso di trenta metri? Non diciamo scempiaggini). Quando arrivarono le glaciazioni, il mare si raffreddò, certe sue prede abituali sparirono, e si estinse. Ci balocchiamo tuttora con i suoi fossili - ogni tanto salta fuori qalche dente. Un'altra porzione di inimmaginabile che sparisce prima che l'uomo possa osservarla.

O no?

Alcuni denti rinvenuti in mare fanno pensare ad esemplari vivi tra i 15.000 e i 10.000 anni fa. Molti miti dei polinesiani e degli indigeni della Nuova Guinea parlano del Signore degli Abissi, uno squalo enorme che di tanto in tanto compare dalle sue caotiche profondità. Un cutter australiano, nel 1954, si beccò uno scossone e una falla nella chiglia; qualcuno l'aveva morsa, e i dai denti ritrovati si stimò uno squalo di 24 metri. Altre segnalazioni, negli anni '80, parlano di bestie di una trentina di metri, che appaiono e poi, schive, se ne vanno.
Immaginiamo l'impatto di un simile mostro sulla nostra godereccia vita quotidiana. Qui si pesca... con mezzi scarsi, vista la preda. 


Qui si fa surf... in compagnia.


...E' ANCORA TRA NOI?!?

[...ovviamente no. Cosa mangerebbe? Di balene ce ne sono ormai molto poche. E poi è ingombrante, santo cielo. In quanto carcarodonte, e non adatto alla vita nelle zone marine prive di luce, dovrebbe starsene in superficie, dove, in 500 anni che navighiamo per gli oceani, prima o poi l'avremmo beccato! Le testimonianze sulla sua esistenza sono pallide e controvertibili. Però lasciatemi sognare. Sunk in unconscious...]

giovedì 26 giugno 2008

Casetta mia

La rinascita politica e culturale della realtà locale è nel contempo un obiettivo in sé per tornare a provare un piacere della vita in tutte le sue dimensioni e uno strumento per rilocalizzare l'economia, nel senso di una ricollocazione della sfera nella realtà locale e non di una ristrutturazione economica del territorio. Nella situazione attuale, secondo Z. Bauman "essere 'locali' in un mondo globalizzato è un segno d'inferiorità e di degradazione sociale. Il peso di un'esistenza limitata a un luogo è aggravato oltremisura da una circostanza: oggi che gli altri spazi d'interesse pubblico sfuggono all'ambito della vita per così dire 'localizzata', gli stessi luoghi stanno perdendo la loro capacità di generare e imporre significati all'esistenza; e dipendono in maniera crescente dai significati che gli vengono attribuiti e da interpretazioni che non possono in alcun modo controllare." (...) Secondo R. Panikkar (...) "credere che il luogo in cui si vive sia al centro del mondo è essenziale per dare un senso alla propria esistenza."

Serge Latouche, La scommessa della decrescita, cap. 8 pag. 135 -  Feltrinelli 2007

SPIRITO dell'ERASMUS  E con ciò, cosa pensi di aver fatto? Hai solo strumentalizzato il discorso di un tizio per esorcizzare le tue paure.
GIULIO  Niente affatto. Ho esorcizzato te.
SPIRITO dell'ERASMUS  Non illuderti di essermi sfuggito. Dovrai fare carriera, un giorno, e verrai da me a chiedermi esperienze, viaggi e atenei d'oltreoceano.
GIULIO  Non mi pare granché il fatto che tu esista per favorire i miei desideri di arrampicata sociale. Dovresti esserci per promuovere i viaggi e gli studi, non per sradicarsi.
SPIRITO dell'ERASMUS  Le radici sono fuori moda. Tu non avrai più una casa.

[oggettivare i propri conflitti interiori è teatralmente molto fecondo.]

martedì 24 giugno 2008

Leggendo Jane

Forse è troppo maligno da parte mia, ma dopo un po' che mi trovo a parlare con una persona confusa - o che non sa spiegarsi - o che non si determina granchè, e contenta del suo stato, comincio a provare un certo astio. La linearità dei pensieri, della parlata; la limpidezza dell'osservazione; la serenità di una mente che contempla, sono qualità che amo quasi in segreto, come se non volessi pensare che non le incrocerò mai, o solo in parte. Ma questa è la natura degli ideali, presumo.

E anche stavolta, ciao

Qualche settimana fa avevo inviato ad una casa editrice una serie di racconti per una proposta editoriale che loro fanno ogni mese. M'è arrivato pochi giorni fa per posta un contratto da firmare, dove c'era scritto che avevano gradito molto i racconti, e che li avrebbero pubblicati, ma che per pararsi le terga dai pericoli del mercato librario, notoriamente una jungla, avrei dovuto tappare le spese in qualche modo comprando 150 copie (il totale sarebbe stato 300) del libro che sarebbe stato stampato, per un totale di 2100 euro. Copie che avrei dovuto poi tentare di rivendere per i fattacci miei. Pare che questa, sia, con gli esordienti, prammatica.
j
Per un momento, mentre scartavo la busta, avevo quasi creduto di essere bravo. E invece ero solo un gonzo figlio di medici. Ho risposto loro cortesemente che le piume sul mio fondoschiena non sarebbero state strappate ancora per lungo tempo ("non dispongo della somma necessaria") e quindi alla prossima volta.
j
Che tristezza, però, illudere così la gente.

lunedì 23 giugno 2008

Home

Descrivendo la scena del quarto atto di un mio recente lavoro, mi sono trovato a pensare che stavo descrivendo casa mia. O meglio, la mia casa ideale. Una delle tante, per carità. Nella mia testa c'è più che altro un bordello di caratteristiche casuali che, se unite a formare una casa unica, creerebbero un orrore autocontraddetto. Però questa casa mi è riuscita molto...come dire, familiare. Giudicate voi.

ATTO QUARTO


L'interno spazioso e aereo di una villetta di campagna. Gran finestrone centrale che dà su un giardino e su un boschetto di magnolie. Poi via via campi di grano, pascoli, altre ville e fattorie, paesini radi arroccati sulle colline - sullo sfondo una montagna con la vetta che fuma. Nella villa, ampie stanze, scaffali traboccanti di libri, statue, quadri. Corridoi ombrosi si dipartono ai lati. A destra, una scrivania piena di fogli sparsi, compassi, goniometri e materiali per il disegno. Una scala che dà sul piano superiore sulla sinistra.

venerdì 20 giugno 2008

Grazie, Signore

FABRIZIO (commosso) Si, Giulio, vedi... io attorno alle mie emozioni ho come dell'ovatta... un'infanzia strana, capisci... e così, per quanto ti voglia bene, potrei non essere capace di esprimerlo come si deve...
GIULIO (mani al cielo) ...SIGNORE IDDIO! Fai qualcosa! Agisci dove io sono stato inetto! metti sul cammino di quest'uomo una donna, che sblocchi la sua ovatta e gli permetta d'amare, che riesca dove io ho fallito! Invèntati qualcosa di risolutivo!

(la saetta divina colpisce Giulio. Giulio è ora una ragazza)

...Però. Grazie.
FABRIZIO  ....Giulio?
GIULIO  Maria Luisa, prego.

(il seguito è scontato.)

...musica?

http://it.youtube.com/watch?v=1wj7lD56R4c, oppure digitate "Atrium musicae de madrid - Anakrousis Orestes stasimo (1979)"

Non è la mia solita baggianata barocca: è inquietante.

mercoledì 18 giugno 2008

La balena bianca

(scena: il turbolento Oceano della Filologia Classica. Il cielo è nuvoloso, beige, con varie scritte in greco che galleggiano tra le nubi. Sull'orizzonte ci sono le note a pie' di pagina. La spuma delle onde si materializza in efimnii, pericopi modulanti e stasimi. Il vento soffia come un aulòs frigio.)

...dall'albero maestro della nave, Maria, in tenuta da marinaretta, esclama:

MARIA ...Laggiù, capitano! Laggiù, soffia! E' lui! E' L'ESAME DI GRECO!
GIULIO (afferrando il suo bastone per sorreggersi sulla gamba sana) Dunque ha deciso di sfidarmi, il maledetto! Preparate gli arpioni!
MARIA (interrompendo il momento epico) Capitano, prendetevi una pausa, santa pace!
GIULIO Non ora, Ismael, mia petulante nostroma!! Io avrò ragione del mostro ORA!
MARIA Si, ma sbrigatevi, che io devo fare la mia lotta assassina col mostro "Storia della tradizione testuale e della filologia classica".
GIULIO ...Non gli potevi dare un nome più eroico???
MARIA Cielo, no. Io non passo la vita come voi, scrivendo post nebbiosi.
GIULIO Mio Dio, si avvicina! GLI ARPIONI!

(la balena si avvicina ululando)

BALENA ...quaaalche dooomaaanda dii letteratuuuraaaa....
GIULIO  Spara, mostro! Non ti temo!
BALENA  Cooolloocamiii Teeoocritoooooo....
GIULIO  Cristo... com'era pure...
BALENA  Seei inefficaaaceeee...
GIULIO (rimugina) ...TIE', fetente! Collocato, citate le opere principali e pure dov'è nato!
BALENA Traaaaduuuuciiii queeestiii veeersiiii... (tra le onde emerge un enorme libro aperto ad una pagina prestabilita. La balena lo tiene su con la coda)
GIULIO (legge, corruga la fronte, traduce) Hop! tradotti!
BALENA (indicando una riga con la pinna) Quiiii haaai sbaaagliaaaatoooo...
GIULIO E vabbè, mi correggo subito! (ritraduce) AH - AH!
BALENA Aaah siii? E allooora traaaduuucimi questi passi AAA CAAASO! (apre una pagina a casaccio)
GIULIO (sconvolto) Aargh... maledetto... (massimo sforzo) Tiè! Tradotti pure questi!
BALENA (rantolando) Nuoooo... sono sconfiiittooooo!...
(la balena affonda. Ho passato Letteratura Greca. Evviva.)

Mo' basta.

Fabrizio commenta: 
"ai, ai, giulio...Non dovevi..! Torna ai sentimenti, non ai dino, quelli sono NOIOSIIIIII per tutti gli altri"

Allora:

1) Non me ne frega niente. E' il mio blog e ci faccio quello che mi pare.
2) Si accettano suggerimenti dai blogger veri, non dai perditempo. Anche i tuoi post sul nulla sono noiosi.
3) Quello non è un dinosauro, ma una generica ipostasi della vita 'aliena'.
4) Ho specificato chiaramente che si trattava di una pausa. Presto tornerò alla mediocrità degli altri post.

martedì 17 giugno 2008

Lontano

E questo coso che gira per la foresta, scavalcando i tronchi caduti a terra, nel velo di verde umidore... remoto il suo sguardo, la sua coscienza non la ritroveresti. Il sentiero l'ha scavato sua madre, i suoi fratelli più grandi si nascondevano nelle fosse. La polla d'acqua lampeggia dietro il recinto di felci, e lui cammina senza pensieri, e sente la coda che oscilla tra gli sprazzi di luce. Il sangue, che pulsa nelle vene della vela, torna più caldo ai fianchi tesi nello sforzo di camminare. Le mascelle semiaperte respirano e respirano.


Il suo mondo, un'azzurra sfera - l'atmosfera solcata da nuvole e vortici, le lucenti navi del cielo. Non fu mai immaginata; è in un luogo che non è luogo, e noi non la vedremo mai.



[scusate, so che non dovrei. Era solo una pausa. Mo' torno alle cose umane. Anche perché c'è poco da commentare, qui]

Fidatevi, esiste

Da un po' di tempo gira tra chi mi frequenta un orrendo sospetto: possibile che Laura, la sempre allusa e mai presente Laura, l'invisibile e tuttavia pesantissima Laura... possibile che in realtà non esista? Non la si vede mai. Mi sarei dunque inventato una ragazza per sopperire all'inettitudine esistenziale nella quale sono beatamente a mollo da sempre?

Bè, cari ficcanaso, è con immenso orgoglio che vi presento:



Laura B., studentessa claustrofobica, infermiera per casi umani, dromomaniaca casalinga, neuroni che girano come trottole, isterica a cicli epidemici - ma non di rado osservata anche in misteriose e umbratili tenerezze: la mia amatissima ragazza.

[scusa l'intrusione, 'more, ma era in gioco la tua esistenza!]

Cambio!

Era ora, signori. Passato un mese, cambio il testo e le immagini delle rubriche. Ma se vi va di ritornare nel passato e sapere cosa c'era scritto, o stampato, questo post vi rende le eterne memorie.

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AMENITA' GENERICHE

C - Se continui a cantare, alle due di notte, i tuoi genitori potrebbero cacciarti di casa!
G - Che ne sai di leggi? per quanto ne so, hai fatto un anno di biologia e poi sei venuta a lettere.
C - No Giulio, devi sapere che quand'ero a biologia feci un corso facoltativo che trattava proprio di problemi giuridici...
G - Eh, se un pesce si fa male... L'avvocato delle triglie!
C - ...i coralli. E' sempre colpa dei coralli.

G - Grazie a te, il mio blog diventerà famoso. Sei un pozzo petrolifero.
C - Se vuoi possiamo cercare di inserirlo nella "bisaccia" (il corrispondente di Wall Street a Pizzo Calabro... praticamente è una sala scommesse). Dai, te lo faccio valutare bene... solo che dovresti fare qualche investimento... magari - tipo venire a fare i turni sullo stretto per nutrire le focene, non posso fare tutto io...

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FABRI

Carlotta fu fatta a pezzetti
Da un'orda di corvi in gilè.
Perchè?

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BREVI MA NON LIEVI

As if the sea should part
And show a further sea;
And that a further: and the Sea
But a Presumption Be

Of Periods of Seas,
Unvisited by shores;
Themselves the Verge of Seas to Be -
Eternity - is Those.

Emily Dickinson

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IL FULMINE

It is a truth universally acknowledged that a single man, in possession of a good fortune, must be in want of a wife.

Austen, Pride and Prejudice, I

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IN FONDO, CON DISCREZIONE


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GLI ABITANTI DEL MONTE ANALOGO

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QUALCHE IMMAGINE, OGNI TANTO

domenica 15 giugno 2008

Gosh

[ore due di notte. Io sul tavolino a ripassare la Teogonia, Fabrizio sul letto a studiarsi le fotocopie di Filosofia del Linguaggio con un evidenziatore giallo]

GIULIO (colto da un dubbio ancestrale) Fabri, ma... e la tragedia umana?
FABRI  (scettico) Ma... non vi è...
GIULIO  Fabri, ma... e la commedia umana?
FABRI  Quella v'è.
GIULIO  Dunque v'è?
FABRI  V'è.
GIULIO  Non so se...
FABRI  Ve' che v'è....
GIULIO  Ma ve'...
FABRI (spazientito) Ma deh, v'è!

[alè.]

sabato 14 giugno 2008

Gasp

...gaaaaaaa! dovrei fare Omero ma non riesco a concentrarmi per più di dieci minuti di fila! è da metà marzo che faccio le stesse cose! NON NE POSSO PIU!

...e per giunta martedì mi torchiano. Mi sento una baleniera con l'arpione slamato in mezzo a un branco di capodogli grassi che mi guardano male.

martedì 10 giugno 2008

Rex

[seratina intima. Io giocherello col mio Mac, Laura sul bordo del letto si riveste e gnola]

LAURA (gna gna) ...Giuuulioooo....
GIULIO  ...Eeh.
LAURA (sbuffa) Uff.
GIULIO  Cosa.
LAURA ...mi consideri?
GIULIO  No. Sto provando se riesco a installare questo.
LAURA (gna gna) Non trovo un calzino.
GIULIO (occhi al cielo) Come, non trovi un calzino....?
LAURA  Si! Ho un calzino in mano e l'altro non lo trovo!

(sventola il calzino davanti a me. L'altro calzino, ovviamente, è dietro il suo piede, ma lei da dov'è seduta non lo riesce a vedere. Mi avvicino per dimostrarle che è scema, virilmente recuperandole il calzino)

GIULIO  See. Dove mai sarà 'sto calz...
LAURA (premendomi sul naso il calzino superstite) Tu hai un naso enorme! Trova il mio calzino col fiuto! CERCA, REX! E trovami il calzino perduto!
GIULIO  (raccogliendo il calzino nascosto e dandoglielo) ...E' qui, demente. Bastava guardarsi intorno.
LAURA (momento di pausa. Ammortizza la figuraccia) Ma... ma... Però il naso enorme ce l'hai lo stesso. (accarezzandomi il naso con voce cucciola) Reeeex...!
(soffochiamo dalle risate)

[eh, la vita di coppia. Notate soprattutto la serietà ed il rispetto reciproco.]

lunedì 9 giugno 2008

Yeaaaargh

...Ho un nuovo piccì! Peccato che non sappia assolutamente come si usa. Chiunque abbia un macintosh è pregato di salvarmi le chiappe. Grazie.

domenica 8 giugno 2008

Ricorrenze

"...e invasero la vallata, ora calma".


Con questa frase, alle 13:49 del nove giugno del 2001 - ultimo giorno della mia terza media - terminavo il mio primo racconto lungo: Don Farnàce, o siano Gli Abissi del Male. Qualcosa come centoventi pagine, l'estate che scorreva sullo schermo sdozzo attaccato con il cavo al mio pc degli anni settanta, che squittiva e schizzava elettroni qui e lì. Tra i miei cd c'era Pergolesi, tra i miei libri Asimov, Pullmann, Wilde. Terminai così, e detti addio a tutti i miei personaggi. Quanto vorrei resuscitarli. La loro profondità da tredicenni potrebbe essere ridicola se paragonata a come ora potrei scalpellarli amorosamente - come amorosamente li abbozzavo da ragazzino. Telefonai ad Elisa per annunciarlo; credo che lei avesse già finito il suo racconto da un po' - o no? - non mi ricordo, forse lei sì. Era Animah, o l'Isogonìa della Rocciafiamma. Non state a badare ai nomi, se vi suonan qualcosa: avevamo copiato a man bassa, in quanto ad onomastica. Di lì a poco avremmo consegnato i due racconti - con il titolo strombazzantissimo di La forza della mente - alla nostra professoressa di italiano (non mi ricordo come nacque l'idea di farli leggere a lei; so per certo che non le dispiaceva affatto, tant'è che quel malloppone fu l'oggetto della nostra discussione all'esame).

L'avevo finito; e salutai i miei figli. Non ho più avuto figli così. Forse ne ho avuti di migliori, di più perfetti, di più maturi o divertenti, o tragici; ma il me che creò quella combriccola di angeli, dèi, demoni, umani, rettili, semidee e stelle non esiste che nei ricordi. Se un giorno quel teatro dovesse rivivere, sarebbe forse più decente; ma non sarebbe più mio di com'era in quel tratto di torrente tra il 25 febbraio e il 9 giugno.

Raramente, di notte, osservando la volta del cielo come di consueto, torno a rivedere il grande inseguimento. Satana, avvolto da una luce scarlatta, divora le distanze impensabili del vuoto intergalattico, ridendo. Sa che il suo preciso primo ministro ha già portato su un mondo lontano Miranda ormai prossima a partorire, per usarla come trappola. Miranda si aggira tra le rocce di un mondo deserto, e non sa che Farnàce, per riprendersela, sta inseguendo Satana, divorando le distanze impensabili del vuoto intergalattico. Alcina ed Ismene, trascinate in un gioco più grande di loro, tentano di star dietro l'una al fratello, l'altra allo zio, per evitargli lo strazio e la morte per mano del demonio - ma Satana ha in mente un piano per disfarsene, deviandole su un mostruoso pianeta di giungle. Il Principe degli Inferi non ha ostacoli in natura. Vedo le scie folgoranti degli inseguitori e dell'inseguito, chiudo le finestre, e sogno.

sabato 7 giugno 2008

Whew

Ok, ok, lasciamo perdere per adesso. Anche perchè lo chiamerei "Termodonte", "La collina dei Dimetrodon", "Abaton" o qualcosa del genere.

Mh.

Oltre a Fabrizio, anche Barbara ha aperto due blog.

...ciò mi fa riflettere.

[WARNING: livelli di demenza copiona oltre le misure di sicurezza!!!!]

Essì, perchè se io... via, due blog son belli, son rappresentativi... e poi ognuno te lo sistemi come ti va...insieme con email e msn sono una specie di miniuniverso giuliesco in rete.

...ma poi, come accidenti lo chiamo?

[i dilemmi del secondo figlio nella coppia sposata Giulio Iovine e Giulio Iovine.]

venerdì 6 giugno 2008

E' tutto qui.

Descrivendo Sir Walter Elliott, una scrittrice da me molto amata nota che sfogliando certi libri, questo personaggio "(...) found occupation for an idle hour, and consolation in a distressed one (...)". La lettura di Sir Walter, persona semplice, un po' vanitosa, assai meschina, ma tutto sommato normale, ha le sue uniche motivazioni nel trovare qualcosa da fare quando non sa che fare - perchè non ha del tempo libero - e nel distrarsi dalle tristezze della sua esistenza. Il ruolo dell'arte nella sua vita è questo.

...E se fosse tutto qui?

...Ma d'altro canto, cosa pretendo, io, quando scrivo? Come posso parlare a tante persone? Qual è il linguaggio da usare perchè mi prestino attenzione? Inevitabilmente questo: fornire loro "occupation for an idle hour, and consolation in a distressed one". Ovviamente, considerata la mia scrupolosità, fornire loro roba buona e non banale.

Inutile difendersi con la presunzione che l'arte è cosa per pochi fruitori eletti. Scempiaggini. E' nata per tutti e per tutti deve restare, o non avrebbe più ragion d'essere. E' un bisogno radicato: la persona che accende la televisione e guarda una boiata sta in effetti cercando arte: cioè qualcosa che la tenga occupata, che la distragga, che la stimoli e la diverta. Poco importa cosa effettivamente le viene dato: ovvio che non ha voglia, il più delle volte, di sforzarsi di capire e preferisce avere subito sul piatto qualcosa di comprensibile. E chi fa intrattenimento punta al ribasso. Ma se uno fa tanto di fornire a questa gente dell'arte comprensibile e nel contempo di fattura preziosa e profonda per contenuti, ebbene, questo tizio trionferà sulle stupidaggini che lo circondano. E non solo nel delirio quotidiano, ma nella memoria del futuro.
Si è detto che l'arte è pericolosa perchè fa pensare. Può darsi: dubito però che possa colmare l'abisso tra il pensare e l'agire di conseguenza, abisso che in genere i fruitori non coprono mai. Non è pericolosa come della buona informazione mirata, ad esempio. E' costosa, pretende tempo e denaro, e questo è un buon motivo per farne il meno possibile. L'artista non è sempre un maudit sbavante; spesso è amabile, salottiero, di sentimenti caldi e di forte morale, e vive una vita povera di avvenimenti e quasi banale, o addirittura integrato nella sua struttura statale - che sa però criticare quando deve: non è un servo. Questo non gli impedisce di sfornare capolavori, e dunque l'arte può tranquillamente essere fatta senza sentirsi dei perseguitati. Se non si sa fornire "occupation for an idle hour, and consolation in a distressed one", se non le si fornisce bene - cioè con dei contenuti importanti e una forma sudata e lavorata - se non si comunica niente a chi guarda, inutile sentirsi degli incompresi. Il primo dovere è comunicare bene, senza banalità, senza stereotipi, ma rompendosi la testa su ogni minimo particolare affinchè il messaggio arrivi al massimo della sua potenza, e lo spettatore sia portato quasi per automatismo alle conclusioni - o ai problemi - che gli si volevano mettere davanti.

mercoledì 4 giugno 2008

Ronf


Dimenticavo che apparentemente i filosofi adorano svegliarsi alle 7 del mattino. Io, no.

martedì 3 giugno 2008

Gòmbola


In mezzo alla foresta, risalendo la collina, ho dato il braccio a Paola, che non vede dalla nascita. Era dal suo seminario su Kant che tentavo di parlarle. Non semplicemente conversare... desideravo la sua confidenza. Volevo sentirla parlare - ecco. Mi ha parlato di tante cose, della sua bambina, dei suoi studi, di sè. Io le reggevo il braccio e c'insudiciavamo di sudore a vicenda, ma non me ne accorgevo. Il fiato a un certo punto è mancato, ma neanche tanto a lungo. E poi, sul terreno piano, era praticamente lei che mi trainava - essendo, nella vita e nella filosofia, un trattore.

Durante il weekend a Gòmbola ho imparato come Aristotele dimostri che il valore di verità degli enunciati singolari contingenti al futuro non sia determinabile / decidibile come negli altri enunciati contingenti e non; ho scoperto la differenza tra vino amabile e vino secco e il professor Cavini ha concordato con me che sul riso al burro ci vuole il pepe. Ho cantato un paio di duetti con Paola, rischiato di offendere Carlotta e Giulia con pericolosissimi discorsi d'età apparente ed età reale, e forse rimediato inventandomi la storia della piccola Charlotte che attraversa il bosco per consegnare alla nonna la tesi di dottorato. Ho inoltre socializzato con un paio di asinelli. La dottoressa Teresa mi ha raccontato dei vecchi coloni portoghesi in Angola e dei corsi di medicina di guerra in Israele, e di quel tale che mandava i suoi due figli sempre su due autobus diversi, perchè gliene tornasse a casa almeno uno. Andrea ha ritrovato il suo mondo bambino sulla riva del torrente e, oltre a citare l'Armata Brancaleone di continuo ("...transea lo cavalcone! isso è forte, isso è saldo...!") ci ha minacciato per un'oretta o giù di lì con un bastone laser. Davide non voleva passare la notte in una camerata da dieci e forse per questo ha passeggiato lungo il fianco del colle, al buio, per tutta la notte. salvo poi acquattarsi in Pier Ugo, la sua BMW, a scrutare l'alba. E poi dicono che io sono strano.


E' stato un weekend sereno. Non so dire nulla di più esaustivo - e d'altro canto questa parola contiene mille cose. Let's stay in touch, come dice Andrea.