venerdì 31 ottobre 2008

Ih ih

KIA  ...e aggiornate un po' i vostri blog!!! che io non so cosa spiarmi!!
GIULIO ...Io aggiorno sempre...
KIA  Si, ma io VOGLIO GOSSIP!! PETTEGOLEZZI!! COSE FUTILI!! VOGLIO LEGGERE LEGGEREZZE!! Non vedere le foto dei dinosauri!!!

[eh, così è la vita. Ne approfitto per cambiare poesia]

Il vezzoso terremoto
Con l'amabile suo moto
Va ingoiando le città;

Ed il fulmine giulivo
Non lasciando un uomo vivo
Va scherzando in qua e in là.

Tommaso Crudeli.

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PENSIERI DI UNA NOTTE TRANQUILLA

Bagliori e chiar di luna, lì, davanti al mio letto;
C'è forse della brina, al suolo o sul terreno?
Se alzo la mia testa, guardo il chiaro di luna;
E, se l'abbasso, penso al villaggio natìo.

Li-Po

Mattino


[gli altri blogghers pubblicano foto della loro vita. Io della mia vita ho questo]

DOLLOOOOREEEE

"Nessuna delle invenzioni importanti della rivoluzione industriale inglese richiese basi scientifiche diverse da quelle già esistenti nell'impero romano. Persino la caldaia a vapore era nota, ma non se ne apprezzava l'utilità pratica, e - come la polvere da sparo in Cina - veniva impiegata solo per attività ludiche."

Vera Zamagni, Dalla rivoluzione industriale all'integrazione europea - Breve storia economica dell'Europa contemporanea (Bologna, il Mulino) - cap. I, 3 - pag. 24

...

...BUAAAAAAAAAAAAAAAAH!

...PERCHE'? Adesso sareste VIVI!!

[sigh sigh sob sniff]

mercoledì 29 ottobre 2008

Piccolo Requiem

(scena: l'oltremondo dei musicisti. La solita villetta con immenso giardino sul dorso di una collina. Passeggiano lungo un vigneto Mozart, Salieri, Beethoven e Schubert)

MOZART (gioviale) Hai visto, Antonio? Hanno trovato il tuo Piccolo Requiem proprio dove quel tuo amico l'aveva ficcato, nella sua biblioteca privata.
BEETHOVEN (cupamente) Quando Franz l'ha diretto alla vostra morte, maestro, mi ha dato un dolore immenso esser completamente sordo. Però, che gente il vostro amico. Pensate se l'avesse pubblicato.
SCHUBERT (con ansia) Quando gliel'ho dato, m'ha detto che se ne sarebbe occupato. Era un amico del maestro. Non potevo immaginare che...
BEETHOVEN  Si, certo. Nessuno sta incolpando nessuno.
MOZART  Non ti vedo contento, Antonio.
SALIERI (sbuffando) Ma contento di che, Wolfgang? Ormai il danno è fatto.
MOZART (pacca sulla spalla) Ma va là. Ora registreranno questo Piccolo Requiem e capiranno che fu il tuo colpo di genio, e saranno contenti di poterti riabilitare un tantino.
SALIERI (risatina) Wolfgang, la gente ha creduto per anni che io ti avessi fatto fuori.
MOZART  Ma ora cambiano idea.
SCHUBERT  Portate pazienza, maestro.
BEETHOVEN  Come vi è venuto in mente di scrivere un Requiem?
SALIERI (spallucce) Mah, sai. Coi tempi che correvano. Vedevo i miei allievi diventare qualcosa di terrificante. Pensa solo a te, e all'epoca non conoscevo ancora Franz. Sentivo che la musica che componevo non era più la stessa, era sciapa, era troppo indietro. I tempi erano troppo diversi, ed io non sapevo come fare a capirli. Poi una sera ho sentito la tua Quinta, e allora ho capito che il mio tempo era morto. Mi è girata malissimo e sono corso a casa a comporre il Piccolo Requiem. Del resto, lo sapete che volevo che si suonasse alla mia morte.
SCHUBERT  E così fu.

(una folata di vento scompiglia i tre strati di capigliatura di Beethoven e porta via la parrucca a Mozart. Schubert si sistema gli occhiali e Salieri si mette nel taschino la medaglia dell'Imperatore. Ormai è sera.)

martedì 28 ottobre 2008

Nooooo


...il Comunale è nei guai. Cancella due spettacoli, vende il Manzoni (!!!) e un paio di immobili.

Vendere il Manzoni.

Magari farci appartamenti. Una salumeria. Un troiaio.

Mo' avete esagerato. Cioè, non che c'entri con la Gelmini, ma è l'ultimo tassello dello sfacelo di tagli e riduzioni che da troppe settimane sto cercando di ignorare. Giovedì vado alla manifestazione e mi incazzo a dovere. Anzi, sono già abbastanza incazzato.

No, in realtà sono francamente ferito. Sono stato rifiutato: è umiliante. E' come se il tuo paese non ti volesse tra i piedi. Tutte le professioni in cui potrei eventualmente sboccare, tutte le cose che mi interessano e nelle quali mi riconosco, sono state tagliate e censurate come un danno per il paese. Come se fosse per gente come me che l'Italia è andata in malora. Io amo la mia casa, ma la mia casa mi sta vomitando fuori. E con me infiniti altri. Siamo zavorra, peso morto, quello che facciamo è evanescente, non si vede come possiamo collaborare davvero alle cose, siamo eterni mantenuti.

No, questo è un'orribile semplificazione, e io contro questo mi ribello. Non mi farò buttare fuori di qui finché non sarà assolutamente necessario.

Questione di tempo, presumo.

venerdì 24 ottobre 2008

Dopo la Pinotti, adesso anche Monty

La Montanari, che insegna Grammatica Greca, ci ha intrattenuti un'oretta scarsa sul fatto che l'occupazione è un diritto, che le università sono luoghi pubblici fatti apposta per esprimere l'opinione del popolo e degli studenti, che la mercificazione della cultura è un portato detestabile del governo attuale e via dicendo. Ha anche detto che se avessimo voluto andare a manifestare lei avrebbe capito. In sottofondo al discorso m'è parso di sentire Fischia il vento, così, in sordina.

Sinfo (3)


Di Ludwig Van Beethoven (1770 - 1827) cosa si può dire, se non che è un'icona? E tanto basti. Gli Dei non verranno offesi da noi con riduttive e blasfeme descrizioni. Nel metter mano al testo di Goethe, Egmont, il Dio dev'essersi sentito fremere per gli ideali di libertà che il testo lasciava grondare. Lo sentiamo nella musica solenne, intensa, grave, con questi archi che mimano un passo lento e profondo, pausa dopo pausa - e l'oboe che col fagotto intreccia un romantico canto di desolazione - fino all'esplodere della libertà, della gioia, del fortissimo. Veneriamo il Dio, veneriamo la Ouverture op. 84 Egmont.


Le date di Sergej Prokof'ev (1891 - 1953) e la conterraneità con Stravinskij ce lo fanno sospettare una belva dodecafonica ed iconoclasta - e Prokof'ev fu questo, per buona parte della sua esistenza. Se non che, in un turbolento - se lo vediamo dal punto di vista russo - 1917, la sua Sinfonia n. 1 in Re maggiore "Classica" è un dichiarato omaggio a Haydn e al neoclassicismo. Lo vediamo subito: temi, un fiorire di temi dolci, allegri, carezzevoli, pimpanti; esplosione finale come da programma; lentezze melodiche non eccessive nei tempi centrali, e una baldanzosa gavotta. Certo, non è imitazione inerte: qui e lì si avverte una sensibilità inevitabilmente novecentesca - nei languori degli archi, in certe note alte dei violini, in quel fiorire di temi quasi eccessivo, quell'atmosfera dei fiati che non ha nulla dell'allegria da salotto del Settecento, ma ha piuttosto dell'allegria da bar. E per finire la brevità del pezzo, che vive di questa breve luce neoclassica. E' udibile, ma non superficiale; moderna, ma non ostica.


Molte sono le leggende che avvolgono la nascita delle Variations on an original theme op. 36 (Enigma Variations) in quel fosco 1899. Edward Elgar (1857 - 1934), che insieme ad Henry Purcell è in due parole la musica inglese, compose 13 variazioni su un tema originale, detto "Enigma" perché a tutta prima non lo si riconosce - ma a quanto pare corre per tutta l'opera. In realtà, per ammissione dello stesso Elgar - musicista pieno di tardoromanticismo, dvorakianissimo nell'orchestrazione, umbratile e dolente, purtuttavia con una vita abbastanza tranquilla - ogni variazione si rifà al carattere di un suo amico o parente. Una variazione rappresenta la moglie (quella finale, intensissima); un'altra l'amico più caro; una terza fa giustizia al temperamento burrascoso e inquieto di un conoscente. Osserviamo la compattezza, il lirismo notturno, la magniloquenza mai buttata via di queste tredici variazioni; osserviamone il balzare dalle note prolungate degli archi ai colpi secchi dei tamburi, dal velo sonoro dei violini fiancheggiato dal crepitare in pianissimo del tamburo al fortissimo finale, tutto legato, tutto strascinato, possente, sfondante.

mercoledì 22 ottobre 2008

Il punto (2)

Ebbene, altre tre proposte sono state visionate. Il risultato:
1. Hirin film. Produzione di spettacoli e video per RAI e altre emittenti. E' rappresentata da un quarantenne sereno e dai modi franchi. Vorrebbe che io stessi lì un anno, a bottega e agli ordini, di modo da imparare il mestiere e poi andarmene per conto mio. Mi racconta di un musical per bambini che scrive e porta in giro via filmato e via teatri per tutta la regione. Dice che se voglio intraprendere il mestiere e ci so fare, potrò vivere tranquillamente e senza problemi. Alla mia domanda: "Ma il successo?" Lui mi risponde: "Ma io non ho alcun successo. Faccio quello che mi piace, e mi dà da vivere. Lei non dovrebbe essere ossessionato dal successo, signor Iovine; si ritenga felice se fa quello che le va e ottiene un riscontro positivo da coloro cui lo destina. Di questo musical ho composto le musiche e scritto i testi perché mi divertiva; i bambini hanno riso e sono stati contenti, e così i genitori. A me non serve altro." Sprofondo e mi congedo.
2. Gedit edizioni. Una società di intermediazione. Ogni tanto impagina roba sua (edita una rivista di problemi giuridici), il più delle volte ordina libri e riviste per conto di enti universitari o clienti singoli. Spedisce roba, ne consegna altra. Imparerei quello che si fa di solito in una casa editrice. Non sembra male. Ho paura che diventi una palla, ma è potabile, perché mi insegna un mestiere.
3. Harris. Fiiiico. Ricerca storica connessa all'attualità (ad esempio: cercare e pubblicare documenti sulle guerre a Cuba nel 900). Lettura di fonti, creazione di articoli per una rivista specializzata - e sarei coinvolto pure io in tutto questo. Quella casa in via Lidice è un sogno. Piena di libri. Il sovrintendente è un archeologo. Moltomolto potabile.

martedì 21 ottobre 2008

Indifferenze

Stamattina, dopo lezione, la Pinotti - con una mossa che non le sospettavo e che me l'ha insimpatichita parecchio - ha deposto la fotocopia del vaso di Dueno e ci ha detto due parole sulle conseguenze della riforma Gelmini e sullo stato attuale dell'università italiana. Tra le altre cose, è risuonato il sinistro avviso: "Ragazzi, non siate indifferenti su questa questione. Ne va anche del vostro futuro." E qui, puntualissima, la mandibola mi è scesa a terra di schianto.

Ogni conflitto ha due o più contendenti, perlopiù contrapposti. Praticamente in tutti i conflitti di cui sono stato testimone nella mia vita - o che mi hanno riguardato come contendente - c'erano due idee di fondo dietro. Che io mi schierassi o meno, la mia reazione più intima è sempre stata la stessa. In ognuno dei due schieramenti c'erano regioni di imbecillità e parzialità con le quali non riuscivo a trovarmi d'accordo del tutto. Consideriamo il caso attuale. La malafede, l'ipocrisia, la volgarità emanate dall'establishment sono odiose, ma l'allegria cazzona dei contro mi innervosisce senza rimedio.

Qualcuno mi ha detto che penso troppo. E' vero. Sono una persona lenta a pensare, che perlopiù sta ferma, che non può fare a meno di considerare tutte le questioni che incontra sotto il maggior numero di profili possibili. Questo, se mi dà il vantaggio - talvolta - di andare oltre una data visione, mi impedisce quasi del tutto di decidere. Io, quando decido, cerco di farlo a cuor leggero, cioè con il minor numero possibile di rimpianti. Se davanti ad una scelta so che qualsiasi decisione io prenda avrò un grande numero di rimpianti e sensi di colpa, improvvisamente la scelta diventa difficile ed amara.

Sappiamo quali sono le scelte da fare, in questo frangente. Pro o contro le manovre del governo attuale. Scelta sana e determinante per la propria personalità: il giorno che diventassi amorfo, apolitico, inesistente, indifferente avrò vergogna di me stesso. Epperò la questione è talmente complicata. Si, va bene, questa riforma mi pare priva di costrutto, nel senso che colpisce a vuoto e non risolve i problemi - cioè: toglie denaro, ma non screma il personale eccessivo e incapace, che è uno dei grandissimi problemi dell'uni; col risultato che, senza denaro, cacceranno i giovani e terranno i vecchi - ma manifestare, occupare, sventolare bandiere io non ci riesco. Confesso la mia impotenza. Non mi piace troppa gente tutta insieme, i rumori forti, il puzzo di fumo. Mi confondo, sono timido. La musica suonata in quelle occasioni non mi dice niente e non mi esalta. Tutto improvvisamente diventa un gioco e a me sembra di perdere tempo - nel senso che tutti sono lì per uno scopo, e sanno quello che fanno, e sono nel giusto - e io no. Ma schierarsi nei crumiri?... No, santo cielo... Perché poi si dica che sono indifferente? Non posso permetterlo, non è vero. Mettermi con l'ordine, la repressione, l'obbedienza no. Non è ammissibile. Quando sento i coretti sulle molotov contro i poliziotti mi viene rabbia - sono quegli stessi individui che potrebbero un giorno salvarmi la vita - ma quando sento dire che l'occupazione è illegale mi viene ugualmente rabbia, perché non è vero - e non si cambia il sistema obbedendo beghinamente alla lettera della legge. Però l'immagine dell'occupante fumato che suona la batteria mi pare tremendamente ridicola. 

Insomma, entrambe le parti hanno delle magagne che vedo e che mi impediscono di aderire senza riserve e completamente (e solo così si fanno veramente le cose, si è politici e si è rivoluzionari) ad una delle due parti, e mi condannano a restare a guardare. Non ho fede, non ho illusioni - sono un solitario. Dovunque mi metta, stono. Sono straniero ovunque - per citare uno spirito poco politico e molto individualista. E la storia mi condanna alla colpa più nera: essere stato tiepido, essere stato spento ed indifferente.

domenica 19 ottobre 2008

LAK


Oh, figo. In pratica una volta dicevamo tutti 'lago' allo stesso modo. LAK. Suona pure bene. LAK. Quando eravamo in quelle pianurazze gelide e fetenti e sognavamo le pinete mediterranee, e non sapevamo cos'era il mare, e Martina domava i buoi selvaggi prendendoli a pugni. Quando eravamo indoeuropei. LAK. Sissì.

Red Death


Non vide gli scheletri che spuntavano tra le rocce; non si accorse delle lunghe vertebre, delle scapole, dei femori che un tempo avevano retto zampe come le sue, colli come il suo - non riconobbe nelle orbite vuote dei crani le tracce dell'occhio dei suoi fratelli e sorelle. E andò avanti, addentrandosi nella stretta gola, seguito da quei due o tre suoi simili, magri da fare spavento, che erano scampati alla febbre ed alla siccità. Andarono, il collo troppo pesante e il passo instabile, verso altri scheletri ed altre rocce, in quell'inizio di serata scarlatta, mentre il sole moriva di emorragia. Il sauropode che era avanti non pensava a nulla; avanzava. E tese il collo, portò la testa verso i cactus e i relitti di felci delle pareti, per spiarne la consistenza. Non vide che ad un certo punto la roccia da grigia diventava rossa, che si muoveva, che aveva due occhi gialli - la demenza della morte era con loro, e il carnosauro si sporse come se niente fosse sul confine tra roccia e cielo, tra grigio e rosso, sibilando. La testa appuntita incontrò l'altra testa, piccola, infossata. Dietro al sauropode aprifila, un altro guardò, capì, stirò il collo, aprì la bocca, e ne uscì un grido troppo debole. Il carnosauro ruggì e rimase al suo posto, artigliando la parete di pietra con le unghie disperate della sua fame. Era anche lui magro, ma era grande - era vecchio, forse. I tre sauropodi si bloccarono e guardarono le fessure gialle senza pupilla, e gridarono. L'avversario guardò nei loro occhi, troppo tondi per quelle orbite ossute, e non permise loro nulla. Lo videro emergere dall'anfratto dove assassinava le sue prede e sè stesso, lo sentirono che li guardava, e non capirono a che pensava, non capirono nulla, se non il rosso ardente della sua pelle, e la scarna lunghezza del suo passo.


[un grande ritorno. Questa roba mi danna l'anima]

CD scontati

In questi giorni mi sono comprato: le Sonate per Violoncello op. 5 di Francesco Geminiani, 4 euro; i Concerti per Tromba di Giuseppe Torelli, due CD, 8 euro; la Locandiera di Antonio Salieri, due CD, 19 euro.

...dimenticavo: anche la felicità.

sabato 18 ottobre 2008

Sinfo (2)


Per un momento, scordiamoci l'astioso russo emigrato che colpiva il bicchiere con la forchetta nei ristoranti per avere attenzione, o che componeva per espresso desiderio di mandare il pubblico "a quel paese". Stavolta Igor' Stravinskij (1882 - 1971) si è lasciato prendere la mano dai suoi padri - da Caikovskij, e dai suoi temi fiabeschi. Le baisier de la fée si apre con la Ninna - nanna nella tempesta, dove l'oboe - mamma, prima dolce e solitario, lotta con angoscia sempre maggiore contro il minaccioso tremolare degli archi; è durante la tempesta che la fata dà il primo bacio al neonato, preannunciando la futura separazione dalla madre. Una festa al villaggio è un pulsare di contrabbassi e fagotti, in una robusta danza popolare. Via via proseguendo, in Al mulino. Apparizione della fata l'orchestra si sprofonda in tratti angosciosi, tragici, freddi; avvertiamo sì una serenità nelle Dimore eterne che la fata fa vedere al bambino ormai cresciuto, dove lo terrà con sè per sempre; ma questa serenità non può fare a meno di esprimere una sotterranea malinconia, ed il dolore di queste dimore eterne cui la fata ha condannato il suo amato; una regione calma e cullata dagli oboi, ma inevitabilmente la morte. Stravinskij non si fa prendere dal sentimento: quando descrive, lo fa con un distacco supremo, quasi indifferente alla disgrazia che evoca quella sua musica arrogante, mostruosa, moderna.



Di Sergej Rachmaninov (1873 - 1943) s'è detto molto, e non tutto positivo. Lo si è accusato - e a quanto pare non sempre a torto - di voler essere romantico a tutti i costi, e di cercare la commozione fino alla forzatura. Ma contro il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Re minore op. 30, chiamato affettuosamente Rach 3, non s'è potuto dire nulla. Il pianoforte è il padrone della situazione: impone le sue melodie struggenti, malinconiche, sognanti all'orchestra, che si pianta ogni due per tre per seguirlo, coccolarlo, fargli eco, attendere con intensità mentre il solista si spacca le mani con una partitura per definizione impossibile. E' romanticismo? Si, ed in effetti è un po' in ritardo. Ma il Nostro non è sordo al Novecento che avanza, ed il suo canto ha la dignità di un canto solitario in mezzo al nuovo che avanza, ma sempre fresco, sempre personale. L'orchestra si agita, trema, deborda in fortissimi, orla le semibiscrome ribattute del pianoforte. L'emozione ha ancora una voce, anche se un po' fuori tempo.

venerdì 17 ottobre 2008

Cibo e musica


Sto ascoltando Il marito giocatore e la moglie bacchettona, ma non è come la prima volta. La prima volta ero a fianco dell'Ila sul lettone a mangiare gramigna e salsiccia, e olive ascolane fritte. Ogni volta che risento 'sto intermezzo, mi torna in bocca il sapore di pasta e salsiccia, e Orlandini, per quanto brillante, perde qualcosa senza quel cibo - che formò l'irripetibile piacere di quel momento.

Così, meditavo.

mercoledì 15 ottobre 2008

Du' palleee!...

Di regola, prima di andare al lavoro, mia madre entra in camera mia convinta di essere silenziosa. E' bello che uno conservi delle convinzioni, nella vita, eh. Mi sveglia, inevitabilmente. Cerco di sottrarmi all'inesorabile rimanendo immobile. Sento che scartabella sulla mia scrivania. Apre la mia agenda. Dice ad alta voce i miei impegni. Dopodiché la prende, la porta a babbo e la commenta davanti a lui - che presumibilmente, a quell'ora, pensa: "Che bello! Nel sogno c'è anche mia moglie!" Io sborbotto senza farmi sentire. Tu guarda se è il modo di farsi i cazzacci miei. Tra l'altro, mi ha strappato al mio sonno - del quale ogni secondo è dannatamente necessario - almeno un'ora e mezza prima della sua naturale conclusione. Growl. Sicché ieri notte ho avuto l'illuminazione: ho scritto su un foglio la seguente frase: "Mamma, non ficcanasare nella mia agenda. Mi svegli sempre!" - quest'ultimo motivo addotto ben sapendo che la minima allusione al fastidio provocato dalle sue piccole intromissioni sarebbe stato accompagnato da proteste vibratissime. E dunque, volendosi parare il. Stamattina, lei è entrata, ha preso il foglio, si è cacciata a ridere, è andata di là dicendo: "Roobeeertoooo! Guarda cos'ha scritto Giuglino! Ah ah ah ah ah! Che simpatico!" Dopodiché è rientrata in camera e mi ha riaperto l'agenda.

Apparentemente, non vengo preso sul serio.

lunedì 13 ottobre 2008

eh.

[dopo aver letto due mie commediucce al vetriolo]

MARIA  Giulione, il tuo rapporto con le religioni monoteistiche rivelate è ...come dire... un po' problematico.

...ma dai.

domenica 12 ottobre 2008

Sul 90

Ho visto una scena bellissima, oggi, sul 90. Due bimbi, un lui e una lei - lei un po' pienotta, biondina, occhiali rosa, pantaloni rosa e zainetto Barbie, lui magrolino, testa piccola e giubbino verde militare - che dormivano, evidentemente stanchi dopo aver fatto impallidire il demonio per lo spavento in qualche parco giochi o similari, testa contro testa - lui sulla spalla di lei, lei sulla testa di lui - con le manine abbandonate sulle gambe in tuta. Come sassi. Li ho coccolati con lo sguardo per un quarto d'ora, finché il babbo o chi per lui non li ha svegliati; e loro si sono guardati con aria deliziosamente tonta in giro per cinque o sei minuti, prima di tornare nel mondo.

[c'è un motivo, se un po' tutti quelli che conosco mi chiamano Giulione]

venerdì 10 ottobre 2008

Sinfo (1)


Anton Bruckner (1824 - 1896) un bel giorno piantò l'organetto di campagna nel suo paesello austriaco e andò a Vienna a venerare Wagner. Ma non smise di farsi un segno di croce all'ora - in media. Il suo Salmo in Do maggiore n. 150 è, nel suo fervore, chiassone e strombazzante - non conosce intimità, è un proclama da piazza. Sono abbastanza sicuro che i soprani siano, al momento, rauchi. Bruckner gl'impone gorgheggi e fortissimi che fanno spavento. Il salmo, intonato con un colpo iniziale, deve aver fatto venire a Dio un accidente. Con la Sinfonia n. 7 in Mi maggiore siamo su un altro terreno. C'è un po' di tutto: c'è Schubert, c'è Mahler, mi sa che c'è pure un po' di Verdi, c'è qualche progressioncina cromatica e un paio di cellule ritmiche riesumate dal 700. Il tutto è innervato da una frotta di temi accorati, fervidi, sentimentalissimi - mai stentorei, mai ironici. Lunghi, sicuri crescendo portano da un umilissimo arieggiare iniziale in pppppp fino alle imponenti frustate coi corni e i violoncelli. Rimaniamo a bocca aperta quando prolunga il movimento centrale per mezz'ora, quando lo chiude con le stesse cupissime note dell'inizio. E noi vediamo questo maestro di scuola austriaco fare olocausto dei propri affetti all'onnipotente.
A volte, quando la notte avanza, vorrei davvero vivere nei mondi che creo. Non li creerei così belli, se non sperassi di finirci, un giorno. Non è che in quei luoghi tutto vada bene. Ma lì anche le peggiori angosce, i dolori, le inadeguatezze, hanno un senso, possono essere vissute fino in fondo con un profondo godimento, anche nella maggiore disgrazia, perché sono pienamente vissute - io lì le posso vivere - posso essere un elemento della mia vita. Cos'è in fondo la realtà? Un casuale agglomerato di delusioni e trionfi? Probabilmente. E com'è che mi risulta, a volte, così insopportabile?... Perché questa impotenza disperata?... Perché?

[laura...]

giovedì 9 ottobre 2008

Trilemmi

Il professor W., alias Quell'Uomo, alias il mio correlatore (gulp), ha inviato a due pezzi grossi del ramo filologofilosofico la mia proposta di una tesi. Ne sono uscite fuori una sberla di 3 alternative che esito a definire ovvie.

"Penso che sia opportuno orientarsi su testi che lo studente possa leggere in edizioni moderne e agevoli da consultare. Sarebbe per esempio il caso del PHerc. 1251 che contiene un testo etico attribuibile a Filodemo di Gadara, per cui l'edizione di riferimento è G. Indelli - Voula Tsouna, Philodemus, On choices and avoidances, La Scuola di Epicuro, vol. 15, Napoli 1995 (la traduzione del testo greco è anche in italiano). Un altro testo potrebbe essere il PHerc. 1055, un libro di Demetrio Lacone di argomento teologico. L'edizione è di M. Santoro, Demetrio Lacone, La forma del dio, La Scuola di Epicuro, vol. 17, Napoli 2000."

Così dice la prima campana. La seconda è inglese, e dice:

"Does he want to work in Naples and learn papyrology, or to base his thesis primarily on a published edition? If the former, he will need to talk to Francesca Longo A. (quella che ha scritto la prima mail, n.d.A.) about what is available, i.e. not being studied by someone else at present, since I'm fairly sure that their usual policy is not to make the same papyrus available to two people at the same time. If the latter, the papyrus I suggest is the anonymous (but probably by Philodemus) treatise on the senses, PHerc 19/698. It was edited by Annick Monet in Cronache Ercolanesi 10 or 15 years ago, but I'm sure there's lots more to be said about it. Even if he wants to do the papyrology himself, there might be scope for revisiting that same papyrus, especially as the technology for reading Herculaneum papyri has now improved."

...Dio del cielo, mandami un fulmine chiarificatore.

mercoledì 8 ottobre 2008

shama'u u shadu


ovvero, in accadico, il cielo e le montagne. Un giorno, facendosi largo tra cadaveri, carri rovesciati, lance spezzate, un re risalì la fiancata di un crepaccio all'imbocco di una valle, facendo cenno ai suoi generali che se ne stessero per i fatti loro. E camminò, con l'elmo tra le braccia, come un neonato. Forse tutto aveva un senso. Il centro, la periferia - il bordo. La tribù che avevano sconfitto non sapeva neppure parlare. Non conoscevano nessuno. Dovevano essere alla fine del mondo. E di là dal costone di roccia, lo strapiombo si sarebbe aperto con uno sbadiglio negli spazi eterni. Il sole, col suo volto indagatore, calando dall'altra parte della terra, si sarebbe voltato e l'avrebbe guardato con dispetto. Tutto finiva lì.

Ma quando risalì e si sporse sul precipizio, vide una piana di polvere ed erba, e montagne di cedro e bosso, e il cielo profondo che fuggiva giù dall'orizzonte. Nulla finiva - nulla. Oltre le montagne lampeggiava un blu piatto e remoto. Nel vortice di nubi che si innalzava sopra di lui, il re fissò gli occhi stremati, e vide il dio - il dio, che danzando nascosto dietro una nube, col mantello bianchiccio sfilacciato, gli sorrideva, lo derideva, e saltando tornava nell'Essere. L'impero non sarebbe mai arrivato alla fine del mondo. Fulminato dal dio, il re fuggì, e andò a morire combattendo contro un'altra oscura tribù su un altopiano maledetto, troppo distante.

KITHAIRON! KITHAIRON!

Tutti, stanotte, saliremo sul monte, tra le nebbie. Prima dell'alba risaliremo il crinale in mezzo alla foresta. Forse fra i tronchi un dio correrà con noi. Forse la sua risata annienterà chi si ferma a guardare quelle forme snelle che ci accompagnano. Il fulmine cadde in questa radura sfiancata e giallastra - ma quanto tempo fa? Qui, qui corrono le cagne della follia, qui le mènadi furibonde e serene allattano i cerbiatti e i lupacchiotti, qui una madre ha divorato vivo il proprio figlio. Il dio sorride sulla cima del monte, e si nasconde in un balenìo di luce. Figurette di cristallo suonano gli aulòi e ci spingono sempre più acremente, urlando, verso il monte - verso il monte - il Citerone, montagna maledetta, rocce che avete ombreggiato bambini abbandonati, puerpere in fuga, donne che insieme come un esercito di volanti facevano sgorgare latte, miele, vino dalle fessure tra le radici. Il nulla - il nulla è qui, l'Essere. Qui è nato il mondo, dalla distruzione del figlio del dio - qui il figlio del dio è rinato dopo essere stato fatto a pezzi, e rinasce con lui il cosmo. Feconderemo di sangue i campi, o la terra non darà nulla. Kithairon, Kithairon!, o baratro, o abisso, suona e trema percosso dai piedi assassini delle mènadi, vibra mentre di nuovo, anno dopo anno, il mondo muore e rinasce - sulla tua vetta si ritorna al dio - sulla tua vetta inaccessibile torniamo con gioia frenetica all'abbraccio dell'eterno essere.



"Su in alto, lungo la pendice del monte, conducevo al pascolo le mandrie dei miei buoi, quando il sole emette i suoi raggi e riscalda la terra; e allora vedo tre tìasi di cori femminili: di uno era a capo Autònoe, del secondo tua madre Agaue, del terzo coro Ino. Dormivano tutte, coi corpi allentati: alcune avevano appoggiato la schiena alla chioma di un abete, altre tra il fogliame di quercia avevano reclinato la testa giù a terra, come capitava. E tua madre levatasi in mezzo alle baccanti lanciò il grido perché scuotessero il corpo dal sonno. E allora quelle rimossero dagli occhi il sonno profondo, e balzarono ritte in piedi, giovani, vecchie, vergini ancora ignare del giogo. E per prima cosa lasciarono andare sulle spalle le chiome e si ricomposero le nèbridi, quelle a cui si fossero sciolti i vincoli dai nodi, e cinsero le punteggiate pelli con serpenti che leccavano loro le guance. Altre tenevano con le braccia chi un capriolo e chi cuccioli selvatici di lupo, e davano loro bianco latte: erano le puerpere il cui seno era ancora gonfio, che avevano abbandonato i loro bambini. E sul capo si misero ghirlande d'edera, di quercia, di smilace fiorito. Una, afferrato il tirso, lo battè sulla roccia e ne sgorgò un rugiadoso fiotto d'acqua; un'altra spinse dentro il suolo l'asta del tirso e lì il dio fece affiorare una polla di vino; quelle che sentivano desiderio della bianca bevanda, con la punta delle dita graffiavano la terra e si trovavano davanti fiotti di latte; dai tirsi adorni di edera stillavano dolci flussi di miele."

Euripide, Baccanti, 677 - 711

In rotta per la laurea


Cosa sono, io?

Apparentemente, a breve sarò un filologo classico - nella fattispecie un papirologo. Si potrebbe dire che, con i miei colleghi archeologi, storici, filosofi, antropologi, religionisti, damsiani e letterati, svolgo un'opera di interpretazione, contestualizzazione, commento, riscoperta e mantenimento di tutto quanto viene dal passato.

E inutile? Ovvio che si. Si può scantonare con un tenero corollario e dire che in fondo, l'inutilità ha diverse gradazioni, ma è universale: un medico non scaccia la morte - semmai la rimanda, e vivere a lungo non è vivere bene: un fisico non può nè evitare l'entropia nè superare la velocità della luce, e quindi siamo inchiodati qui sul nostro mondo impregnato di morte; ma non sono che cavilli per spiegare ad un pubblico sempre più imbarazzato ed indifferente cosa ci stiamo a fare noialtri qui.

La conoscenza del passato cambia il mondo? No. Semmai cambia la vita di determinate persone che per educazione e disposizione sono pronti a farsela cambiare. Io non sono felice perché leggo - che ne so - Le Mont Analogue di Daumal, ma perché i miei desideri naturali hanno un orizzonte in cui Daumal rientra - orizzonte che si è formato ben prima che io leggessi Daumal. Ma almeno, si dirà, a livello storico, i grandi cambiamenti son stati dettati da buone letture. Per carità. La rivoluzione la fa chi agisce, non chi conosce e basta; e uno, se vuole agire, lo fa comunque, anche se non ha letto granché - semmai, se legge bene, può agire meglio, ma non è detto, e soprattutto non è detto che per agire meglio debba leggere Orazio.

Vi dirò perché faccio quello che faccio. Anzitutto perché mi piace immensamente. Ma questo è irrilevante. In secondo luogo perché credo che si debba fare. Senza un perché, senza un utile - quando entra in campo l'utile il passato sparisce: l'utile sta nel presente e nel futuro. Si deve preservare il nostro passato; in questo credo, senza riserve e in fondo senza molti altri motivi se non che senza memoria non credo che potremmo vivere. Motivo contestabile, ma non posso evitare di crederci e tentare di smontarmelo è inutile. Credo inoltre che chi si dedica a questi studi debba essere retribuito in funzione del suo impegno e del suo talento, ma senza mai oltrepassare ciò che serve a farlo vivere decentemente. Guai al primo che ha posto l'equazione studi classici = parassitismo comodo e ben pagato. Noi ci accontentiamo del poco danaro che ci permette di vivere senza soffrire come bestie per sacrifici e rinunce. Tanto basta. Anche in questo io credo. E credo che il nostro lavoro, per la sua difficoltà, per la sua intrinseca selettività interna (solo pazzi o nostalgici), per il suo essere così fragile nella sua esistenza, debba meritare, se non adesione, rispetto; come qualsiasi altro lavoro.

giovedì 2 ottobre 2008

Risultati del sondaggio

SEI IN UN DOLCE PRATO ASSOLATO, COI BAMBINI FESTANTI. CHE FAI?

1) Siii, che bello, le margherite, yuhuuu! (7 voti, 22 %)

2) Penso a come conquistare il mondo. (8 voti, 25 %: THE WINNER)

3) Bella giornata una sega! Non vedi le nuvole, IDIOTA? Qui fra poco un fulmine brucia le chiappe a te e ai nanetti! (6 voti, 19 %)

4) I bambini intonano una danza tribale sul mio corpo (5 voti, 11 %)

5) Sono intimamente offeso / a da questo sondaggio  (5 voti, 11 %: ahi ahi, speravo in qualcosina in più per questa voce)

Grazie per la vs. partecipazione! Ora ho alcune consapevolezze su di voi. Non rassicuranti, ma ce le ho. Al prossimo sondaggio, pupettini!

mercoledì 1 ottobre 2008

Ecce Mat.

GIULIONE Mat, a cosa hai pensato come scopo della vita?
MAT  Non ce l'ho, per ora.
GIULIONE  Le alternative?
MAT  Mi piacerebbe essere utile grazie a quello che ho studiato, dopo l'università. Banale, ma è la verità.
GIULIONE  Bè, una biologa è utile.
MAT  Si. Ma a me piace essere utile in modo drastico!
GIULIONE  Ossignore!...
MAT  A volte penso di dedicare la mia vita a salvare gli altri. E se imparo ad usare una spada e vado in giro di notte a salvare la gente, potrei far parte di una organizzazione segreta che ha come scopo sconfiggere il male ad ogni costo!!...
GIULIONE  Mat, fumetti a parte...
MAT  ...Uff! Mi piacerebbe sul serio! E in queste missioni mi alterno con i miei colleghi; e quando loro sono impegnati nelle missioni pericolose, e salvano le persone, io vado a salvare gli animali, così la smettono di uccidere quei poveri cucciol di foca!

[...mat ^^]

La - la - laaaa... du du duuuuuu

Ho la tesi. Si chiama Laur... no, quella è la ragazza, mi sono confuso. Pardòn. Dicevo: ho la TESI. Il mio relatore è Renzo Tosi, ordinario di Letteratura Greca. Correlatori: Elena Esposito, docente di Papirologia all'Istituto Vitelli (che il mondo c'invidia) di Firenze, e Walter Cavini, di Storia della Filosofia Antica. Farò riferimento agli ultimi due, perlopiù, perché una tesi di triennale non può esser fatta in papirologia letteraria, in quanto non esiste a Bologna l'insegnamento apposito, ma può esser fatta come una tesi (nominale) in Letteratura Greca. La Esposito mi ha già appioppato un gentile librone sulla metodologia dei papiri ercolanesi. Si, sto andando a ravanare in un blocco di qualcosa come 4000 papiri e frammenti di papiri ingoiati dal Vesuvio nel 79 d.C., nella fattispecie papiri in greco che facevano parte della biblioteca privata di un cugino di Cesare. La parte greca della biblioteca è in via di scavo, quella latina ancora non è stata trovata (e secondo la Coralini, al Dipartimento di Archeologia, non verrà trovata mai, perché non c'era). Se ci fosse, avremmo un fracco di testi latini arcaici che a quell'epoca ancora non erano usciti dalla circolazione libraria. Ennio, Accio, Pacuvio, Livio Andronico, Nevio, Lucilio, Cecilio Stazio... verrà il tempo della resurrezione, forse. Ma a parte questo, ho la tesi. Un papiro filosofico di quelli ercolanesi, da definirsi (cioè Cavini ci pensa e poi me lo smolla), con una parte papirologica di lettura e approfondimento del testo, ed una strombazzantissima parte filosofica in cui m'ingarbuglierò in problematiche immani. Dice Carlotta che un buon 60 - 70 pagine ci stanno. Dominus prouidebit.

Il punto

Offerte di tirocinio esaminate: 3. Accettabili: 1. Resoconto:
1. Gruppo esperantista di Bologna; cinque o sei simpatici vecchietti con annessa minibiblioteca in esperanto che dovrò respingere con immenso dolore. Non vedo la luce suprema della mia esistenza nella diffusione dell'esperanto nel nostro travagliato mondo.
2. La Pillola; produzione ed organizzazione di mostre e spettacoli di arte contemporanea, un cubicolo dal poco gradevole odore di wc, ed argomenti che francamente non m'interessano.
3. Laminarie; produzione di eventi teatrali. Potabile! seguire spettacoli teatrali, cercare fonti scritte su argomenti teatrali, costruire pannelli di testo per mostre, e mi hanno pure proposto d'inviargli un paio dei miei lavori. Il problema è che non è un teatro di parola - così dicono; e dunque sarebbe una lieve forzatura.
Vedremo le successive.