sabato 29 novembre 2008

Delirio


(su Facebook)

GIULIO  Lalalaaa.

MARIA  Llalla, laralala.

GIULIO  Lallalalalaaaa, dudududddddduuuuuuu. Maaario?

MARIA  Si? 

GIULIO  Sei una Mary. 

MARIA  Non c'è dubbio... E tu un Giulione...

GIULIO  No. Io sono Sennacherib. 

MARIA  Ah, scusa...

GIULIO  Zozzona! 

MARIA  Addirittura?

GIULIO  Si. Troppe me ne hai combinate. 

MARIA  Tipo? 

GIULIO  Presentarti sbronza al colloquio di lavoro... ho dovuto faticare moltissimo perchè ti assumessero comunque nell'esercito persiano. 

MARIA  Aah...a quello ti riferivi! 

GIULIO Si.

MARIA  Insomma..un incidente di percorso.. Capita a tutti! 

GIULIO Si, ma non a tutti capita di sbagliare il luogo della campagna militare! Se uno dice "attacchiamo la Grecia", non mi vai DA SOLA ad attaccare i Chorasmi del Caspio su una zattera! Un po' di buon senso, Parisatide mia...

MARIA  Si...ma...insomma...ti devo fare una confessione... Mi sono perdutamente innnamorata di un generale greco... Uno spartano dal pettorale scolpito... Bellissimo.... E coraggiosissimo... Sarebbe il primo a farsi ammazzare sul campo di battaglia... Quindi: meglio i Chorasmi dei Greci! 

GIULIO  Tu vuoi dire quell'armadio a due ante di Aristomene? ...ma cos'aveva Satibarzane di Cappadocia che non ti andava? 

MARIA  Eh.... Devo proprio spiegartelo? 

GIULIO ...E' per come si comportava a tavola?

MARIA  Mmm...non esattamente... 

GIULIO ...Ma era così un buon partito... avresti avuto la tua villetta sull'altopiano di Mazaca...
Ma già, tu con gli idolatri non vuoi averci niente a che fare... Ti sei fissata con quel dio palestinese... Mah...

MARIA  Adesso non cominciamoo con la religione... E poi io me ne strafotto del buon partito!

GIULIO  Ma tesoro... sei un soldato... se non ti sistemi, che vuoi fare, prendere a lanciate i nemici dell'Impero fino a 50 anni?

MARIA  O il grande amore o la morte!! Ma eroica...sul campo di battaglia!!

GIULIO  Si, con la tua mitra azzurra intonata con gli orecchini... La vesta lunga... Urlando in aramaico "viva l'imperatore" e "il Signore è unico"

MARIA  Si!!

GIULIO  Ok, allora ti do gli appuntamenti e poi vado a pranzo:


h 15:00 Briefing pre - missione a Susa. h 16:00 Parte l'esercito sulla via regia verso Bactra. E' previsto il contatto con i Massageti per domani alle 19:00. Si attacherà battaglia dopodomani. Tu sei nella quinta divisione di fanti, vicino agli arcieri siriaci, e hai la responsabilità di due battelli fluviali fenici. Mi raccomando, niente boiate, che ci leviamo dai piedi 'sti barbari per un altro secolo...


MARIA  Fidati di me, o mio capitano!!! (Giulione, ti fa male dare certi esami secondo me... ^^ )

giovedì 27 novembre 2008

Quanti soprannomi mi hanno dato?

Vediamo... Giu, Giu-Giu, Giulino, Giuliaccio, Giulietto, Giulàio, Jules, Giovine, Giovi, Giovinastro, Giovinotto, Givòi, Givi, Giovincello, G, Buon Giulio, Vecchio Giulio, Giulione, One (pronunciato come è scritto), Huliòn, Giulionino, Iovàins, Iovinaz, Givi, Frank, Iulius, Iulio, Hulio, Stellina (Laura ^^, che perlopiù usa il mio nome intero) ...

mercoledì 26 novembre 2008

Ok, sto esagerando.

G - A proposito, Mary... ho visto le foto che hai taggato su Facebook... quelle con la Chiara e le altre ragazze... devo dire che abbronzate al tramonto sullo scoglio siete delle belle sventole!
M - Sventole? Cioè, Giulione?
G - ...Mary, non vorrei essere volgare...
M - Un sinonimo che non sia volgare?
G - ...che ne so... Sembrate dei sonetti del Marino.
M - Ok. Per te, sublimi. Va bene!...

Stupidità

Sono giunto alla conclusione che per fare un certo tipo di - diciamo - esperienza artistica - mettiamo: la scrittura, ma anche il cinema, disegnare e via così, bisogna ogni tanto essere stupidi. Cioè impratici, direte voi. No, stupidi. Bisogna non capire certe cose. E' anche così che si crea. La maggior parte della gente in genere agisce con una finalità, conosce il terreno su cui gioca, e prevede gli ostacoli. Io ne sono incapace, perché perdo tempo a vedere le cose che succedono. Lo si vedeva quando ero piccolo: nei giochi di simulazione, tutti volevano vedere una trama concatenata, un giallo, ruoli definiti, scopi: io perdevo tempo ad inventare caratteristiche dei personaggi, discorsi, concetti. Arrivavo a immaginare i personaggi che all'estremo respiro davano il senso della loro vita e poi morivano. Tutte cose che rallentavano il ritmo del gioco in maniera mostruosa - e non avevo inventato nessun intrigo, sfida, concatenazione logica che avesse divertito o stimolato gli altri bambini. Ed eravamo all'asilo. Col tempo le cose sono rimaste sempre quelle, nel senso che tutti si sono abituati al mondo e alle sue piccole carognate, mentre io rimanevo sbigottito a ogni pie' sospinto. A undici anni tutti i miei coetanei avevano capito benissimo come ragionavano le ragazze, anche a livello elementare (se la offendo mi presta attenzione, se la rispetto si annoia); io cercavo di parlarci perché non capivo per niente le loro motivazioni, e ponevo loro domande su ogni minimo comportamento, perché mi confondeva o mi scandalizzava. Ponevo domande a chiunque, ma continuavo a non capire un accidente del perché la gente facesse quello che facesse. "Ragazzi, ho parlato con M., mi sa che me la dà." diceva Francesco nei bei tredici. E io pensavo: "Ma non ha altro da fare? Che ne so, fare una passeggiata? Guardare gli alberi? Mangiare qualcosa? Che razza di noia è stare ore e ore a pensare se dàrtela o no?" Non capivo che tutto aveva una sua logica ed era già scritto che tutti si comportassero così. Non è che non provassi il desiderio, ma non capivo perché dovevo fare tutto quello che dicesse lui. Sai che palle, pensavo, più si cresce, più tutti fanno quello che fanno tutti. E onestamente avevo fastidio a gridare "viva il fascismo" a tredici anni all'uscita dei giardini, così, per dare il panico o il disgusto ai passanti. Non aveva senso, non era divertente, era troppo chiassoso. Prendiamo un problema di matematica. Esiste un metodo per risolverlo, che è rapido, sicuro, e il più logico e completo possibile. Ma una volta trovata la soluzione io non sono felice. Perché non mi sono divertito, e trovare la soluzione in maniera rapida ed efficiente mi ha tolto tutta la gioia di pensare. Pensare è perdere tempo. Con la scienza lo risparmi. Ma non è l'unico modo per stare bene. Negli scacchi fallisco perché non penso a quello che farà l'avversario, non tiro a distruggerlo prevedendo le prime duecento mosse, non gli faccio fare quello che voglio io (come disse un mio amico scacchista). Più stupidamente, mi diverto a muovere i pezzi e ad inventare nuovi modi di dare fastidio, così, come capita, e nessuno sa come finirà la partita dopo le prime tre mosse - mentre la logica del vero scacchista è talmente ferrea che la partita è già decisa all'inizio, a meno che a due mosse dalla fine il geniaccio di turno non s'inventi un matto inaspettato e spregiudicatissimo, e allora si che ci divertiamo. Oppure quelli che contano le carte da gioco mentre si gioca a briscola. Così sanno sempre esattamente quante carte hai tu, quante ce ne sono nei mazzi, e quelle che stanno per uscire. Ma santo cielo, se sono coperte sono coperte! Perché devi sforzarti di scoprirle con la mente? Perché iperprevedi ogni cosa? Non è più rilassante stare a vedere come va? ...soggettivamente parlando, eh.

Per questo dico che per fare arte bisogna essere stupidi. Non tutti gli stupidi sono senza speranza. Chi non capisce si domanda. Anche se non capisce lo stesso, proverà dolore, contraddizioni, angoscia, vuoto. E magari il desiderio di fare ordine e di capire lo metterà alla scrivania, e lì comincerà a capire anche lui. Il logico, il finalista non si diverte in un gioco che non è prevedibile. Se non può essere tutto previsto, calcolabile, vivibile al massimo di efficienza, diventa inutile e noioso. Lo stupido invece preferisce di gran lunga immergersi in un mondo dove - per una volta - è lui che decide come funzionano le cose.

lunedì 24 novembre 2008

Avviso

Questa domenica, 30 novembre, alle 18 e 30, nella chiesa di S. Antonio di Savena in via Massarenti, c'è la messa per la Benny. Chi se la sente, venga.

[sigh.]

L'inizio

Inizio del racconto Il mondo nuovo, fiaba paleontologica allegorica etc. etc.:

Entrando una mattina in un liceo del centro per un normale giorno di lavoro, la signora Malvezzi non poté fare un passo oltre l’ingresso perché vide una gigantesca bambola di pezza, con fattezze umane, trafitta da uno spuntone metallico arrugginito e appesa per il collo ad una corda legata al soffitto.

Dondolava lentamente. Dal foro provocato dallo spuntone gocciolava del sangue che aveva formato un lago qualche metro più sotto, sul pavimento. La bambola era alta forse sei metri, aveva sulla faccia due bottoni al posto degli occhi, e un gran sorriso.

“Ecco. E adesso ditemi cosa faccio.” bisbigliò fra sé e sé la Malvezzi tra irritazione e sgomento. Parlava da sola, come di consueto. Guardò di nuovo la bambola, appesa al soffitto.

“Non hai proprio niente da ridere, sai!” le ruggì contro, vibrando l’indice nodoso e artritico. Poi ebbe una contrazione delle spalle, già di per sé stesse un po’ incassate per la brutta postura. Riconobbe nei vestiti della bambola quelli di un suo alunno.

“Riboldi! Ma certo!” mugugnò. “Le inventa tutte. Adesso ha provato addirittura a morire, per sfuggire al due. Ma la vedremo, la vedremo.”

“Non sono morto” cinguettò con gravame inesorabile Riboldi, muovendo appena la testa di pezza. I bottoni brillavano, verdi.

“Ah, no?” gridò la Malvezzi. “E allora scendi e fatti torchiare per bene. Non hai voti, questo quadrimestre.”

La bambola scosse la grossa testa e ghignò con le labbra, due spessi fili di cotone sanguinolento.

“Va bene! Va bene! Fai come ti pare! Io me ne infischio.” strillò la Malvezzi, e girò i tacchi, furibonda, verso la sala insegnanti, a gran velocità. Non vedeva più niente, davanti a sé, mentre correva; e finì per investire il collega Adam Perkins, che si rovesciò addosso la tazza di cioccolato e il blocco di fogli che andava portando in giro. La Malvezzi mandò un urlo acutissimo e scostò via con uno spintone Perkins, seminascosto in un turbinio di carta volante.

“Ma sei tu! Che ci fai qui?”

“Porto questi fogli in segreteria.” rispose Perkins con tono gelido, non privo di astio.

“E non può farlo Nitti?”

“Non è qui, oggi.”

“La solita avventuretta del fine settimana?” ruggì la Malvezzi. Era lunedì, e il dopo sbronza poteva benissimo essergli durato fino a quella mattinata.

“Non credo che possa più avventurarsi in alcunché.” disse Perkins, tentando di pulirsi, con un certo impaccio, la giacca con una salvietta umida.

“Cioè?”

Perkins rimase a fissarla, come interdetto. Poi disse:

“Vieni, che te lo faccio vedere.”

La prese per un braccio e la condusse in sala insegnanti. Lì la Malvezzi ebbe modo di notare una bambola distesa sulla scrivania, ben vestita, con un gran sorriso sotto gli occhi azzurri e la stoppa bionda dei capelli.

“E questo che diavolo è?”

“Nitti.”

“Lui…?”

“Si.”

“Ma allora non era un trucco. Prima ho visto Riboldi, ed era…”

“Appeso al soffitto. L’ ho visto anch’io, quando sono entrato.”

“E che aspettavi a dirmelo?”

“Non me ne hai dato il tempo.”

“Ecco! Lo vedi come siamo conciati. Dovevo interrogarlo da mesi.”

“Temo che la faccenda sia più grave. Metà del corpo insegnante è ridotto a scheletri di pezza alti tre metri ciascuno, e almeno da due giorni a questa parte.”

“Avvertiamo il preside.”

“È morto.”

“È diventato anche lui bambola?”

“No, è proprio morto, in senso letterale. Non ti ricordi? Gli studenti durante l’occupazione di quest’ultima settimana lo hanno incontrato che girava per i corridoi e Peratti gli ha segato la gola con i denti.”

“Ricordo Peratti. Ha molta rabbia dentro, quel ragazzo.”

“Vero. Quanta ne avrebbero i suoi assistenti sociali, se fossero vivi. Comunque è successo ormai tre giorni fa. C’è ancora il cadavere vicino al porticato. Lo puoi vedere dalla finestra.”

La Malvezzi si sporse dal finestrone intarsiato della sala insegnanti.

“Oddio, hai ragione. È lì. Ma fa schifo. Telefoniamo a qualcuno perché lo portino via.”

“Non si può. I nostri ex-studenti bocciati ci hanno tagliato i fili per vendetta e hanno nascosto delle trappole vicino al quadro elettrico del primo piano. Ieri la Borghini è finita decapitata da una lastra di vetro, dopo aver provato a ripararlo.”

La Malvezzi guardò Perkins.

“E me lo dici con tanta tranquillità?”

Perkins aggrottò le sopracciglia.

“Come te lo dovrei dire?”

“E che ne so, esprimi qualche emozione. Commuoviti.”

“Servirebbe a qualcosa?”

La Malvezzi si voltò, dimenticandosi di tutta la conversazione precedente.

Perkins uscì dalla sala insegnanti, tenendo dietro alla collega, con passo incerto. Per gli atri deserti rimbombavano pochi sussurri, in una quiete altissima. Molti altri studenti non c’erano più, nelle classi. La Malvezzi, sconcertata, continuò a setacciare le aule assieme a Perkins, finchè capitarono in una stanzetta stretta e cadente. Perkins entrò; uscì dopo pochi secondi e condusse stancamente la Malvezzi davanti al banco a destra della porta della stanzetta. Due minuti prima c’era un alunno: lo avevano sentito parlare e ridere, quando ancora erano lontani, nel corridoio. Ora al suo posto c’era una bambola alta quanto lui, coi colori che aveva lui, con l’espressione che aveva lui, ma muta. Fu dato ai due insegnanti di percepire, come una ventata carica di strane spezie, il profondo inerte dolore che ruggiva fuori dalla bambola sorridente.

sabato 22 novembre 2008

Aiuto.

A rileggere certi miei lavori si intuisce un gigantesco investimento narcisistico sui medesimi. I miei eroi mi somigliano fin troppo - cioè: incarnano i miei desideri più antisociali e vergognosi - che non sono più tali se proiettati nei contesti fantastici e deliranti in cui li calo. 

Sono personaggi di per sé potenti e pieni di risorse, come vorrei essere io: Leviathan è un semidio, Serse un imperatore, Michael un arcangelo, Arkham un pezzo grosso dell'esercito, Nembrotte un gigante. Se non ce le hanno nei fatti, ce le avrebbero in potenza: Robert e Adeline potrebbero essere due grandi artisti; Adam Perkins semplicemente è umano, il disadattato è potenzialmente non umano - in contesti che premiano l'ideale opposto; l'aspirante scrittore è in grado di imparare costantemente dai suoi errori. Anche quando sono apparentemente sbagliati rispetto al contesto, in realtà è il contesto che ha qualcosa che non va.

Sono perlopiù vittime innocenti, come vorrei essere io; quando muoiono, la loro morte è già annunciata all'inizio, e se non muoiono, vanno comunque incontro a una vera e propria passione. Leviathan muore senza meritarselo; Arkham è stato divorato vivo dai suoi sensi di colpa; Nembrotte cerca Dio senza nessun aiuto, e non lo trova; Serse è stato distrutto da suo padre, e impazzisce senza mai, mai venire capito veramente; Michael rischierà di morire per i suoi ideali; Adam Perkins viene relegato ai margini della società; il disadattato cambierà mondo per inadeguatezza; l'aspirante scrittore soffrirà come una bestia per tutta la vita.

Infine, sono soli, come spesso mi sento io. Soli come Leviathan, che negli amici più cari non trova che un conforto temporaneo; come Michael, abbandonato con Belial dai suoi fratelli; come Serse, incompreso da tutti; come Nembrotte, abbandonato da Dio; Adam Perkins non è in grado di rapportarsi se non con mostri, animali o spiriti; il disadattato non sa farsi amare da nessuno, essendo sgradevole di suo; Arkham, nessuno ha idea di cosa gli sia successo e nessuno ha interesse a chiederglielo; l'aspirante scrittore ha vissuto anni e anni completamente solo, e cerca solidarietà nei suoi colleghi, senza trovarla.

Si, è bello che io ci metta del mio, nei miei lavori. Ma tutto questo è un po' triste.

venerdì 21 novembre 2008

Ripetizioni

[mentre do ripetizioni]

M - (traduce una riga) ...si, ecco... Augusto ebbe da... Giulia... uh...
G -  Si?
M - Nepotes...
G - Tres nepotes, Marta.
M - Ah! Tre nipoti.
G - Si, Qui Quo e Qua.
M - Si. (e fa per scriverlo)
G - ...ma no, Marta, scherzavo. Non erano Qui Quo e Qua.
M - (fa una pausa, poi realizza) Ah! Si.

[i miei bimbi di ripetizioni non colgono il mio umorismo. Oppure sono io che non imbrocco una battuta neanche a piangere, ed è grave, perché non ho quarant'anni più di loro. Sigh.]

giovedì 20 novembre 2008

Oloferne

Terribile d'aspetto,
barbaro di costumi,
O conta sè fra i Numi,
O Nume alcun non ha.

Fasto, furor, dispetto
Sempre dagli occhi spira;
E quanto è pronto all'ira
E' tardo alla pietà.


Via, non vorremo negare al Metastasio un minimo di abilità di caratterista. Non si poteva essere più sintetici.

mercoledì 19 novembre 2008

Raaagh.

[durante un seminario. Non sono ancora perfettamente sveglio.]

DOTTOR G.  E questo è quanto sull'attribuzione del trattato. Bene, ora passiamo a cose meno noiose...

[Giulio resta fermo immobile. Fissa il dottor G.]

[Nella testa di Giulio:

...

...

...NOOOOOOO! NON SONO NOIOSEEEEEE! DIMMELE! DIMMELE! DIMMELE LO STESSOOOOOOO! INSEGNAMI IL TUO MESTIEREEEEEEE! VOGLIO FARE IL FILOLOGOOOOO, DIO BONO, LO VOGLIOOOOOOOO! DATEMI UN CAZZO DI LAVORO, VOGLIO FARE IL VOSTRO MESTIEREEEEEE!!! RARAGSRRRRAAAAAGH!!! FILOLOGIAAAAA! RAAAAAAAAAAAAA RAGAHAGARTSH AHATSHAHJA JHASGHSJAJA]

DOTTOR G.  ...Voleva fare qualche domanda, Giulio? Ho visto che mi guardava.
GIULIO  No, scusi. Ci ho ripensato.

lunedì 17 novembre 2008

Gatte

[all'una di notte, portando fuori Kira]

FABRIZIO  Vedi, a volte anche in una coppia - ma non solo - discutere di un argomento può sbloccarlo, chiarire le cose, sfogare le aggressività.
GIULIO  Interessante!... Vorresti spiegarlo a Laura??
FABRIZIO  Ok. Però con uno scafandro da astronauta, per difendermi dai suoi graffi.

...mille risate. Viene spontanea l'immagine:

FABRIZIO  Laura, devo parlarti di te.
LAURA  E perché indossi quello scafandro?
FABRIZIO  Presto te ne accorgerai.  

domenica 16 novembre 2008

In effetti.

"Mary, ma vendono CD in Belgio?"

"Giulione, non sono nel Burkina Faso!"

[se io pensassi, prima di fare domande.]

Upload

Quando mi sono tuffato nel vortice della musica barocca avevo 12 - 13 anni, e tutti gli autori che ascoltavo mi sembravano più o meno simili.


Come la storia delle icone russe: sono tutte uguali? No: se le studi per quei cinque o dieci anni, ti sembreranno tutte diverse. La creatività evidentemente si esprime su più livelli. Bene, adesso, quando sento un concerto grosso di Locatelli, sento benissimo che non è Corelli. Tutta l'invenzione melodica che vuoi, non ti annoia mai, virtuosismo molto orecchiabile: per carità. Ma Corelli ha un respiro diverso. E' più moderno. Quando Locatelli spara una delle sue progressioni cromatiche, o modula e rimodula i suoi liquidi, garbatissimi passaggi negli Adagio, tutt'al più avverti una sensazione - forte si, ma generica - di eleganza, ordine, senso. Corelli ti dà tutto questo; in più, colora la sua musica con emozioni molto più definite; sentendo i suoi concerti grossi, ristagnano nella testa sensazioni di amarezza, malinconia, luminosità. Siamo a metà strada, e il traguardo è Vivaldi, che è capace - con un banalissimo temino, due o tre passaggi, una progressione qui e lì - di strapparti il cuore, lontano da ogni genericità di approccio.

(il quadro è di Francesco Guardi: Paesaggio Fantastico)

Lampadina!

Sarà stato inutile, per carità. Però da un po' di tempo qualcosa in due miei racconti mi irritava profondamente. Non lo stile o la trama (quelli irritavano i lettori). Qualcosa di più indefinibile. Stamattina, mezzo sveglio mezzo no, mi si è accesa la lampadina: il nome italiano del protagonista è una mezza schifezza. "Antonio" non gli sta bene: lo dico perché tutti quelli che l'hanno letto hanno riso e hanno ripetuto il nome "Antonio" alla napoletana per mezz'ora. "Varchi" è un cognome pomposo e sa di vecchio. Un protagonista così non gli crede nessuno! Bene, al diavolo. Un nuovo nome sempre con la A... Mi è sempre piaciuto Adam. In inglese non suona pomposo, è nome comune, come Adrian in tedesco (altro possibile candidato). Due sillabe, nessun cozzo tra vocali... andata. E il cognome? Un qualsiasi cognome inglese che stia bene con Adam. Eh, son parecchi. Ma da qualche settimana mi frulla per la testa un cognome che non so dove l'ho sentito, ma mi suonava bene: Perkins. Non credo faccia ridere... immagino che mi direte che fa ridere solo per darmi fastidio, quindi andrò dritto per la mia strada come una locomotiva. Non dite che non do retta ai pareri... è che la maggior parte dei miei coetanei, da che ricordo, me li dava per crudeltà, non per costruttivismo. Dicevo? Ah, si. Adam Perkins. Suona bene. Me la caverò dicendo che i suoi genitori erano di York o chissà dove e gli hanno imposto il nome del bisnonno. Bene bene. Funziona.

sabato 15 novembre 2008

De profundis

Ci rifaccio. Da Leviathan, o il Servitore dello Stato, la seconda parte:

Leviathan e il Signore degli Abissi.


Nella zona mesopelagica. Tenebra quasi totale. In lontananza, una catena montuosa sottomarina; colonne di bolle rivelano vulcani attivi molto più in profondità. Leviathan nuota con flemma verso il basso, e pensa:


LEVIATHAN Addio luce: qui ti abbandono, ché l'acqua troppo spessa ti spranga la porta. Dicono che presto non ti vedrò mai più. Se il Signore degli Abissi non mi porta troppo rancore per la sua rovina, mi scioglierà quest'enigma.


acquattati in un crepaccio, due enormi squali, simili a smerigli, grandi ciascuno un quarto di Leviathan, osservano la scena con occhi enormi, abituati alla semioscurità. Si notano però le fattezze infantili.


PRIMO FIGLIO dell'ABISSO (sottovoce) L'hai visto?

SECONDO FIGLIO dell'ABISSO (sottovoce) Si. È proprio lui.

P – F – A (ghignando) Solo, e senza difese.

S – F – A Un'occasione imperdibile.


si dileguano. Dopo un po' uno dei due, come un siluro, dal basso colpisce Leviathan, che per la botta smette di scendere. Il secondo compare all'improvviso e lo colpisce allo stesso modo nel fianco. Dopodiché scompaiono entrambi. Leviathan si ferma. La scena si popola di pesci di stranissima forma, venuti a banchettare.


P – F – A (solo voce) Sono un po' fantasiosi, questi pesci d'abisso; vedono una carcassa dove c'è un corpo vivo.

S – F – A (idem) Ma del resto, chi siamo noi per contraddirli, fratello? Al mio via.

LEVIATHAN Dovevo aspettarmelo. Ragazzini!...

S – F - A (idem) Via.


si avventano su Leviathan dai lati opposti. Ma Leviathan s'è illuminato di una luce bianca, e quando i due squali lo colpiscono con il muso e fanno per morderlo, vengono stravolti da una scarica elettrica. Doloranti e vivi a malapena, scendono lentamente verso il basso.


LEVIATHAN Roba da matti. Questi sciocchi pretendevano di abbattere il Leviatano. Se non avessi moderato il mio fulmine li avrei bruciati vivi. (gridando) Così non va bene, Signore degli Abissi: io voglio te, non degli adolescenti maldestri. Esci da una delle fosse dove te ne stai di solito. Su, che ti devo parlare!

SIGNORE degli ABISSI (solo voce) Quanta fretta, Leviathan.


un lampo di luce lo rivela. È dietro di lui, lungo tre volte tanto, largo il doppio, simile ad uno squalo bianco. Anche lui, come i suoi figli, ha gli occhi enormi.


Visto che luce? Là sopra si prepara un temporale.

LEVIATHAN (secco) Sei sempre stato là dietro?

SIGNORE degli ABISSI No, ti eri distratto lottando e mi sono avvicinato senza che tu te ne accorgessi.

LEVIATHAN Sto diventando vecchio.


cominciano a nuotare, con calma, uno accanto all'altro, con lunghi e lenti colpi delle pinne caudali.


SIGNORE degli ABISSI Non direi. Avresti potuto uccidere i miei figli, e non l'hai fatto. La tua pietà è sempre giovane.

LEVIATHAN Ma se dici sempre che sono un fesso.

SIGNORE degli ABISSI Con gli anni ti ho rivalutato.

LEVIATHAN Tu sai perché sono sceso fin qui?

SIGNORE degli ABISSI Diciamo che ne ho una vaga idea.

LEVIATHAN Non è un bel momento. Il Creatore...

SIGNORE degli ABISSI ....vuole ucciderti.

LEVIATHAN Vedo che le notizie nuotano.

SIGNORE degli ABISSI E specialmente qui sotto, che non succede mai niente.

LEVIATHAN Dunque sai che sono sotto processo.

SIGNORE degli ABISSI No, tu sei già condannato, e morirai fra poco.

LEVIATHAN Sei gentile a precisare.

SIGNORE degli ABISSI (sarcastico) O Leviathan, che vuoi che ti dica? Che ti consoli? Che sia tuo amico e che ti tenga la mano mentre il fulmine divino ti apre in due?

LEVIATHAN Piantala di scherzare e dimmi perché.

SIGNORE degli ABISSI Perché vogliono farti fuori?

LEVIATHAN Si. So che lo sai.

SIGNORE degli ABISSI Perché dovrei saperlo?

LEVIATHAN Tu sai ogni cosa. Tu sei il più grande nemico del Creatore, conosci tutti i suoi piani. Una volta eri persino un angelo. Sei quasi un Dio a tua volta.

SIGNORE degli ABISSI Parla pure al passato: mi hai sconfitto.

LEVIATHAN Non potresti mettere da parte le tue piccole beghe da condominio e parlare, una buona volta?

SIGNORE degli ABISSI Leviathan, io non so niente.

LEVIATHAN Sei sincero?

SIGNORE degli ABISSI Si.

LEVIATHAN Se lo sapessi, me lo diresti?

SIGNORE degli ABISSI Facendomi un po' pregare, ma... si.


pausa.


LEVIATHAN Allora non ho scampo. Morirò per niente.

SIGNORE degli ABISSI Considera che almeno sei vissuto per qualcosa.

LEVIATHAN Questa morte senza un perché cancella tutto quanto c'era di buono nella mia vita. Se non la concludo come devo, non avrà avuto senso. E non posso concluderla come un condannato a morte – non si sa per cosa.

SIGNORE degli ABISSI Senza un perché? Ahi ahi, Leviathan, tu bestemmi. Dio ha sempre un motivo.

LEVIATHAN Senti chi parla. Il demonio che mi rimbecca sulla buona educazione. E comunque mi è sfuggito di dire 'senza un perché', va bene? Non riesco a trovare un fottuto motivo per la mia condanna a morte.

SIGNORE degli ABISSI E speravi che l'avessi io?

LEVIATHAN Si.

SIGNORE degli ABISSI Mi permetti un commento?

LEVIATHAN Spara.

SIGNORE degli ABISSI Hai sbagliato parte.

LEVATHAN Eh?

SIGNORE degli ABISSI Ti sei schierato con un dio di ordine e repressione. Ora la paghi. Dovevi aspettarti che prima o poi si liberasse anche dei suoi seguaci, oltre che dei suoi nemici, per non dover nulla a nessuno.

LEVIATHAN Non essere ridicolo. Tutto questo me lo stai dicendo perché ti rode ancora di aver perso tutto a causa mia.

SIGNORE degli ABISSI L'invidia è un sentimento di basso rango.

LEVIATHAN Ma fammi il piacere. Non ci arrivi? Ho salvato milioni di vite, in secoli e secoli di lavoro. Ho protetto il creato appena nato dai nemici di Dio, te compreso. Non ho preteso ricompense né favori. Ho creduto in quello che facevo - e anche tu ci credevi. Da questo punto di vista non sono attaccabile. Quindi risparmiami i tuoi commentini.

SIGNORE degli ABISSI Non sei attaccabile nei limiti della ragione mortale. Magari c'è qualche pomposa astruseria metafisica per cui sei colpevole.

LEVIATHAN Frequento gli angeli da secoli, e non ho visto niente di incomprensibile. Qui c'è qualcosa che mi sfugge, e pensavo che – se Dio tace – un anti-Dio potesse parlare. Mah.

SIGNORE degli ABISSI Leviathan...

LEVIATHAN Cosa.

SIGNORE degli ABISSI Una curiosità.

LEVIATHAN Sentiamo.

SIGNORE degli ABISSI Hai avuto paura, quando mi hai affrontato?

LEVIATHAN Certo, e tanta.

SIGNORE degli ABISSI (perplesso) Ah. Non sembrava.

LEVIATHAN (sorridendo stancamente) Bene. Vuol dire che so controllarmi.

SIGNORE degli ABISSI Che ti avevano detto gli angeli di me?

LEVIATHAN Che eri un ex-angelo, che ti eri ribellato a Dio e che eri diventato un mostro. Che minacciavi di regnare sull'umanità. Mi ordinarono di sconfiggerti, o di morire nel tentativo.

SIGNORE degli ABISSI (con stupore) E tu hai obbedito!...

LEVIATHAN Eccerto. Che dovevo fare? Avevo giurato obbedienza e fedeltà.

SIGNORE degli ABISSI Ma mica di essere carne da macello.

LEVIATHAN La cosa era un po' più complessa.

SIGNORE degli ABISSI Almeno avevi esperienza di combattimento contro un angelo?

LEVIATHAN Nessuna. Ma non mi sarebbe servito a niente, tu non eri più un angelo. Avevo lottato contro nemici via via più feroci, e li avevo vinti; tu eri la vetta che dovevo superare, o altrimenti cadere per sempre.

SIGNORE degli ABISSI Oh, troppo gentile.

LEVIATHAN Quel giorno, nuotavo a pelo d'acqua. Con gran fatica muovevo le pinne in quella melma viscosa impiastricciata di sangue e viscere. Non vedevo quasi niente. Ogni tanto andavo a sbattere contro il cadavere di un angelo. I corpi erano strappati, divelti, le ali sfrondate – i tuoi denti triangolari sparsi per le acque.

SIGNORE degli ABISSI Adesso non esagerare coi complimenti. Ho fatto stragi più scenografiche.

LEVIATHAN Tu avresti capito cos'era la follia, nuotando in quella brodaglia mortuaria. Avevi fatto una carneficina. Nessuno ci capiva più niente. Gli angeli s'aspettavano che tu schizzassi via dall'oceano e nuotassi per l'aria fino a loro, ti rendi conto? Mi mandarono contro di te con freddezza e terrore. Mi pareva di vedere la tua pinna fendere le acque ogni volta che voltavo la testa. Ad un certo punto non ne potei più – m'inabissai e ti venni a cercare.

SIGNORE degli ABISSI Mi ricordo! Eravamo sul fondo e vedemmo questo fesso che ad un certo punto faceva la verticale e dava di pinna verso di noi. Tutti i miei figli ridevano e dicevano che eri un folle ad affrontarmi da solo. Dicevano che in fondo rimanevi un essere umano. Cantavano la sconfitta di Dio, e il mio scettro su tutto l'universo. Come hai fatto a sconfiggere tutto questo da solo, senza l'appoggio degli angeli, senza neppure il loro buon augurio?

LEVIATHAN A quei tempi – come adesso, del resto – per scendere in campo mi bastava un ideale.

SIGNORE degli ABISSI Che tenero.

LEVIATHAN Sulla nostra battaglia si sono dette tante sciocchezze, vero?

SIGNORE degli ABISSI Si. E mi hai sconfitto.


LEVIATHAN Essì.

SIGNORE degli ABISSI Non mi hai ucciso, però.

LEVIATHAN Io non uccido mai. È una mia regola.

SIGNORE degli ABISSI Hai avuto pietà.

LEVIATHAN Ho avuto rispetto di te, Signore degli Abissi. Eri immenso e divino. A volte lo sei ancora. Gli angeli volevano sterminarvi tutti, ma io ho messo becco dicendo che ti avevo ridotto in modo tale che saresti stato inoffensivo.

SIGNORE degli ABISSI Ah, bé, grazie.

LEVIATHAN Questo passava il convento. Non lamentarti, adesso te ne stai coi tuoi figli, in pace e vivo. Alla fine la cosa peggiore è toccata a me.

SIGNORE degli ABISSI Ti sei annoiato molto, dopo avermi sconfitto?

LEVIATHAN Un po'. I nemici erano sempre più fiacchi. Ho dovuto trovare un'alternativa a combattere. Ho dovuto farmi degli amici. Non è stato male, è un bel mazzo. Mancheresti solo tu.

SIGNORE degli ABISSI Noi non siamo amici.

LEVIATHAN Ma potevamo diventarlo.

SIGNORE degli ABISSI Già. Siamo troppo diversi, vero?

LEVIATHAN Più che altro, sai, io sto per morire.

SIGNORE degli ABISSI ...si, scusa.


pausa.


LEVIATHAN Bé, comunque è stato piacevole ricordare insieme. Ti auguro una vita degna di te, Signore degli Abissi. Addio.


fa per risalire.


SIGNORE degli ABISSI Dove vai?

LEVIATHAN A casa.

SIGNORE degli ABISSI Il tuo villaggio?

LEVIATHAN Villaggio? Oh, non la casa di quand'ero umano, ovviamente, no. Hai presente quest'oceano in cui nuoti?

SIGNORE degli ABISSI Eh.

LEVIATHAN Il mio villaggio è in Africa, da questa parte. Casa mia è sul continente che sta dalla parte opposta. Non so come si chiami. Insomma, vado lì. C'è un fiume enorme e un'isoletta dove organizzo feste.

SIGNORE degli ABISSI Buona fortuna, Leviathan,


si separano.

venerdì 14 novembre 2008

Papirozzi felici

Vorrei presentarmi degli amichetti. Si, ho dei nuovi amichetti. Come dici, Ilaria?... Persone? Mi interesso delle persone? Oh oh oh, ma no, Ila, che sciocca. Ovviamente sono COSE.


Divertente? Macabro? E chi ha mai detto di essere normale? Bè, a conti fatti, ecco a voi PHerc 19/698, meglio noto come il Trattato sui sensi, attribuito a Filodemo di Gàdara. No, non credo che ringrazierò il Vesuvio. Ha pur sempre sepolto viva - diciamo - una città intera. Eh, non è poco. E' andata così. L'argomento della mia tesi è appunto questo trattato, che a quanto pare non ha dietro di sè una nutrita serie di commenti, e in quelli che ha manca un commento filosofico approfondito. Cioè, me ne dovrò incaricare io. Il mio spauracchio, madame Monet, ha probabilmente gettato basi così profonde che sarà difficile scavalcarle, ma questa è stata - in fin dei conti - la scelta più potabile del mazzo che a suo tempo valutai. L'articolo di madame Monet è in francese; io lo sto già facendo tradurre a pezzi, ma se qualcuno vuole divertirsi con una decina di pagine in francese, mi contatti pure.

Non ho scritto questo post a casaccio. Ho delle ansie. Posto che il mio relatore è definitivamente Quell'Uomo Che Fuma La Pipa Sussurrando, e che il medesimo insegna Storia della Filosofia Antica - non mi starò allontanando troppo dal dipartimento? Non rischio di imboccare una via senza uscita, restando a metà tra filologia e filosofia, senza arrivare a nessuna? Non dico in senso professionale (non penso che dimenticherò tutto quello che so per fare questa tesi), ma dal punto di vista politico - nella remotissima possibilità di lavorare un giorno qui - se a qualcuno venisse in mente che - avendo fatto una tesi triennale non del tutto dentro il dipartimento, non ho alcun diritto di lavorarci? Si, c'è anche la tesi magistrale che potrei fare dentro il dipartimento... ma il bravo studente di lettere sa che bisogna attaccarsi SUBITO alla vacca grassa! E non perdere tempo.

Dieux impitoyables.



martedì 11 novembre 2008

Riforme?

da Antico Oriente di M. Liverani, cap. XI:

"Il concetto che per ottenere un corretto andamento dei rapporti sociali occorra cambiare qualcosa, introdurre disposizioni nuove, non è parte dell'ideologia o della metodologia di governo. Il concetto operante è che il buon funzionamento della giustizia, secondo le norme esistenti, non possa non produrre come risultato un regno prospero e felice. Caotico sarà lo Stato in cui queste norme non vengono più applicate, ed allora occorre una 'restaurazione' della giustizia - e null'altro."


...in teoria qui sta parlando dei regni cantonali della bassa Mesopotamia in quel bordello che è stato il Medio Bronzo.

Eppure.... mah.

lunedì 10 novembre 2008

Ernie

Stamattina, un po' rotto nei coglioni di era neosumerica e onomastica aramaica in Khuzistan, gliela do su ed esordisco mandando un messaggio ad Eccegallo (che nella vita si chiama Gianlorenzo):

- ...ma io, PERCHE' devo sorbirmi i tuoi demenziali commenti sul mio blog? Razza di anatra...

- Dillo, che sono il tuo eroe...

- Semmai sei l'ernia del mio inguine!

- Mai sentito ernie fare qwak qwak sbattendo convulsamente le ali?

- Si, tu.

domenica 9 novembre 2008

Barbabietole

"Senti, la riscoperta del dorico è la seconda cosa più noiosa del mondo dopo la scoperta delle barbabietole!"

Cate.

(si vedono due tizi in un campo di barbabietole: "Ehi, ma cos'è quella?" "Non lo so... oddio" "Toh, una barbabietola" "Ma va'! Cos'è?")

venerdì 7 novembre 2008

Economia

Sono davanti ad un empasse. Da poche settimane ho preso un noiosissimo mattone, universalmente detestato, da me scritto due estati fa, e l'ho rimesso sotto l'incudine per vedere se ne poteva venire un qualcosa di decente. In effetti può, se non che mi sono bloccato all'improvviso ieri sera, incerto sul da farsi.

Bisogna sapere che io odio gli sprechi, quanto a scrittura. Premessa: sprechi secondo me; molte persone sarebbero pronte a dirvi che io sono poco economico quando scrivo, e forse è vero. Tendo a voler raccontare duemila cose in una e mi impantano. Ma una cosa che non sopporto è quando sento che una frase che sto scrivendo, una situazione che sto delineando, una strategia che sto applicando, un personaggio che sto mettendo in movimento, non hanno senso di essere; sono di troppo, non sono utili. Non ci stanno lì a dire nulla. Mi è capitato alcune volte; in genere mi scatena una tale amarezza che strappo tutto e ricomincio. Il mio concetto di economia, lo ammetto, è un pochino particolare: tutti gli elementi del racconto devono avere una centralità anche quando sono in periferia. Se mi metto a scrivere una commedia con - poniamo - duemila personaggi, dovrò inventare duemila caratteri e duemila storie - perché un personaggio che entra in scena per dire una battuta e poi se ne va ai miei occhi rappresenta uno spreco terrificante. Ma come, l'ho inventato e non dice una sega? Eh, no: gli ammollo quelle due o tre battute che lo rivelino per benino. Se uno esiste sulla carta, sento un impulso vorace a farcelo anche vivere. Così metto in genere a punto piéces con pochi personaggi, tutti fondamentali, e se ne ho molti, do comunque dignità ai secondari.

E insomma, anche le molle che muovono 'sti personaggi devono essere forti. Se, quando ristrutturo un lavoro, devo rimuovere alcune cose, può capitare che in quei passi rimossi ci sia anche un'impalcatura senza la quale il personaggio non regge. E io non posso farlo muovere così, senza motivazioni. I miei due protagonisti, che adesso sto cercando di rimettere in carreggiata, erano in origine due milionari americani che in realtà volevano fare i letterati, ma gliel'hanno data su per senso di colpa. Dopo una visione, capiranno che si devono confrontare con i loro veri desideri, non con ideali scemi di utile e denaro. Il contesto sociale va insomma aggirato in quanto causa di infelicità. Tutto questo non va bene, perché mi sono reso conto che non posso descrivere due milionari americani del 2000, dato che non ho idea di come sia fatta questa classe sociale e non so come viva. Detto fatto - visto che devo vendicarmi di tutti quelli che mi hanno blablato che devo informarmi e parlare di cose che conosco etc. etc. - ho sbattuto i miei diletti a Bologna, a gestire una libreria in via degli Orti. Abitano in via Ghirardacci 11.

Non basta? No, perché viene meno il disagio che muove i loro atti. Se uno ama l'arte e la letteratura, fare il libraio non è un fallimento per niente, anzi: può essere la salvezza. E allora perché i miei due protagonisti sono scontenti? Ci ho pensato e ripensato, e alla fine mi son detto che il contesto sociale può rimanere il motore della loro infelicità... se lo cambio. Così, la Bologna che dipingo è quella post-decreto Gelmini e finanziaria destroide: la libreria del racconto è l'unica rimasta in tutta l'Italia, la facoltà di Lettere è stata soppressa in metà Europa, la musica è crollata etc. etc. Una fase di regresso culturale - non di guerra o di ansia: semplicemente non interessano più a nessuno. O comunque l'establishment esercita una pressione poco garbata - e poco lecita - affinché non si eserciti né si produca cultura. I nostri, con calma e in silenzio, riforniscono di libri e CD migliaia di clienti che vengono a Bologna solo per loro. Ma sono scontenti... perché? Bè, per cominciare la situazione non è un granché e un vero laureato in Lettere ha sempre un occhio al trattamento della cultura nel suo ambiente: ne va della sua figura professionale. E poi perché le loro ambizioni di artisti sono state frustrate: si limitano a difendere e propagare di nascosto la cultura, ma in realtà hanno sempre voluto farla. A sbloccare la loro paura di cambiare ci metto la visione al centro del racconto: chiaramente, accorciata, sbarocchizzata, e privata di tutti gli elementi allegorici che c'erano prima, perché non sto più spingendo i miei eroi alla scelta epocale "utile o umanesimo", ma alla scelta - più intima - "faccio arte o mi lascio spegnere" - e dunque la visione non deve avere sulla groppa responsabilità così grandi. E' qui che mi sono bloccato.

Con quali ragioni spingo i miei due eroi alla scelta che voglio far loro prendere? Perché le ragioni "dovete fare quello che vi sentite, gli ideali che vi propinano sono falsi e voi vi siete venduti per denaro" non vale più. Da milionari integrati nel sistema, i miei eroi sono diventati silenziosamente dissidenti. Con che scusa li costringo a fare un passo in più - passo in fondo non necessario, se non al loro egoismo?

E poi: che immagini mi invento per spiegare e corredare il messaggio che eventualmente troverò? Un'altra cosa che non sopporto è quando il correlativo oggettivo del tuo messaggio è inadatto - per sua intima evanescenza - a supportare il messaggio stesso.

E così, mi ci butterò. Qualcosa verrà fuori.