domenica 2 novembre 2008

La palude


E morire così, roteando la piccola tozza testa, con il corno che, adulto, avrebbe potuto fare a pezzi il ventre del suo assassino, e invece è costretto a rimanere un osso informe. Morire con le ossa fracassate da una bocca che è una tenaglia, e se ne stava, striata di vermiglio, nascosta tra i fiori bianchi sulla riva, e aveva dietro muscoli, che nel vederti sono scattati come cavi d'acciaio.

Oppure no: forse, in fondo, riuscirci. E spiccare il balzo più generoso che ti concedono le tue quattro zampe, e tuffarsi nella palude di casa, dove sguazzano beati zii, zie, fratelli e sorelle - i tuoi parenti, cui basta scuotere svogliatamente il collare osseo fitto di corna più lunghe di te per dissuadere la bocca assassina che ti ha scovato mentre passeggiavi sulla riva.

E nuotare goffamente verso un tuo simile, mentre il carnosauro ti guarda ruggendo, e agita le sue braccia atrofizzate, incapaci di nuotare. Osservarlo, mentre si rintana nuovamente nella foresta, ed aspetta, come fa da tutta una vita, che qualcuno sbagli.

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