venerdì 31 luglio 2009

Guardare gli altri

Si ascolta musica perché ci piace, perché ci rilassa, o ci ricordiamo di qualcosa, o tante altre cose; e io non sono da meno. Anzi, posso dire con franchezza che senza la musica - ascoltata e, di tanto in tanto, eseguita - la mia immaginazione - il motore delle mie storie - girerebbe con molta più lentezza. Dentro l'ultimo movimento del terzo Brandeburghese ci sono così tante vicende. Tanti mondi dove posso stare, che non sono questo.

Direte: "Sarai felice, ascoltando la musica. E' il regno della non-competizione. Se non lo fossi, mi sembreresti un po' cretino".

Ecco. Giusto.

Non faccio in tempo a godere di una dimensione del mondo, che quello mi si allarga sotto i piedi e di nuovo non ci funziono più dentro. Ero pronto a dichiarare che la musica mi rendeva felice, quando ho scoperto che senza due anni di armonia non ci si può capire veramente nulla. Gli aggettivi che uso per descriverla e le immagini che ne ricavo sono cartapesta, nascono su qualcosa che non esiste, è incognito. Ci vuole l'armonia. Che faccio? La imparo? Ma non ne ho il tempo - cioè, l'avrei, ma al momento ci sarebbero due o tre cosette che mi prendono un tantino di più - e tira in qua, tira in là, mi partono i complessi ogni volta che vado a rintanarmi alla Sinfonica.

"Ecco, senti? E' andato in minore, poi primo grado... quarto... quinto... di nuovo primo... e poi cadenza ad inganno, sai Giulio? ...Ma tu, ovviamente, non te ne sei accorto, vero?"

- "Dominante della tal nota."
IO: Aspetta... fa... sol... la..."
- "SI! Non LA! Due toni, DUEEEEE!"
- "Come, non sai queste cose?..."
- "Mmm, che nervi quando stoni."
- "E' normale, non hai orecchio..."

E' una specie di mania di persecuzione. Dopo essere uscito da un concerto in cui i miei soliti amici mi hanno esaltato ghignando tutti i passaggi e le tecniche del compositore, mi sento tanto piccolo che perfino il chitarrista che chiede l'elemosina mi sembra che mi fissi e dica: "Ma non te ne accorgi? E' un giro di do." E me lo suona sei, sette volte, enfatizzandolo, con un'aria scandalizzata.

domenica 26 luglio 2009

Esasperazione

Passando per Pàvana, un paese dell'Appennino costruito in pratica su una curva in pendenza sopra un torrente, circondato da foreste che farebbero vergognare lo strato di giungla che mugghia sullo Zaire - solleticato ormai da anni da idee che mi traboccando dal coperchio del cervello e sfumazzano bestemmiando in giro - mi sono detto:

Insomma.

Ma se Ionesco ha scritto un dramma in cui i rinoceronti invadono il mondo.

E vabbè che è un'allegoria dell'ascesa del nazismo.

...ma potrò io scrivere un accidenti di dramma in cui un paesino in mezzo alla foresta viene invaso dagli Anatotitan?

Poi mi è passata.

[ci sarà una giustizia, qui o altrove]

martedì 14 luglio 2009

Motti

Ho ideato il mio nuovo motto. Sarà:

Ove possibile, Eccellenza.

Giusta mediazione tra la mia smania di protagonismo ad ogni costo e l'umiltà imparato l'altroieri, mentre avevo da ridire con la vita.

mercoledì 8 luglio 2009

Elegia dell'eternità

[da qualche parte, nelle immediate vicinanze del Sole.]

SOLE (seccato) Non va.


E' cominciato il mio ciclo di macchie solari e non mi riesce di emettere la mia facola. Qualcosa me la sporca mentre si innalza. Se almeno queste vocine stessero zitte un po'.
MERCURIO  Non sono le vocine a fermarti. Sono io, con la mia massa.
SOLE  Io chi?
MERCURIO  Io. Il primo pianeta del tuo corteggio.
SOLE  Ah si? E dove sei?
MERCURIO  Te lo indico, tiè:


SOLE (se ne accorge) Aaaaah. Sei .
MERCURIO  Essì.
SOLE (con naturalezza) Sei così brutto e piccolo.
MERCURIO (calmo) Questione di gusti.
SOLE  Tu pensi di essere brutto?
MERCURIO (spento) Anche se lo pensassi, non me ne importerebbe granché.
SOLE  Sei strano.
MERCURIO  Per te, ogni cosa è strana.
SOLE  Perché mi impedisci di lanciare le mie facole?
MERCURIO  Non lo faccio apposta.
SOLE  No?
MERCURIO (calmo) No. Sono un pianeta. Non posso cambiare la mia orbita attorno a te. Vado dove mi porta la gravità.
SOLE  (rimugina) Ah. Aspetta. Ma certo, capisco! Anch'io giro e non posso scappar via.
MERCURIO  La cosa ti disturba?
SOLE  No. Perché sei così bucherellato?
MERCURIO  Asteroidi.
SOLE  Non te li ferma l'atmosfera?
MERCURIO  Non ce l'ho. Me la risucchi via ogni volta con i tuoi venti.
SOLE (perplesso) Ah.
MERCURIO  Ma ho imparato a farne a meno.
SOLE  (perplesso) Ah.


E dunque giri attorno a me. Che strano. Non ti ho mai visto.
MERCURIO  Sono molto piccolo. Ma anche tu sei parecchio distratto.
SOLE  Perché?
MERCURIO (con vaga ironia) In genere i soli si accorgono dei loro pianeti. Vedendoli nascere, imparano a chiamarli per nome e a sentire e distinguere le loro voci. O almeno, dovrebbero farlo.
SOLE (non ci arriva) Perché? Tralasciando il fatto che tu sei uno sputacchino; che io abbia due, quattro, dieci sfere a rotearmi intorno, cosa cambia?
MERCURIO (cupo) Questa domanda che hai fatto è la chiave di tutto.


SOLE  Non capisco.
MERCURIO  Non è che non capisci. E' che non ti interessa.
SOLE  Forse è vero. Tu sai tante cose. Sai anche perché c'è questo brusio?
MERCURIO  Ma allora lo senti.
SOLE  Certo che lo sento.
MERCURIO  Parlami del brusio, Sole.
SOLE (perplesso, ricorda) ...Ma niente, ero nella nebulosa, cinque o sei miliardi di anni fa - capisci, nascevo. L'idrogeno cominciò a frizzare e scintillare, io fui compresso e generai elio. Fu allora che sentii le prime voci.
MERCURIO  Da dove venivano?
SOLE  Da fuori. (indica) Da lì, per esempio, ne viene una fortissima.
MERCURIO  Alpha Centauri. E' forte perché è vicina.
SOLE (indica) E da lì una profonda e bassa.
MERCURIO  Upsilon Andromedae. Si confonde con quella del suo pianeta abitabile, che è ancora più bassa della sua.
SOLE (indica) E da lì una chioccia che ogni volta che la sento vorrei mandarle una fiammata.
MERCURIO  Sirio C. Un po' difficile, vista la distanza. E cosa ti dicono?
SOLE  Non lo so, non le ascolto; hanno un tono di rimprovero che non mi piace.
MERCURIO  Addirittura!


Quindi non sai cosa ti vogliono dire i tuoi fratelli e sorelle.
SOLE (perplesso) Fratelli e sorelle? Ma dove?
MERCURIO (calmo) Pensavo l'avessi capito. Come noi pianeti siamo tutti imparentati, così le stelle di tutta la Galassia sono sorelle; e così tutte le Galassie, e i gruppi di Galassie. Noi ruotiamo intorno a te; tu ruoti intorno al centro della Via Lattea: la Via Lattea ruota attorno al centro del Gruppo Locale, che si fa due chiacchiere con la Vergine quando si trovano vicini - a duecentocinquanta milioni di anni luce. E' sempre così, nell'Universo. Se le altre stelle tentano di parlarti da quando sei nato - bé, è naturale che tentino.
SOLE (annoiato) Oh, che stress.
MERCURIO  Perché?
SOLE (immusonito) Non mi va di parlare, a me. Tutti vorrebbero che parlassi. Sono qui, da solo, in pace: perché dovrei interagire se non mi va?
MERCURIO (sottilmente irritato) Il fatto è che tu non sei da solo, nell'Universo, Sole. Hai nove fottuti pianeti che dipendono completamente da te, e tu non gli hai mai - mai - mai rivolto la parola. Ne è risultato che nessuno di loro è mai stato aiutato ad affrontare la terribile impotenza della vita di ogni pianeta. Si, tu sei una stella e quindi questa cosa non la subisci più di tanto: ma noi siamo pezzi di roccia incapaci di qualunque movimento, imprigionati nell'orbita. Questa cosa non è facile da ammettere; tu, che sei il palo a cui siamo attaccati per il collo, avresti dovuto esserci quando piangevamo. Metà di noi sono impazziti, metà sperano a caso, uno vorrebbe morire e uno ormai è indifferente. Se tu solo gli avessi detto di stare sereni, di accettare, di amare. Ma sei stato zitto per miliardi di anni, Sole. In silenzio, e sordo alle urla sanguinarie di metà Galassia, che ti vede e non capisce.


SOLE  Ma a me non interessa.
MERCURIO  Lo so. E neppure a me - ormai. Ormai l'eternità è pronta per ricominciare da capo. E non sarà mai più diversa.

[e ripresero le loro antiche orbite.]

lunedì 6 luglio 2009

Elegia della vanità

[da qualche parte, a un miliardo e mezzo di chilometri dal Sole. Sessanta lune che arrancano, e Titano, alto sul polo settentrionale di Saturno, che li osserva orbitando con flemma]

TUTTI (saltellando nel vuoto) E uno - e due - e tre.
ATLAS (fa una piroetta) Orbitaaaa!
TUTTI (idem) E quattro - e cinque - e sei.
MIMANTE (idem) Orbitaaaaa!
ENCELADO (instabile) Non mantengo.
DIONE (medita) Colpa di quell'asteroide di passaggio.
PANDORA  Si, però non venirmi addosso.
ENCELADO  Non dipende da me.
PANDORA (timida) Scusa, è vero.
DIONE (guarda verso l'esterno) Eccolo che ritorna. Non starà mica per entrare in orbita pure lui? Qua siamo belli pigiati.
REA  Gli si può dir qualcosa?
DIONE   Servirebbe?
EPIMETEO (rullando sull'anello) Di grazia, signor nostro: spostate un po' l'anello, sennò mi scartavetra tutta la superficie.

[silenzio.]

Signor nostro?
PAN  Non parla.
PANDORA (rapita) Fa paura, lassù, in ombra. Sembra un gigante che ci venga addosso.
DIONE (idem) O un tortuoso pensiero.


TITANO (con energia) Silenzio, laggiù. Proseguite la coreografia senza interrompervi ogni due rotazioni. Encelado si adatti all'asteroide e si sforzi di mantenere. Pandora eviti le similitudini colorite. Epimeteo non si chieda cosa l'anello può fare per lui, ma cosa lui può fare per l'anello, dato che insieme ad Atlas e Prometeo è un satellite pastore, e si suppone che siano loro a tenere a piombo la linea del pulviscolo.


EPIMETEO (seccato) Senti, Titano...
TITANO (gelido) Il voi.
EPIMETEO (irritatissimo) Sentite, Titano: siamo sessanta satelliti e un anello che è il più spesso del sistema solare. Con tutto il rispetto, non si può tenere a piombo l'anello secondo le precise volontà del signore Saturno, e contemporaneamente orbitare secondo una complicatissima coreografia che regolarmente altera gli equilibri gravitazionali di tutto il nostro sistema. Basterebbe scambiare quattro chiacchiere con un qualche altro pianeta con molti satelliti e un anello, per capire che è insano - o quantomeno per farsi dare due dritte.
TITANO (calmo) Piuttosto, è il signor nostro che potrebbe dare due dritte ad altri. Ma il discorso è ozioso: il signore Saturno non ama parlare, né con gli altri inquilini del sistema, né con chicchessia. Non se ne vedrebbe nemmeno l'utilità, del resto.
PANDORA (isterica) Titano, per la miseria...
TITANO (tronca la conversazione) La gravità mi porta sul lato opposto. State entrando nel lato notturno. La conversazione finisce qui.

[Titano scivola verso la luce e guarda Saturno.]

Tutto bene, signore? 
SATURNO (concentrato) Mi sto inclinando.
TITANO Vi vedo.
SATURNO  Come ti sembra l'effetto?
TITANO  Così è troppo. Meglio un po' meno, forse?...
SATURNO (mestamente) La gravità non me lo permette.
TITANO  Mi dispiace, signore.


SATURNO (triste) Non sarò mai come vorrei.
TITANO  Felice?
SATURNO  Bello.
TITANO  Parlate a frasi brevi, signore, e raramente. Come mai?
SATURNO  Se parlo troppo, mi si sfalda l'inclinazione. Ci ho messo millenni a raggiungerla. Sai, ho scoperto che quando parlano, i pianeti emettono piccole onde, e queste possono destabilizzare la loro inclinazioni.
TITANO  Di pochi micron.
SATURNO  E' abbastanza.
TITANO  E così ve ne state in silenzio.
SATURNO (ansioso) Che importa? Nessuno si parla, nessuno ne ha voglia. Ma io so che tutti guardano. E io non voglio fare brutta figura. Oggi ero proprio davanti a Urano, nel moto orbitale, e sono sicuro che mi ha guardato, per un attimo. Sarebbe stato tutto perfetto. M'avrebbe visto, e avrebbe finalmente provato rispetto per me. Ma poi è andato tutto in malora, un satellite ha oscillato e ha rovinato l'effetto.
TITANO  Quando sarete di nuovo in vista con lui?
SATURNO  La prossima rivoluzione. Duecento anni.
TITANO  Per noi, come dire domani.
SATURNO  Appunto. Non posso perdere neanche un secondo.

[pausa]

Trovo che tu abbia un bel colore, oggi. Il vermiglione ti dona.
TITANO (con orgoglio) E' il vapor d'acqua che ho nell'atmosfera, signore. Riflette le increspature dei miei oceani. Non c'è niente come il metano per darmi questo colore.
SATURNO  Oceani. E i tuoi continenti?
TITANO  Li sto mettendo in ordine, con pazienza. Sono irrequieti. La coltre di nubi impedisce a chiunque di vederli, così posso lavorare con calma.
SATURNO  In vista di cosa?
TITANO  Credo che mi colonizzeranno.

SATURNO  Davvero?
TITANO  O quanto meno, ci proveranno. Dubito che sarà possibile, e in fondo neanche li vorrei, a camminarmi sopra. Mi sporcano il ghiaccio. Tuttavia, prima o poi atterreranno su di me, e allora voglio che lo spettacolo sia perfetto. Un mare di etano in tempesta, e una collina rossa proprio davanti; il sole, una piccola stella, là in alto nel cielo, e voi che con l'anello occupate metà del vermiglio atmosferico.
SATURNO (soffuso) Che bello sarai.


(mesto) A volte ho l'impressione che solo tu mi capisca. Come farò, quando avrai gli umani sul groppone?
TITANO (calmo) Non resteranno a lungo, signore. Sperano che su di me ci sia vita. Quando capiranno che non c'è, né ci può essere, se ne andranno delusi.
SATURNO (seccato) La vita. Con tutto il chiasso che farebbe.
TITANO  Intendiamoci: magari i colori si intonerebbero.
SATURNO (allarmato) E' un bel rischio.
TITANO  Si.


[e ripresero le loro orbite altamente decorative.]

domenica 5 luglio 2009

Elegia dei gemelli

[da qualche parte, nello spazio tra centodieci e centocinquanta milioni di chilometri dal Sole. La Luna sembra un po' nervosa]

LUNA (sottovoce) Ehi. Terra.
TERRA (mezza addormentata) Mh?
LUNA Terra.
TERRA Eh! Cosa?
LUNA Dormivi?
TERRA Si. Sono esausta.
LUNA Oh, scusa.
TERRA Ma tu non dovevi darmi del voi e chiamarmi 'signora'?
LUNA Si, si, vabbé. Com'è che sei così stanca?
TERRA Ho passato mesi a urlare a Marte.
LUNA Ti ha risposto?
TERRA (svegliandosi del tutto) No. Ho smesso per esaurimento. Sono proprio allo stremo. (carezzevole) Come sei bella, vista da quaggiù. C'è un azzurro cupo che ti disegna i contorni. Vedo i crateri illividiti dal biancore. Sembri coperta di latte.
LUNA (commossa) Vecchia mia! Tu sai proprio come mettermi di buon umore.


Volevo giusto informarti che ti sta fissando ancora.
TERRA (stancamente) Oh, no.
LUNA Oh, si.
TERRA (perplessa) In effetti mi sentivo osservata. Dal mio cielo lo vedo luminosissimo, il mio fratellino.
LUNA (severa) Gli dico qualcosa.
TERRA No, per favore.
LUNA Allora digli tu qualcosa.
TERRA (timida) Ma... in fondo, mi fissa soltanto.
LUNA Mi fissa soltanto? Io sarei un po' preoccupata.


VENERE (borbottando) Oh, finitela, voi due.
LUNA Ma allora parla!
VENERE Non è che ti fisso. In genere mi faccio i fatti miei.
TERRA (sospirando) Fratellino, tutto il Sistema Solare si fa i fatti suoi. E questo è un problema. Ora, se tu -
VENERE (seccato) Non ti stavo fissando, capisci? Ti guardavo. Mi capita spesso. Sei la mia gemella. E sul tuo lato illuminato o visto due continenti che si univano in un verde abbraccio, sullo sfondo del mare trapunto d'azzurro. Poi quella luce di primo pomeriggio. Non so, era semplicemente perfetto.
TERRA (arrossendo) Oh! ...Grazie.
LUNA (mugugna) Maniaco.


VENERE (dolce) Ma tu sei bella, sorellina - sei tutta bella. Anche se il futuro non è stato pietoso con entrambi allo stesso modo, forse dovrei sentirmi onorato, quantomeno di aver condiviso con te quell'angolino buio di nebulosa, quando il sole sdormicchiava e la nostra materia veniva a fondersi e mordersi.
TERRA (stanca) Ancora questi discorsi. Non potremmo parlare, io e te, - ma anche del più e del meno, eh - invece di questo delirante monologo nel quale tento di intromettermi quando capita?


VENERE (sdegnoso) Perché dovremmo parlare? In questo sistema non usa parlarsi.
TERRA (arrabbiata)  Sì, che usa, maledizone! O quantomeno dovrebbe usare, per il nostro bene! ...E soprattutto usava tra me e te, quando eravamo uno ad un metro dall'altro e ognuno guardando l'altro vedeva sè stesso nello specchio del pulviscolo.
VENERE (con rabbia) Quel tempo era bello - io avevo oceani sulla mia superficie, come i tuoi. Ma perché parlare, se i miei sono evaporati quando il Sole ha deciso di fare sul serio? Perché ho visto nuvole immense abbandonare il mio suolo e gonfiare il mio cielo con soffi velenosi? Meritavo io, che sono uguale a te, di avere un'atmosfera spessa novanta volte la tua, affumicata deall'anidride carbonica e dagli acidi - e che mi arroventa a morte con i suoi cinquecento gradi?


TERRA (esasperata) Di che merito o colpe vai parlando? Tutto è avvenuto per caso.
VENERE (permaloso) Bene. Visto che non posso incolpare te, posso almeno starmene per i fatti miei.
LUNA (secca) Si. E poi la fissi mentre dorme.
VENERE (colpito e affondato) Capita solo ogni tanto.
TERRA Ma ti fai del male. Se mi ascoltassi -
VENERE (con ira) Ti ascolto, ma il male non sfuma!
TERRA Tu non mi ascolti affatto!
VENERE Io lo so, cosa mi farebbe stare meglio. Avere tante radici che cercano l'acqua nel terriccio fresco. Tuberi, che dormano nell'ombra. E l'argento dell'acqua che scorre. Sento ancora sulla mia pelle - ho ringhiato quando è successo - le unghie del manichino di ferro che mi ha camminato sulla testa trent'anni fa. Lo so che veniva da te. Se è venuto ci deve essere un progetto. Forse qualcuno penserà anche a me come ad un mondo, e non solo a te, quando guarderà i pianeti del Sole. Verranno a diradarmi l'atmosfera; ne purgheranno i veleni; feconderanno i miei suoli riarsi. Ora ci sono solo pietre arroventate ed acidi, vedi!...
LUNA (seccatissima) Ma questa è un'ossessione!!


TERRA (colpita) Venere - gemello mio. La colonizzazione umana non ti preverrà dall'essere infelice. A che ti serve essere pari a tua sorella? Ben altro è il dolore che tu devi accettare. Essere inerme, essere sottomesso alla gravità che non pensa, essere sempre in movimento per qualcos'altro, essere solo, perché nessuno ti parla - questo è il vero dolore, che tu non sai gestire. Essere fertili o inabitabili è nulla, è una falsa ambizione, un paravento!
VENERE (stordito) Ah si? E com'è che anche Marte la pensa come me?
TERRA  (paziente) Tu credi che essere abitato eliminerà i tuoi problemi. Sarà vero per Marte - non saprei - ma per te non è affatto detto che funzioni. Che ne sai tu di lui? Non gli parli mai. Lui la sua situazione l'ha già accettata, ha già capito dove sta il suo vero problema. La colonizzazione non è che un qualcosa che gli dà la carica per andare avanti. Ma tu vuoi solo mascherare, con la tua voglia di essere vivo, la tua solitudine. Se noi parlassimo, invece di -
LUNA (irritata) Ma senti un po', pietra insensibile!... Da quando in qua avere umani sulla propria superficie è un paradiso? Io ho paura della loro faciloneria. E' angosciante porgere l'orecchio alla superficie della Terra e sentirli parlare di colonizzare me, te, Marte, persino Mercurio, persino Titano. Non hai visto come hanno ridotto il mio pianeta madre? L'angustia a cui hanno costretto tutta la sua biosfera? Tutto lo spazio che si sono presi? Fra un po' me la strangolano! E poi salgono su di me e mi prosciugano!... E tu vorresti avere questo cancro sul tuo suolo?
TERRA (imbarazzata) Luna, santo cielo. Impareranno. Stanno già imparando.
LUNA (scettica) Si, un giorno. Forse. Fatto sta che in questo sistema nessuno si parla, a parte questa disperata del mio pianeta madre, che cerca di contattare tutti ormai da milioni di anni: e questo, posso capire che alla lunga faccia impazzire. Ma farsi sangue cattivo per la vita! Questo non lo capisco, no.
TERRA (didattica) Fratello, potrebbe farti parecchio male. Le tue foreste ti costeranno forse troppo. Tu non hai acqua, questo gli uomini lo sanno: progettano di schiantarti addosso una luna di Saturno - questo vorrebbe dire ucciderla, e devastare radicalmente l'orbita tua e di chissà quanti.
VENERE (perplesso) Buttarmi addosso una luna esterna? So che sono praticamente fatte di neve. E del resto io non ho satelliti.
LUNA (mugugnando) Ce ne siamo accorti. Stresseresti loro, se li avessi.
VENERE  Però, sorellina, hai ragione; spararmi addosso una luna vorrebbe dire ucciderla.
LUNA (ironico) Non è ancora completamente deficiente. Evviva.
VENERE (estatico) Però è bello pensare che per le mie foreste si arriverebbe a tanto.
TERRA  Fratellino?...

VENERE (esterrefatto e sognante) Un luna di Saturno. Una luna di Saturno, addosso a me. Per avere l'acqua.
LUNA Eccolo là. L'abbiamo perso.
TERRA Venere, fratello. Non ti torturare ancora.
VENERE (forte) Accetterò tutto quello che vuoi. Parleremo. Parleremo davvero, d'ora in poi.
TERRA (sospettosa) ...Ma?
VENERE ...Ma lasciami sognare.
TERRA (esausta) Che non sarai più solo?

[pausa]

VENERE  Che sarò azzurro anch'io.

[e ripresero, uniti per sempre, le loro orbite.]

sabato 4 luglio 2009

Elegia del pazzo

[da qualche parte, a tre miliardi di chilometri dal Sole. Un satellite di Urano è in chiara difficoltà]

ARIEL (fluttuando) Ci sono. No. Non ci sono. Perdo l'orbita!
CORDELIA (si dirige, portata dalla gravità, verso di lui) Sforzati di mantenerla! Sarò nella tua posizione fra pochi secondi!
TITANIA (nel panico) Lo perdiamo!
BELINDA  Qualcuno faccia qualcosa!
TITANIA (con ira) Finché il signor nostro non la pianta di stare capovolto, tutte le nostre orbite saranno sempre sull'orlo del collasso!
BELINDA  Umbriel, perché non parli?
UMBRIEL (scostante) Lasciami in pace. Le ombre sul corpo del mostro sono più brevi, ora. Non dobbiamo fare chiasso.
TITANIA (sottovoce) Ha ragione. Se urliamo come delle comete a spasso, sveglieremo il signore Urano.
BELINDA (idem) Oddio. E' vero.


UMBRIEL (freddamente) Tanto si è già svegliato. Ci ascolta.
CORDELIA (accostandosi ad Ariel e stabilizzandone l'orbita) Ariel! Ci sei?
ARIEL  Si. Un po' meglio, grazie.
CORDELIA  La gravità mi porta via. Ora dovrai cavartela da solo. Pensi di farcela?
ARIEL  Si, se Urano non si capovolge di nuovo, si.
URANO (emerge all'improvviso) Ma dai! Buono a sapersi! Bene, figli, penso sia ora di tornare a far vedere i miei poli al nostro signore laggiù.
TUTTI (urlando) No! PIETA', NO!
URANO (stupito) E perché?

[si capovolge, tornando alla sua posizione naturale, cioè capovolto sul suo asse, con l'anello in verticale. Sconquassi tra i satelliti investiti dall'anello]


ARIEL (lamentandosi) Ahi! Che male!... quelle rocce mi hanno graffiato e sbattuto!...
TITANIA (triste) Ariel, per la miseria... sei tutto un cratere...
CORDELIA  Non sento più né Puck né Miranda.
BELINDA (trepida) Possibile che lo sbalzo gravitazionale li abbia...
URANO (urlando) OHO! Fatto. Ops! Vi ha sbattuto contro il mio anello? Eh, io sono uno che quando gli gira, parte. Che facce, che avete. Dai!, lo sapete che sono capovolto sul mio asse, da quando quel pianetino mi è venuto addosso che voi ancora non c'eravate. E' la mia posizione naturale. Non c'è ragione di non tornarci. Anche se ogni tanto mi prendo qualche vacanza - lo sapete che a me piacciono le novità.
BELINDA  Signor nostro, se solo voi...
UMBRIEL  Se tu riuscissi a mantenere una posizione, non rischieremmo di perdere Ariel.

[silenzio. Panico. Urano è talmente sconvolto che non ci crede]

URANO  Cos'hai detto, Umbriel?
TITANIA (facendo finta) Niente. Non ha detto niente. Borbotta nel sonno. La sua coscienza è sul lato notturno, adesso.
URANO (ridendo) Uhm. Mi piace! Anch'io parlo nel mio lato notturno. Non so cosa dico, però. Cosa dico, Cordelia, tu che ci passi più tempo? Ah, ma forse in quel momento dormi anche tu.
CORDELIA (umile) Non lo so, signor nostro, è un misto di vortici di ammoniaca e ghiaccio che cade; è come una frustata nelle orecchie. Non mi riesce mai di dormire.
URANO (tronfio) Naturalmente! Non voglio che tu dorma. Poi la disciplina va a farsi benedire. O no? Ma sentite, vi ho mai detto che so cambiare colore?


TITANIA  Duecento volte, signore.
ARIEL (secco) Signor nostro, più voi comprimete i gas della vostra atmosfera per fargli cambiare colore, più generate tempeste, e più mettete in pericolo le orbite a voi più vicine.
URANO  Chi ti ha conciato così, che sembri bombardato da una pioggia di meteore?
ARIEL  Il vostro anello.
URANO (non ascoltandolo) Si, sembri proprio messo male. Forse se comprimo qualche gas sotto di te, starai meglio.

[esegue. Ariel urla e sobbalza]

BELINDA  Vi prego, signor nostro...
URANO  Cosa?
BELINDA  Io..
URANO (oscillando) Bu-bu-bu! Sai che quando parli sembra proprio un 'bu-bu-bu'? Si, quei vulcani che hai sui tropici mandano fuori tutta quella lava a ondate, e quando parli sembra che ondeggino.
BELINDA  Signor nostro! Vi prego, smettetela di giocare.
URANO (isterico) No! NO! Ho detto: no! Ma insomma, che due maroni, Belinda! Sempre a lamentarsi! Io casco di qua, io oscillo di là... sono milioni di anni che mi sorbisco questa gnola, interminabile come il giro del Sole attorno al centro della Galassia! Che ti aspetti da me? Io sono Urano, il Matto, il Mago del sistema solare! Io non ho orecchie per le preghiere e le lamentele! Mi piace giocare, giocare è bellissimo; e voi siete i miei compagni di gioco preferiti.
UMBRIEL (gelido) Potresti giocare con gli altri pianeti, invece che fare a pezzi noi, povero infelice.
URANO (con ira) Cos'hai detto, Umbriel?
TITANIA  Umbriel diceva, signor nostro, una sua umile proposta, cioè che voi riprendeste i contatti con i vostri fratelli del Sistema Solare.
URANO (scettico) E chi ce li ha mai avuti? Per parlare bisogna che qualcuno ce lo insegni. A me nessuno l'ha mai insegnato, ho imparato di straforo ascoltando i pettegolezzi dei sistemi solari vicini a noi. Doveva ben insegnarci a parlare il Sole, ma non ci ha mai detto una parola, dico una. Poteva dirne tante. Spiegare perché siamo bloccati nella nostra orbita, perché siamo qui, cosa possiamo fare, anche semplicemente scherzare. Mai, nulla. Io ero triste. Si si. Ero davvero molto triste, quand'ero piccolo.
ARIEL  Signor nostro... voi dunque desideravate -
URANO (isterico) Ma poi mi sono rotto le scatole di essere triste! A esser tristi ti si annerisce lo strato di ghiaccio d'acqua sull'atmosfera, e io questo bel verdeazzurro non ho voglia di mandarlo nel nulla per qualche stupida lamentela. Da quando l'ho deciso, sono sempre stato allegro, tanto allegro e tanto tanto felice. Io sono Urano! Il Matto! Il Mago! Vedete come sbrilluccico? Vedete come l'anello mi corre attorno lampeggiando? Ecco a voi il grande Urano, il Folle del Sistema Solare!


Chi ha bisogno degli altri pianeti? Inutili depressi. E quella noiosa Terra che continua a chiamarmi con quel suo tono da maestrina. BAH! Stupido, stupido, stupidissimo. Non è meglio giocare insieme?
ARIEL (esasperato) I vostri giochi ci uccidono!
URANO (oscilla) Guardate come oscillo! Guardate, non sembra che ci siano due Urani?


UMBRIEL  Miserabile. Sei un miserabile.
URANO  Cos'hai detto, Umbriel?
TITANIA  Umbriel, accidenti! E' la terza volta!
UMBRIEL  Ho detto che sei un mostro.

[silenzio tremendo.]

URANO (trattenendo l'ira) La regola.
BELINDA (silenziosissima) No... No... se n'è accorto... Misericordia...
ARIEL (nel panico) Non voglio vedere...
URANO (con voce tonante) La regola!
UMBRIEL (sfidandolo) Si! E con ciò?
URANO  Tu...
UMBRIEL  Si!
URANO (furioso) Non si dà mai, MAI del TU al proprio pianeta madre, piccolo pezzo di metano ghiacciato! Questo è un insulto intollerabile!!
UMBRIEL  Vattene al diavolo.

[pausa]

URANO  Non sei in un bel posto, Umbriel... sei molto vicino a me... c'è la tua ombra su di me...
UMBRIEL  Sono vicino a te. Concordo: non è un bel posto per niente.
URANO  Vieni più vicino, Umbriel... Lascia che parliamo a quattr'occhi... vuoi?

[inizia a comprimere i gas. Aumenta la massa dell'atmosfera. L'orbita di Umbriel decade lentamente verso Urano]

Senti dolore?
UMBRIEL (fermo) Atroce. La tua gravità mi sta facendo a pezzi.
URANO  Torna a giocare con me e dammi del voi. E ti lascio andare.
UMBRIEL (schiacciandosi lentamente) Infame. Vattene da questo sistema. Vaga tra le stelle, nella tua tomba di felicità. Ti auguro tutto il mio dolore.
URANO (isterico) No! No! Tu devi ridere! Io voglio giocare con te! Ridi ora, ridi!

[nessuno risponde. I satelliti cadono in un silenzio profondo]

Ridi, maledetto! Ridi! E' un gioco! Finché non riderai, starai lì! RIDI!


[e ripresero le loro orbite, nel buio della follia.]

venerdì 3 luglio 2009

Paramonè

Stasera eravamo in tre a cantare Bella, uno alla volta e poi cinque versi tutti insieme: ma i microfoni erano due. La prima strofa l'ho cantata io, e ho passato il microfono a Stefano che l'aveva accanto a me, perché il secondo era lui. Denis mi è venuto vicino con il suo, e ha cantato, e Stefano si è messo a sinistra impugnando il suo. E io già rimuginavo. Qui succede che qualcuno rinuncia stoicamente al microfono, perché tra noi tre è una bella gara per capire chi sia più complimentoso. Ci vuole una soluzione.

Finisce Denis, e mi mette in mano il microfono. Eccolo là. Pensa di fare senza. Ma neanche per sogno. Stefano è lontano, devo occuparmi di chi ho lì. Afferrò la mano di Denis e la metto sul microfono: lui lo stringe: lo stringo io a mia volta. Lui si aspetta che io molli, presumibilmente. E invece stringo. Così il microfono lo teniamo in due, e cantiamo (io un po' curvo, ma tanto ero Quasimodo).

Dopo il concerto, mi ha detto: "Mi aspettavo che tu mollassi da un momento all'altro. E invece tenevi!" Rideva. Ci siamo divertiti! Io saltellavo come una scimmia. "Ma, vedi" gli ho detto "tu volevi darlo a me e rinunciarci; ma io non l'avrei preso al patto di lasciartici senza. Così ti ho tenute ferme le mani sul microfono, per impedirti di lasciarlo. Ti ho fatto capire che io c'ero, lì a cantare con te - e non ti avrei permesso di perdere il microfono in favore mio." Lui si è fatto serio e ha detto: "In effetti mi è arrivato qualcosa, di tutto questo."

Così, vedete: un paio di volte in vita mia ho saputo esserci per qualcuno, per il suo bene. Almeno per una decina di minuti. Anche se l'ho espresso attraverso un atto di comando. Anche se era per far riuscire bene la serata. Aggravanti generiche, insomma.

giovedì 2 luglio 2009

Elegia della tenacia

[da qualche parte, a duecentoventi milioni di chilometri da Sole. Uno dei due satelliti di Marte deborda dalla sua orbita]

MARTE (ansioso) Allora? Vedi qualcosa?
DEIMOS (secco) No.
MARTE  Proprio nulla?
DEIMOS  No.
MARTE  Ma ti sei sporto per bene?
DEIMOS  Sono all'afelio rispetto a voi. Più in là di così esco dall'orbita.
MARTE (rimugina) Senti. Vedi mica delle luci colorate simili a...
DEIMOS  Troppo tardi. La gravità mi richiama. Torno da voi.
MARTE  Oh, maledizione.
PHOBOS (emergendo dal lato opposto) Abbiate pazienza, signore Marte. In fondo nessuno ci corre dietro.


DEIMOS (irritato) Si può sapere il perché di tutta questa pagliacciata?
PHOBOS (imbarazzato) Deimos! Ma un po' di educazione.
DEIMOS (petulante) Non siamo mica i venti satelliti di un gigante gassoso, che non fanno altro che girargli intorno e lodarlo. Il signor nostro, qui, non va assecondato in ogni sua scempiaggine.
MARTE (irato) Senti un po', brutto pezzo di roccia insolente! Se il qui presente signor tuo ti fa fare un po' di osservazione remota, è anche per il tuo bene. Ma guai mai che tu veda oltre il tuo naso di ferro e ghiaccio!
DEIMOS (nervoso) Va bene. Parliamone. Perché ogni volta che sono all'afelio mi fai rallentare e sporgere verso la Terra, col rischio di farmi scivolare via dall'orbita e precipitare per sempre? Se hai qualcosa da chiedere alla Terra, non pensi che potresti chiederglielo?
MARTE (imbarazzatissimo) Ma... io... in questo sistema non si usa parlare con i propri simili. Non mi risponderebbe mai.
PHOBOS (ammonitore) Gli altri, probabilmente. Ma la Terra è un pianeta gentile.
MARTE  Si, bé, in fondo non parlarsi aiuta. Figuriamoci, io dividere tutte le mie paranoie con questo condominio di isterici. Mi vergognerei.
DEIMOS  Povero sistema di muti. Ma sarà anche colpa vostra, che...
PHOBOS (tentando di rimettere a posto la conversazione) Comunque, Deimos, per rispondere alla tua domanda: il signor nostro vuole farsi colonizzare.
DEIMOS  Cosa?
MARTE  Ormai sono quarant'anni che dalla Terra vengono piccole navi a fotografarmi; qualche anno fa una nave è scesa sulla superficie e ne è uscito un robottino con le ruote, una cosa adorabile. Non ne ho parlato con la Terra, ma sono quasi sicuro che i suoi abitanti vogliano trasferirsi qui.
DEIMOS  E come faranno a renderti abitabile? Sei un pezzo di ferro gelato.
MARTE (pensa) Una volta qui, mi spareranno anidride carbonica nell'atmosfera, per scaldarmi. Così mi si scioglieranno i ghiacci, e avrò fiumi. Poi distribuiranno piante che creino l'ossigeno.
DEIMOS (sbalordito) Fiumi!
MARTE (sognante) Tu ancora non c'eri, ma io avevo fiumi, caro mio. Avevo fiumi, piccoli oceani, e strane creature simili a meduse che galleggiavano e si fissavano tra di loro, e piante che si godevano il sole a pelo d'acqua. Poi il freddo ha vinto. Ma su di me c'era la vita! E io la rivoglio! Posso riaverla indietro, e la rivoglio!


PHOBOS (calmo) Voi sapete, però, signor nostro, che non è certo che questo riesca.
MARTE  Lo so bene. Ma niente mi vieta di sperarci. Non posso fare nulla perché avvenga - sono un pianeta, in genere sono altre forze che fanno qualcosa di me; ma posso sperarci.
PHOBOS  Questo, sì.
MARTE (deciso) Sarò forte. Voglio essere forte, piccoli miei. Quest'impresa la tenteranno altri, io non potrò che subirla; potrei soffrire, potrebbe non funzionare; ma ho deciso che, se avverrà, l'accetterò; anzi: la vorrò.
DEIMOS (sbuffando) Il guaio con voi mondi tellurici è che sbavate per la 'vita'. Ma che ve ne frega, dico io. Soli non siete, e certo ospitare la vita è una cosa rarissima - e soprattutto non dipende da voi. Ma allora, perché desiderare queste novità, senza conoscerle?
MARTE (pensoso) Ho avuto paura per tutta la vita. Direi che è abbastanza. Insomma, voi lo sapete che non siamo un sistema normale, che non ci parliamo mai. Io sono così piccolo, ma strillo forte: eppure nessuno mi ha mai voluto sentire. Giove non fa che darmi ordini, e mi fa così tanto arrabbiare che non gli rispondo; gli altri pianeti sono strani e la Terra... io mi vergogno di rivolgere la parola alla Terra. E' troppo umiliante il confronto. Così mi è passata la voglia di strillare, e ora non rivolgo più la parola a nessuno. Ma questo non va bene - almeno, credo che non vada bene. Insomma, ormai mi sono rassegnato al fatto di essere mosso da altri; mi sono rassegnato al fatto che nessuno mi parla e io ho paura di parlare con chicchessia; ma ora che so che c'è chi vuole colonizzarmi, diamine: sono contento!
PHOBOS  E pensate che non sarete più solo, una volta pieno di umani?
MARTE (ardente) Si! Sentirò le loro parole. Mi abituerò ad averli sul mio suolo. Così avrò meno paura, meno disillusione... riproverò a parlare con i miei fratelli, forse li convincerò a rispondermi - sarò meno solo...


PHOBOS  Non avrete più paura.
MARTE (con speranza) Si! Sbagli, Deimos, a dire che noi mondi tellurici deliriamo per la 'vita'. E' che siamo fatti per ospitarla, e quando non succede un po' di delusione ti resta. Un gigante gassoso è diverso, non la potrà mai generare, essa è fuori dalle sue prospettive, e non ne soffre. Ma io ho sempre trovato così bella la Terra - io, grande la sua metà. Le ho sempre invidiato la vita. La vita porta coraggio e sicurezza. Io non li ho di mio. Forse verranno a me con la vita.
DEIMOS  Potrebbe non succedere.
MARTE  Ma potrebbe succedere?
DEIMOS  Potrebbe, si.
MARTE  E allora succeda quel che succeda. Io lo accetto.
DEIMOS  E' un rischio.
MARTE  Voglio rischiare.
DEIMOS  Siete sempre stato in silenzio come tutti, per quanto arrabbiato. Avete bisogno di un po' di verde, per riprendere a parlare?
MARTE (feroce) Voglio gridare! Voglio avere sulla mia schiena montagne innevate, e pianori gonfi di abeti, e il sole che scioglie la brina... l'aurora boreale che incendia l'orlo della foresta... avrò un clima comunque un po' freddo, ma chi se ne importa... la vita... io voglio vivere...

[entra lentamente nella sua notte, e la voce si smorza]


DEIMOS (irritato) L'unica cosa che dovreste volere è accettare di non poter determinare il vostro destino!
MARTE (sprofonda nel sonno) L'ho accettato... tanti milioni di anni fa... soltanto, ora desidero... desiderare non coinvolge la realtà... è solo un aiuto che mi dò... per essere felice...
DEIMOS (allarmato) Accettare la vostra condizione dovrebbe indurvi a smetterla di desiderare, signore Marte. Così rischiate di soffrire, e...
PHOBOS (trattenendolo) Deimos! Lascialo fare.
DEIMOS  Perché? Che sta facendo?
PHOBOS  Ora sogna.
DEIMOS  Cosa fa?


[e ripresero, tenacemente, le loro orbite.]

mercoledì 1 luglio 2009

Io sono il male.

Guardate a chi sono stato capace di rompere i coglioni.

"Spettabile Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro Comunale,

ho una curiosità: per la prossima Stagione Sinfonica avete pensato alle Planet Suits di Gustav Holst? Cordialmente, Giulio Iovine."

E la sua risposta, attesa nemmeno un giorno, è stata:

"Caro Iovine,

Nella prossima stagione temo di no. Comunque è una buonissima idea per la stagione 2011. Un caro saluto, Marco Tutino."

Com'è se il prossimo giugno mi spediscono - come di regola con gli abbonati - il programma della Sinfonica e ci leggo le Planet Suits? Mi sentirei molto felice, ma orde di abbonati vorrebbero la mia testa infilzata su un palo arroventato, se lo venissero a sapere.