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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cosa sto facendo e perché

Le coinquiline

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Gentile locatario, bisogna dire che con te ci vuole davvero pazienza. Siamo diventate rauche a forza di ripeterti il nostro gentile ma fermo invito – e siamo più che sicure che tu non sia sordo – per cui a te rimane l'umiliazione e a noi il fastidio. Può protrarsi a lungo una simile situazione? Crediamo, onestamente, di no. Te l'abbiamo fatto vedere più volte, con dovizia di particolari. La tua fervida immaginazione non può non aver colto ogni sfumatura dell'atto e ogni sua motivazione intrinseca. Hai potuto vedere la vasca, il vapore dell'acqua bollente, la luce accecante che dal soffitto entra nei tuoi occhi chiusi, il sangue diluito che indugia e avanza nelle onde microscopiche del bianco oceano, come un predatore che circondi la vittima. La vittima – tu – l'hai pur vista, avvolta nel mantello delle vene. E' inutile che spegni la luce del bagno e ti rannicchi in un angolo per non vedere. Quello che ti proponiamo è in fondo l'uso più opportun...

Esasperazione

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Passando per Pàvana, un paese dell'Appennino costruito in pratica su una curva in pendenza sopra un torrente, circondato da foreste che farebbero vergognare lo strato di giungla che mugghia sullo Zaire - solleticato ormai da anni da idee che mi traboccando dal coperchio del cervello e sfumazzano bestemmiando in giro - mi sono detto: Insomma. Ma se Ionesco ha scritto un dramma in cui i rinoceronti invadono il mondo. E vabbè che è un'allegoria dell'ascesa del nazismo. ...ma potrò io scrivere un accidenti di dramma in cui un paesino in mezzo alla foresta viene invaso dagli Anatotitan ? Poi mi è passata. [ ci sarà una giustizia, qui o altrove ]

La scena che non scriverò mai

LETTORE COMUNE (mentre legge una mia opera)  - ...ma che fai? Tenti di indottrinarmi? GIULIONE (scuotendo la testa)  - Ne hai bisogno, non credere. Sei moralmente deficitario, incapace di fissare l'attenzione, e anche un po' stupido. LETTORE COMUNE (indispettito)  - Ehi, che modi sono? GIULIONE - Continua a leggermi, su. LETTORE COMUNE - Queste cose non sono degne di essere lette per intero. GIULIONE - Ah, no? ( tira fuori un altro testo )  E queste? LETTORE COMUNE ( l e prende in mano, legge le prime righe ) - Oh, si... queste si. Ma... boh, non mi va di leggere. GIULIONE - Cosa?? LETTORE COMUNE - Sì, cioè, c'è di meglio da fare. GIULIONE - Al momento, n o : hai fatto tutte le esperienze dell'universo, questa sola ti manca: rivolgersi ad un'altra attività di annoierebbe. LETTORE COMUNE (fa i capricci)  - E allora mi annoio, ok? GIULIONE (con santa pazienza)  - Ma no, idiota, tu sei in cerca di svago, non di noia. LEGGIMI, FORZA. LE...

Proviamoci anche stavolta

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Va bene, ragazzi, un po' meno casino. Sono sceso di nuovo nel Pozzo ! Ehi, mi sentite?! E' il regista , che vi parla! ( silenzio ) Ooh. Bene. ( colpo di tosse ) C'è del lavoro da fare. Mi servono i più feroci e appariscenti tra voi, per un lavoro che sto meditando da un po' di tempo. PLESIOSAURO (curioso) -  Che tipo di lavoro? Un dramma? Un racconto? Non saprei ancora, a dire il vero. Lì per lì pensavo a un lavoro teatrale. Sapete che mi vengono discretamente bene, di solito. ITTIOSAURO (seccato)  - Ti decidi a scrivere un racconto, omino? Vorremmo che qualcuno si accorgesse di noi, così, di tanto in tanto. Si accorgeranno di voi quando farete il vostro dovere come si deve, cafoni ! Ma si può protestare con il vostro datore di lavoro, nonché locatario? PTEROSAURO (irritato)  - E che c'entriamo noi? Mica dipende da noi, il tuo successo. Il regista sei tu . Noi, quello che siamo, lo siamo perché siamo dentro di te – mica l'abbiamo scelto, di...

Un ricordo - ancora

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Da piccolo - molto piccolo - ho avuto una visione. E' tornata, poi, molte volte. Non l'ho mai raccontata a nessuno. Ecco: c'era, sul fondo di un burrone, vicino ad uno specchio d'acqua, una creatura che tutte le sere infuocate scendeva a bere dall'alto della collina. Tutte le rocce erano rosse e polverose e il sole che scendeva piano proiettava un teatrino di ombre lunghissime. Una pietra è rotolata all'improvviso sulle sponde del lago, e la creatura ha alzato la testa verso la parete obliqua del baratro e sopra di lei c'era il suo nemico. Il nemico avrebbe potuto fare a pezzi quella carne inerme. La morte stava nei suoi occhi verdi e a pochi metri dalle sue braccia e dalla sua bocca. Ma per uccidere si era arrampicato sul dorso del baratro, e nello scendere dal fianco della collina si era bloccato. Un altro passo e sarebbe scivolato e precipitato. Così, stava immobile, e non poteva ferire. Ma, lì dov'era, non lasciava che la creat...

Un perchè

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Forse è il caso che spieghi il perchè di questo titolo così pomposamente oscuro. Il Monte Analogo è, come tanti luoghi inventati, un luogo dello spirito più reale che mai. Nel 1944 uno scrittore francese, Renè Daumal, s'inventò questa storia, Le Mont Analogue - il cui preludio potete leggere nella colonna di sinistra - dopo aver studiato per anni le filosofie e le mitologie indiane. Per carità, nè è uscito qualcosa di tutt'altro che dottrinale. Ebbene, un giornalista incline a studi filosofici pubblica un articolo su un mistico monte che unirebbe il cielo e la terra, il Monte Analogo . Sulla sua cima abiterebbero creature superiori che avrebbero la risposta a tutte le domande; lassù troveremmo il luogo dove ciascuno è come è. Una monodìa scatenata su cosa c'è in vetta al Monte la trovate all'inizio del blog, sotto il titolo. Dunque, un bel giorno il nostro protagonista (che si chiama Theodore) riceve una lettera da parte di un tale padre Pi...