mercoledì 9 luglio 2008

Infanzia

...e quando ti sarai stancato di ruzzolare giù per la collina con gli altri, non ti rimarrà, impolverato, che arrancare goffamente nel lago di casa. Gli altri, i loro fianchi sono pareti di pelle, e in mezzo a loro tu sguazzi senza toccare il fondo. Ti ritiri in un angolo all'ombra; una magnolia si allarga sulla tua cresta, e con la coda ti ritrovi a pagaiare piano piano per seguire i vecchi, che sanno dove tuffare la testa e tirarla su con un boccone. La notte vi sorprenderà nell'acqua, alla larga dai predatori. Tornerete a dormire sulla riva e la magnolia vi coprirà di fiori notturni, svolazzanti.


Ma tua madre, mentre rompevi il guscio dell'uovo, con tuo padre e tua zia stava dritta sulle quattro zampe, alta come una montagna sul nido, a scrutare le altre colline in lontananza, in cerca di un rumore, d'un guizzo che la mettesse in allarme. Indifferente, quel mondo attraversava gli spazi - con minime variazioni impercettibili.


[ehi, potrei prenderci gusto, con queste divagazioni poetiche indefinite]

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