domenica 19 ottobre 2008

Red Death


Non vide gli scheletri che spuntavano tra le rocce; non si accorse delle lunghe vertebre, delle scapole, dei femori che un tempo avevano retto zampe come le sue, colli come il suo - non riconobbe nelle orbite vuote dei crani le tracce dell'occhio dei suoi fratelli e sorelle. E andò avanti, addentrandosi nella stretta gola, seguito da quei due o tre suoi simili, magri da fare spavento, che erano scampati alla febbre ed alla siccità. Andarono, il collo troppo pesante e il passo instabile, verso altri scheletri ed altre rocce, in quell'inizio di serata scarlatta, mentre il sole moriva di emorragia. Il sauropode che era avanti non pensava a nulla; avanzava. E tese il collo, portò la testa verso i cactus e i relitti di felci delle pareti, per spiarne la consistenza. Non vide che ad un certo punto la roccia da grigia diventava rossa, che si muoveva, che aveva due occhi gialli - la demenza della morte era con loro, e il carnosauro si sporse come se niente fosse sul confine tra roccia e cielo, tra grigio e rosso, sibilando. La testa appuntita incontrò l'altra testa, piccola, infossata. Dietro al sauropode aprifila, un altro guardò, capì, stirò il collo, aprì la bocca, e ne uscì un grido troppo debole. Il carnosauro ruggì e rimase al suo posto, artigliando la parete di pietra con le unghie disperate della sua fame. Era anche lui magro, ma era grande - era vecchio, forse. I tre sauropodi si bloccarono e guardarono le fessure gialle senza pupilla, e gridarono. L'avversario guardò nei loro occhi, troppo tondi per quelle orbite ossute, e non permise loro nulla. Lo videro emergere dall'anfratto dove assassinava le sue prede e sè stesso, lo sentirono che li guardava, e non capirono a che pensava, non capirono nulla, se non il rosso ardente della sua pelle, e la scarna lunghezza del suo passo.


[un grande ritorno. Questa roba mi danna l'anima]

1 commento:

cat. ha detto...

i dinosauri!!!!!! *_*