martedì 10 marzo 2009

Immaginarseli vivi (4)

[vediamo come mi riesce la traduzione libera]

Gellio, Noct. Att. 9. 4, 1 - 5.  1. Cum e Graecia in Italiam rediremus et Brundisium iremus egressique e naui in terram in portu (...) spatiaremur (...)  fasces librorum uenalium expositos uidimus. 2. Atque ego auide statim pergo ad libros. 3. Erant autem isti omnes libri Graeci miraculorum fabularumque pleni, res inauditae, incredulae, scriptores ueteres non paruae auctoritatis: Aristeas Proconnesius et Isigonus Nicaeensis et Ctesias et Onesicritus et Polystephanus et Hegesias; 4. ipsa autem uolumina ex diutino situ squalebant et habitu aspectuque taetro erant. 5. Accessi tamen percontatusque pretium sum et adductus mira atque insperata uilitate libros plurimos aere pauco emo eosque omnis duabus proximis noctibus cursim transeo.

(il porto di Brindisi, in una bella mattina soleggiata nell'agosto del 158 dopo Cristo. Girano per il porto venditori di fichi e lupini, urlando; un banco del pesce chiude l'accesso al mercato, e in un angolino stanno casse di rotoli di papiro impolverati, guardati distrattamente da un vecchio. Da una nave appena attraccata scendono tre uomini e una donna)

MATIDIA (buttando fuori l'aria) Oh, finalmente. Questo interminabile viaggio in mare mi ha distrutta.
SEVERO (prudente) Andiamo, sorella, non farti sentire dal nauicularius. E' già stato molto gentile a farci fermare a Brindisi anziché a Dyrrachium.
MATIDIA (piccata) Con tutto il rispetto per il brav'uomo, mio caro, io soffro comunque l'acqua alta. Ma pazienza, ormai siamo qui. Credo che mi siederò e resterò immobile finché non mi passerà la nausea.
BATILLO  Bah, le donne romane. Parlano sempre troppo.
SEVERO  Non è così grave, sai? In famiglia ridiamo sempre tanto.
BATILLO  Oh, non ne dubito. Ti andrebbe di mettere qualcosa sotto i denti? Io ho un po' fame.
SEVERO (massaggiandosi la pancia) Si, anch'io. Aspettiamo che arrivi Megilla, così non lascio da sola mia sorella, e poi possiamo andare in quella taverna là in fondo.
BATILLO (voltandosi verso Gellio) Aulo! Vieni con noi?

(Gellio non è più accanto a loro: si è fermato a scrutare le casse di vecchi libri, strisciando il sandalo sul pavimento di lische di pesce e polvere, e dondolando il cesto di vimini pieno dei papiri che si è portato dietro)

(seccato) Aulo! Ma che diavolo fai?
MATIDIA  Lascia perdere, Batillo. Non si schioderà di lì per le prossime sei ore.

(Gellio torna con un pacco di rotoli, estasiato)

SEVERO (sospirando) Che ti sei comprato, stavolta?
GELLIO (saltellando) Che giornata splendida. Pensare che questi libri rischiavano di essere raschiati e riutilizzati come liste della spesa. Che affare che ho fatto!
BATILLO  Ma quanto ci hai speso?
GELLIO  Una decina di sesterzi.
MATIDIA  Niente! Sei stato proprio fortunato.
SEVERO  I pazzi sono amati dagli Dei. E che sarebbe questo ciarpame?
GELLIO (estatico) Questa meraviglia, miei cari, è l'Arimaspeia di Aristea di Proconneso.
MATIDIA  Ma chi, quello dei tizi con un occhio solo?
SEVERO (comprensivo) Quelli sono i Ciclopi, sororcula...
MATIDIA (stizzita) LO SO che i Ciclopi hanno un occhio solo, putide! Ma non sono gli unici! No, Aulo?
GELLIO  Certo che no. Gli Arimaspi, secondo Aristea, hanno pure loro un occhio solo.
MATIDIA (trionfante) HA!
BATILLO  E dove starebbero?
GELLIO (slanciandosi) In Scizia, sopra la palude Meotide, nelle nebbie Cimmerie.
SEVERO (sorridendo) Mio fratello ci abita. Ti garantisco che lassù non ci abitano che Greci, qualche Sarmata, e un sacco di abeti e nevai.
BATILLO (pensandoci) Mi sa che i Sarmati sono più di qualche, sai?
MATIDIA (tesa) Questa conversazione ha un senso?!?
SEVERO (imbarazzato) Ehm... e hai altro con te?
GELLIO  Sicuro. Ti ho pur detto che era stato un affare!... (ficca il rotolo nel cesto di vimini) Qui ho una cosa di un tizio che non conoscevo...
BATILLO (ironico) ...Prodigio!

(va verso la taverna con due sesterzi che gli suonano in mano)

GELLIO  Isigono di Nicea, Sugli Sciti. Niente male come titolo.
MATIDIA (col mal di testa) Ancora loro? Che d'è, una bibliotechina sul mar Nero?
GELLIO (srotola un altro rotolo) In effetti questo è di Ctesia di Cnido... è un estratto delle Storie Persiane che parla delle campagne di Dario contro gli Sciti.
SEVERO (scuotendo la testa) Ah, no. Di quello ha già parlato Erodoto, e ha detto l'ultima parola. Ctesia racconta balle.
GELLIO (colpito) Ma, Severo!... Erodoto molto spesso...
SEVERO  Aulo.
GELLIO  Si?
SEVERO  Non toccarmi Erodoto.
GELLIO (mite) D'accordo. Però mi tengo Ctesia.
SEVERO  Ah, fatti tuoi.
GELLIO (frugando nei rotoli e rimettendoli a posto) Poi, vediamo... Onesicrito... Polistefano... Egesia... quanto sapere... quanto bello stile... (srotola un papiro) Potrei stare a leggere tutta la notte!... Sentite qua! "Presso il popolo dei Sauromati, è usanza antica di nutrirsi solo ogni due giorni. Origine di questo pare sia stato Eracle, che..."
BATILLO (ritorna con un oste tozzo e sudato e una tavoletta di cera) AH - EHM!

(tutti hanno un sussulto)

MATIDIA  Oddio! Che è?
BATILLO (stentoreo) Signori, fate le vostre ordinazioni a questo valente oste. Ci porteranno il pasto qui, davanti alla nave, se avremo l'accortezza di far portare qui quattro sgabelli e un tavolo. Leggete e decidete.

(espone la tavoletta, scritta in un latino molto italiano)

HABEMVS IN CENA
PVLLVM
PISCEM
PAONEM

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