mercoledì 8 luglio 2009

Elegia dell'eternità

[da qualche parte, nelle immediate vicinanze del Sole.]

SOLE (seccato) Non va.


E' cominciato il mio ciclo di macchie solari e non mi riesce di emettere la mia facola. Qualcosa me la sporca mentre si innalza. Se almeno queste vocine stessero zitte un po'.
MERCURIO  Non sono le vocine a fermarti. Sono io, con la mia massa.
SOLE  Io chi?
MERCURIO  Io. Il primo pianeta del tuo corteggio.
SOLE  Ah si? E dove sei?
MERCURIO  Te lo indico, tiè:


SOLE (se ne accorge) Aaaaah. Sei .
MERCURIO  Essì.
SOLE (con naturalezza) Sei così brutto e piccolo.
MERCURIO (calmo) Questione di gusti.
SOLE  Tu pensi di essere brutto?
MERCURIO (spento) Anche se lo pensassi, non me ne importerebbe granché.
SOLE  Sei strano.
MERCURIO  Per te, ogni cosa è strana.
SOLE  Perché mi impedisci di lanciare le mie facole?
MERCURIO  Non lo faccio apposta.
SOLE  No?
MERCURIO (calmo) No. Sono un pianeta. Non posso cambiare la mia orbita attorno a te. Vado dove mi porta la gravità.
SOLE  (rimugina) Ah. Aspetta. Ma certo, capisco! Anch'io giro e non posso scappar via.
MERCURIO  La cosa ti disturba?
SOLE  No. Perché sei così bucherellato?
MERCURIO  Asteroidi.
SOLE  Non te li ferma l'atmosfera?
MERCURIO  Non ce l'ho. Me la risucchi via ogni volta con i tuoi venti.
SOLE (perplesso) Ah.
MERCURIO  Ma ho imparato a farne a meno.
SOLE  (perplesso) Ah.


E dunque giri attorno a me. Che strano. Non ti ho mai visto.
MERCURIO  Sono molto piccolo. Ma anche tu sei parecchio distratto.
SOLE  Perché?
MERCURIO (con vaga ironia) In genere i soli si accorgono dei loro pianeti. Vedendoli nascere, imparano a chiamarli per nome e a sentire e distinguere le loro voci. O almeno, dovrebbero farlo.
SOLE (non ci arriva) Perché? Tralasciando il fatto che tu sei uno sputacchino; che io abbia due, quattro, dieci sfere a rotearmi intorno, cosa cambia?
MERCURIO (cupo) Questa domanda che hai fatto è la chiave di tutto.


SOLE  Non capisco.
MERCURIO  Non è che non capisci. E' che non ti interessa.
SOLE  Forse è vero. Tu sai tante cose. Sai anche perché c'è questo brusio?
MERCURIO  Ma allora lo senti.
SOLE  Certo che lo sento.
MERCURIO  Parlami del brusio, Sole.
SOLE (perplesso, ricorda) ...Ma niente, ero nella nebulosa, cinque o sei miliardi di anni fa - capisci, nascevo. L'idrogeno cominciò a frizzare e scintillare, io fui compresso e generai elio. Fu allora che sentii le prime voci.
MERCURIO  Da dove venivano?
SOLE  Da fuori. (indica) Da lì, per esempio, ne viene una fortissima.
MERCURIO  Alpha Centauri. E' forte perché è vicina.
SOLE (indica) E da lì una profonda e bassa.
MERCURIO  Upsilon Andromedae. Si confonde con quella del suo pianeta abitabile, che è ancora più bassa della sua.
SOLE (indica) E da lì una chioccia che ogni volta che la sento vorrei mandarle una fiammata.
MERCURIO  Sirio C. Un po' difficile, vista la distanza. E cosa ti dicono?
SOLE  Non lo so, non le ascolto; hanno un tono di rimprovero che non mi piace.
MERCURIO  Addirittura!


Quindi non sai cosa ti vogliono dire i tuoi fratelli e sorelle.
SOLE (perplesso) Fratelli e sorelle? Ma dove?
MERCURIO (calmo) Pensavo l'avessi capito. Come noi pianeti siamo tutti imparentati, così le stelle di tutta la Galassia sono sorelle; e così tutte le Galassie, e i gruppi di Galassie. Noi ruotiamo intorno a te; tu ruoti intorno al centro della Via Lattea: la Via Lattea ruota attorno al centro del Gruppo Locale, che si fa due chiacchiere con la Vergine quando si trovano vicini - a duecentocinquanta milioni di anni luce. E' sempre così, nell'Universo. Se le altre stelle tentano di parlarti da quando sei nato - bé, è naturale che tentino.
SOLE (annoiato) Oh, che stress.
MERCURIO  Perché?
SOLE (immusonito) Non mi va di parlare, a me. Tutti vorrebbero che parlassi. Sono qui, da solo, in pace: perché dovrei interagire se non mi va?
MERCURIO (sottilmente irritato) Il fatto è che tu non sei da solo, nell'Universo, Sole. Hai nove fottuti pianeti che dipendono completamente da te, e tu non gli hai mai - mai - mai rivolto la parola. Ne è risultato che nessuno di loro è mai stato aiutato ad affrontare la terribile impotenza della vita di ogni pianeta. Si, tu sei una stella e quindi questa cosa non la subisci più di tanto: ma noi siamo pezzi di roccia incapaci di qualunque movimento, imprigionati nell'orbita. Questa cosa non è facile da ammettere; tu, che sei il palo a cui siamo attaccati per il collo, avresti dovuto esserci quando piangevamo. Metà di noi sono impazziti, metà sperano a caso, uno vorrebbe morire e uno ormai è indifferente. Se tu solo gli avessi detto di stare sereni, di accettare, di amare. Ma sei stato zitto per miliardi di anni, Sole. In silenzio, e sordo alle urla sanguinarie di metà Galassia, che ti vede e non capisce.


SOLE  Ma a me non interessa.
MERCURIO  Lo so. E neppure a me - ormai. Ormai l'eternità è pronta per ricominciare da capo. E non sarà mai più diversa.

[e ripresero le loro antiche orbite.]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Questa ti è venuta bene!.. Bella!

toppe ha detto...

...Sdeng. Senza speranza.
Comunque sì questa è piaciuta anche a me.
E poi questa diatriba mi ricorda tanto la dialettica interiore di qualcuno...