domenica 8 novembre 2009

Cahier des doléances

In cima alla catena alimentare?

Ma 'sti cazzi.

Non che io voglia farne una questione. Ma non è certo colpa mia se nel bel mezzo della valle dove abito ci sono questi acquitrini. Qualche generazione fa il fiume ha avuto un momento un po' così e ha debordato in meandri e laghetti, e tutt'intorno è venuta su una foresta che mi tocca attraversare, se voglio arrivare da dove dormo - in collina, dove la notte è un po' più fresca - alla grande piana dove passano le mandrie degli erbivori - e dove, più che altro, scorre il fiume. Non so se ho menzionato il fatto che vado matto per il pesce. E qui non girano erbivori miti o facili da catturare, tutt'altro - se non fosse per la mia stazza, ricordo un paio di occasioni in cui avrei avuto seri guai a fronteggiare, che ne so, una madre furibonda (che chissà come mi ha sentito mentre scavavo la terra del suo nido) o un giovane collo-lungo, leggero quaranta tonnellate, in vena di facezie. Insomma, la mattina mi sveglio e scendo a procurarmi il cibo - e lo faccio da diverse stagioni; cioè, da quando mia madre mi ha fatto capire a ruggiti che non era più il caso di chieder carne a lei.

Una bella mattina, col sole che sfavillava in un angolino del cielo e l'acqua chioccolava serenamente nella vallata, me ne andavo con flemma verso una mandria di quelli che spesso passano di qui (tendenzialmente perché ci vivono), non tanto grandi e non molto difesi (purché io stia attento a quel terrificante sperone che hanno al posto del pollice: un mio cugino ci ha perso un occhio), perché speravo di beccare qualche animale vecchio o malato che rimanesse indietro. Erano in marcia proprio dall'altra parte di un vasto laghetto, non più profondo della mia tibia. Tenendomi sottovento, senza fare chiasso, comincio ad attraversare le acque, quand'ecco che


Ho cacciato un urlo. Credo di aver fracassato i timpani di parecchi animali nelle vicinanze, perché dopo un balzo della miseria - l'unica cosa che sono riuscito a fare, e sono pure cascato per terra schizzando ovunque - ho sentito grida di proteste per ore. 

Quel coso coi denti mi fissava. Non credo volesse mangiarmi. Dovevo averlo disturbato. Quel che mi frustra terribilmente è che non mi ero nemmeno accorto che lui c'era, e poteva spezzarmi in due con quella bocca orrenda.

E' più grande di me, ha più forza di me, è veloce quanto me, e anche se forse è meno intelligente, sa stare nascosto meglio di me. Non avrei avuto scampo. Gli ho agitato davanti gli enormi artigli che ho sulle mani, e ha sibilato. Ho ringhiato, e ha sibilato - e mi è venuto più vicino. Era troppo. Con finta calma ho arretrato fino alla terra asciutta, e mi sono diretto verso la foresta, a meditare un'elaborata strageg - si, si. Ok. A nascondermi, va bene. 

(Antipatici.)

Si è piazzato a prendere il sole a pochi metri da me. Non sono più riuscito ad avvicinarmi. Il bello è che non sta solo lì, ma vaga tutto il giorno per i meandri della valle, rendendo le mie traversate duecento volte più pericolose, perché per capire dov'è devo tendere al massimo i miei sensi, e questo non è utile se stai facendo la posta ad un ornitopode, indifeso quanto vuoi, ma che ci vede e ci sente benissimo. Mi spaventa le prede,


è un pericolo per i piccoli predatori che vagabondano,



e poi, non so. Ha come un'aria da fottuto imperatore. Come se qui comandasse lui. Le mandrie di erbivori hanno perso degli elementi, a causa sua, e ora vanno a bere solo in fitti gruppi, il più in fretta possibile. Una volta, pur di bere in un punto dove sapevano che lui non c'era, mi sono passati a due passi di distanza. Non avevano più paura di me - o almeno, non tanta quanta ne avevano di lui, e - scusate, eh - ma fino a una generazione fa ero io - IO - il predatore più grosso e più pericoloso della zona! Non quel... quel... quel soprammobile con le squame!


E poi - non sto delirando - sono convinto che mi abbia preso di mira. L'altra notte ho pescato un grosso pesce, infilzandolo con l'artiglio enorme del mio pollice (sono bravo a pescare), e me ne stavo tornando verso la foresta, quando ho sentito come uno sciacquìo e delle bollicine che salivano a pelo d'acqua. Mi sono voltato col pesce in bocca, e chi ho visto?


Lui. O lei, non so. Non li distinguo.

Tutto questo per ribadire il fatto che uno dice tanto 'i dinosauri di qua, i dinosauri di là', ma le mie idee su chi c'è davvero al vertice della catena alimentare sono, diciamo, un po' cambiate rispetto a prima. Si, dico, sono quasi finito in bocca ad un coccodrillo. Sono esperienze che ti aprono gli occhi.

2 commenti:

Gian Lorenzo ha detto...

siiiiiiii sono tornati i dinosauri!!!!!

Stephanie・ステファニー ha detto...

Giulione!
Ti posto una picconata, per una volta....il mio perfezionismo alla svizzera me lo impone!:P
Si dice cahier des doléances, credo : )