venerdì 6 novembre 2009

I chiodi


[sembra ormai abbastanza chiaro che il cervello dei dinosauri, dal più complesso al più semplice, assomigliava ad un complesso di interruttori della luce. Sugli interruttori c'erano etichette quali cibo, difesa, amore, cuccioli, rivale, panico e via così. Funzionava solo un interruttore alla volta, se provocato da un evento esterno. La vista di un predatore spegneva l'interruttore del momento e attivava quello della difesa; allorché il predatore cessava di essere una minaccia agli occhi dell'animale, l'interruttore difesa si spegneva e in pochi secondi l'animale tornava alle sue occupazioni precedenti, senza ricordare cosa era appena successo.]

Dove?

Cosa -

(Sono stato io?)

Presto, prima che -

prima che -

Non lo vedo, quell'ossesso coi denti che rantola e sbatacchia a terra la coda e la zampa posteriore destra - quella che non gli ho ridotto in pappa. Non lo vedo, perché ho due occhi che è come non averli - a distanza di una testa da me, è tutto maledettamente sfocato. 

Vero, non ne ho bisogno. Non ho bisogno di tante cose. Se non vedo il cibo, ci pensa il naso a trovarmelo - tira la mia bocca verso le piante non velenose, mi ficca il muso nel fango per strappar via le radici. Il mio naso adora certi germogli che crescono al centro della sterpaglia più fitta, e spesso e volentieri trascina la mia tonnellata nel bel mezzo di un groviglio di erbacce che i miei spuntoni strappano e si portano dietro per chilometri. Mai una volta che io abbia saputo cosa c'è sopra a quel fittume di verde. Si, bè, i tronchi li vedo - quando sono a due centimetri da loro. Giusto per non sbatterci contro - e vabbè che cammino piano, però peso.


Si, posso guardare in faccia un mio simile - è l'unico che nella zona sia alto come me, cioè alto come la terra. Sono i miei chiodi, i nostri chiodi - quelli che ci tengono a terra la faccia.


E io devo ricordare. Non ricordo quasi nulla. Sento che sto per dimenticare tutto. Sento l'odore dell'acqua, ho sete - avevo sete prima di... di quello che è successo, e adesso la sete torna, e dice che devo pensare solo a lei - e nella mia piccola testa, una piccola cosa sta lentamente tornando al problema numero uno.

Ma cos'era il due? Cosa - l'ossesso. L'ossesso fa rumore. Sento anche il suo odore, è umido e aspro, è l'odore che mi fa paura, sta lì, fisso nel mio istinto, e ogni volta che lo sento ricordo -

Ero uscito dalla foresta - avevo sete. E' il momento in cui tutto è secco, e dopo aver bevuto cerco tuberi sulle rive del fiume. Così ad un certo punto non c'erano più alberi, ma non ci facevo caso, perché andavo dritto verso l'acqua - non la vedevo, ma sapevo benissimo che c'era, era lì che mormorava dietro la duna. L'ossesso era lì pure lui; non so da quanto, non so se passava per caso, non so se mi seguiva e non so da quanto mi seguisse. In cima alla duna, ho sentito il suo odore - e nella mia piccola testa è esplosa una scarica. La mia coda si è mossa da sola, un colpo dopo l'altro, lateralmente, con furia. L'ossesso ha ruggito, è corso verso di me. Neanche lui l'ho visto, ho stirato il collo, ma vedevo solo una forma confusa e il triangolo dei denti - la mia coda continuava a muoversi da sola, i muscoli alla base oscillavano come pietre - ma l'ossesso era alto sopra di me, e lui mi vedeva benissimo. Non so quanto tempo è passato mentre ripetevamo la danza della morte - lui veniva, io urlavo, la coda si muoveva, lui spesso tirava un calcio alla mia pancia dove non ho la corazza - una piccola falce mi torturava scavando piccoli fulmini nella curva del ventre. Ero rauco, capivo solo che l'ossesso doveva andare dietro - dietro, dovevo far andare dietro l'ossesso - ma questa piccola cosa nella mia piccola testa non capiva come fargli fare una cosa così semplice. Poi l'ossesso ha saltato, ha sbagliato, è atterrato sui pugnali che ho sul dorso; la carne della gamba era calda - e il fragore dell'osso troncato di netto è andato perso per le nostre grida.

L'ossesso è lì. Non mi minaccia più. E' sdraiato, schizza sangue, ruggisce e mi guarda con due grandi occhi color dell'ambra. Mi vede, nitido, ottuso, che lo guardo senza vederlo - ma so che c'è - sento la terra che trema per i colpi dell'osso esposto e l'odore acre del sangue.

Ecco, così è andata. Ma la piccola cosa nella mia piccola testa ascolta il mio naso, le mie orecchie, i miei occhi - sa che nessuno mi disturba più - l'interruttore, guardo l'ossesso e tento di tenerlo acceso - ma si spegne, non devo più difendermi, si spegne piano nel buio della mia piccola testa - io dimentico - ho sete - ho sete - i nostri chiodi, i miei chiodi stanno tornando, il martello nella mia piccola testa mi sta reinchiodando a terra -

e l'ossesso, e tutto questo - è successo centinaia di volte. Perché sono vecchio, ormai. I resti della scarica che galleggiano nella mia piccola testa - il mio sangue che scalda la curva del ventre - il rumore del corpo dell'ossesso che cade a terra, il silenzio che torna sul gigante che muore - in questi attimi



ricordo

2 commenti:

Anonimo ha detto...

bello!..

toppe ha detto...

...però se è allogorico me lo spieghi.