lunedì 22 febbraio 2010

Una novità

Un giorno, uscendo da casa mia, m'è parso di vedere, fuori dal cancello, che la strada non c'era più. Qualcuno era passato nella notte ed aveva raso al suolo il viale d'ingresso e le case del vicinato, riducendole ad una poltiglia di calce e sangue. C'era nell'aria una nebbia di pietra – e all'orizzonte, mi pareva di vedere torri spezzate in due, e il dolore che usciva dalle loro bocche in rosse colonne di fumo. Non avranno distrutto anche la mia, ho pensato d'impulso. Non avranno osato. Mi sono messo a correre per la piana deserta e giallastra, tra una rovina ed uno scheletro, nel grande piatto della morte, fin verso le torri; e una delle torri aperte in due era proprio la mia. Intorno a me, gente ferita piangeva in faccia a sé stessa e si chiedeva perché. E mi guardavano come se si aspettassero che li raggiungessi, a sporcarmi della loro polvere sanguigna. Ma io ho guardato la cima distrutta della mia torre, e le mie gambe sono rimaste dritte come pali.

Avevo sperato il cielo, e avevo innalzato quella macchina morta. L'argano all'interno della torre doveva proiettarmi più in alto delle nuvole – e ora me l'avevano distrutto. Dovevo avere gli occhi percorsi da piccole nervature rossiccie, quando li ho alzati sull'altro me che era trafitto dai pali rotti in cima alle rovine. Che razza di spettacolo, vedere tutta quella minuscola gente, che formicolava sulle mie rovine, rideva, danzava e godeva e si mordeva per lo sfacelo. Ho sopportato finché ho potuto; poi sono corso ruggendo verso le rovine e ho cominciato a scalarle. Erano tutti ragazzini, quelli che avevano distrutto la mia torre, tutti ragazzini che mi guardavano e ridevano – alcuni li conoscevo anche – così piccoli, erano. Con uno strumento musicale, o un libro, o un pennello, saltellavano. Non ci ho visto più. Ho afferrato un pezzo di legno spaccato a metà e l'ho immerso nel fianco di una piccola musicista accanto a me. C'era del fuoco, qui e lì – l'ho preso, ed ho incendiato quelle piccole bambole. Che bello vedere il pianoforte andarsi a fracassare su una pila di sangue. Ho trafitto e bruciato, e con i loro cadaveri sono salito e salito e salito, più in su della mia torre tradita, fino alle nubi senza fine

e lì ho colto la novità.

Ero vivo.

6 commenti:

toppe ha detto...

A volte mi chiedo quanta violenza, quanta rabbia hai dentro.

Anonimo ha detto...

è tutta scena!..

Anonimo ha detto...

no che non è scena.

Anonimo ha detto...

..chi parla?

Anonimo ha detto...

io

Anonimo ha detto...

io chi?