sabato 27 marzo 2010

Schemi essenziali


Ho paura di te. Tu non sei morto. Tu non morirai mai. I tuoi denti tengono stretti i miei polmoni. C'era un foresta di pietra, e la pietra era verde e traspirava, e si gonfiava e cresceva, ed era umida, e gettava ombre frastagliate. Ti aggiravi dondolando, come una Furia addormentata, in bocca ad un mostro che camminava con gambe lunghe ed a passi distesi. La foresta non aveva fine. Lui era solo e silenzioso, come il dente che è rimasto sulla sua mandibola: gli altri sono rimasti nell'alveolo, a far finta di crescere. Ma dalla pietra non cresce niente. Il mostro guardava la foresta con occhi senza pupille; nella testa non aveva pensieri; nella bocca aveva solo i denti, gocciolanti, lucidi, e la lingua, un torso di carne e sangue. Il dente luccicava, e nel suo bianco arrivò a riflettere un occhio sbarrato. Su quell'occhio sbarrato, una creatura troppo lenta consumò un attimo tanto lungo quanto il tronco dell'albero di cui non potè più nutrirsi. La palpebra di quell'occhio sbarrato calò lentamente, scortata da due gocce di sangue che da ambo i lati ne protessero l'eterna chiusura. Ancora e ancora un artiglio, incastonato in una mano paffuta, sbatteva per terra, attonito per non essere stato usato.

Pensieri del genere mi fanno compagnia la notte.

[si, è una citazione.]

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