mercoledì 14 aprile 2010

Sfumature

Una distinzione fondamentale da fare, quando un predatore vi attacca o fa mostra di attaccarvi, è capire se ha fame, o se è semplicemente incazzato con voi.

E' una cosa che le mie prede abituali capiscono al volo. Non è difficile, in fondo. Se le mie intenzioni sono di mangiarvi, non mi vedrete se non due secondi prima che vi infili le mascelle nel collo; o in ogni caso, mi vedrete che corro verso di voi. Se invece sono solo incazzata con voi e voglio che ve ne andiate, faccio un po' di scena – ruggisco, agito la testa, calpesto il terreno coi piedi – in modo che vi spaventiate e vi leviate dai piedi. Sono dinamiche semplici.

Ecco, l'anchilosauro è uno che queste dinamiche, proprio non le capisce.

Vive solo; e chi ha bisogno di una mandria, con quella corazza? E non è molto sveglio. Ancora: chi ha bisogno di un cervello, con quella mazza ossea alla fine della coda? Domande inutili, come vi avrebbe detto mia madre, che quando vedeva un anchilosauro, ruggiva e faceva dietrofront. Quando mi piazzo davanti a lui e cerco di spaventarlo, perché voglio che si levi di torno, lui non ci arriva e crede che io voglia mangiarmelo; soffia, mugghia, solleva polvere e rotea con violenza la coda.


E sta lì, fermo come un paracarro. Se mi avvicino, carica – e un colpo di quella coda basterebbe a spezzarmi un femore. Dopodiché, chi gli tiene dietro ai miei tre piccoli mostriciattoli?

Eh, grazie. Secondo voi, perché sto come 'na scema davanti ad un anchilosauro infuriato? Perché dall'altra parte dell'anchilosauro stanno i tre sopravvissuti della mia ultima covata – una delle più sfigate di tutti i miei sedici anni (son vecchia).

E se questa bestiaccia corazzata cogliesse certe sfumature, io non starei correndo questo rischio.

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