giovedì 3 giugno 2010

J'accuse.

Per chi non mi conoscesse ancora, sono uno spaventapasseri; e vivo in mezzo a un campo di granturco, talmente vasto, che i miei occhi, che son poi due bottoni, non arrivano a carpirne l'immensità. La stoppa di cui sono fatto è vecchia, e gli orli me li stropicciano i corvi con il becco, ma a me non dà fastidio; mi sorregge anzi la pacifica convinzione che starsene qui fermi a contemplare sia una scelta sensata.

Poi una notte mi ha colpito un fulmine, e sono andato in fiamme come un cerino. Il fuoco non si è appiccato al granturco che mi circonda, perché attorno a me, negli anni, è andato scavandosi nella terra un buco a cerchio, poco profondo, un po' per la mia troppa voglia di non dar fastidio, un po' per la poca voglia altrui di beneficiare della mia protezione – e sì che in vita mia ho attirato molti corvi e cornacchie che si sarebbero buttati altrove, non ci fossi stato io.

Sapeste com'è strano il granturco. Più io brucio, più lui diventa freddo. Arrivano, le mie fiamme, ad un livello di luminosità tale, che il granturco smette di vederlo. Non ho capito se faccia finta o non lo veda davvero; questa scena il granturco la recita spesso, si chiama Aiutiamo lo spaventapasseri a cavarsela da solo. Il granturco è anche molto spiritoso: una pianta o due mi fanno notare che forse dovrei scegliere altri metodi di comunicazione. Altre mi elencano i motivi per cui non possono esserci per me, ma per le altre piante, certo, subito. Altre perdono tempo a scusarsi del fatto che quella sera proprio non potevano, erano tanto stanchi, avevano altri amici, altri gruppi, altre cose più interessanti di me. Altre mi ricordano che avrei dovuto crearmi una rete di piante, così da evitare che accadessero incidenti del genere.

Va bene, non sono poi così vecchio come spaventapasseri, posso sempre ricominciare da capo, e spegnere il fuoco. Ma poi, cosa mi aspetta? Ricordare gli anni che mi hanno portato al fuoco? Pensare agli sbagli che io ho fatto e il granturco no? Ripensare alla freddezza degli affetti altrui, alla loro insufficienza, alla loro sordità? Il futuro non è appetibile – è rovinato sin d'ora.

Ma non farei prima ad andare in cenere, e smettere per sempre di tener lontani i corvi?

5 commenti:

adelaide_the_president ha detto...

mi piace com'è scritto. bravo.
non ho capito, però, chi accusa chi e per cosa.

LadyCocca ha detto...

ci piace, a me e alle mie me virtuali che vivono nelle teste altrui.
(forse sì, forse sarebbe più facile. come sarebbe più facile smettere di oscillare, forse. possiamo continuare a chiederci perchè non lo facciamo, possiamo farlo, o possiamo andare avanti così. o cambiare tutto, credo. in realtà non so. e per inerzia, si tira avanti.)

toppe ha detto...

...seguendo le tue istruzioni, ti dico: stai esagerando. Ci sono un sacco di ponti, attraverso il fosso attorno allo spaventapasseri, ma lui ama affacciarsi nei posti senza ponte, per poi potersi lamentare di quant'è distante e irraggiungibile l'altra riva.

emilio neoteros ha detto...

Ottimo, Ila, ma a dar retta con precisione alle mie istruzioni, avresti dovuto dire: lui ama credere che NON VI SIANO ponti. Perché non è bello che lui si debba affacciare a ponti che non desidera attraversare. No?

adelaide_the_president ha detto...

vabbè ho capito non mi vuoi più bene. infatti non cachi le mie domande.

passando ad altro, il tuo Caino è leggermente inferiore a quello di Saramago, ma considerando che il suo è superbo, ti ho appena fatto un gran complimento.
Caino è senza dubbio il miglior libro del 2010, parola mia (e la mia parola conta un sacco, credetemi).