venerdì 30 maggio 2008

lullaby

- ...ninna nanna ninna ò, questa bimba a chi la do...
- Scusa, ma se devi addormentarmi perchè vuoi darmi via?
- Ma... veramente...
- Ennò, ti contraddici da solo. Devi star qui a farmi dormire, mica svendermi. E a chi vorresti darmi?
- ...la darò alla befana, che la tiene una settimana...
- Cosa c'entra la befana? io voglio la mia mamma, mica una vecchia che abita al polo nord! E poi ribadisco che è uno scaricabarile.
- ...la darò all'uomo nero, che la tiene un anno intero...
- Fra un anno evidentemente non avrò più bisogno di ninnenanne. E poi l'uomo nero mi farebbe paura, non sonno. Ma tu te le assumi le tue responsabilità?
- ...piccolina della sua maaaamma...
- Tu non sei la mia mamma.
- ...piccola meeela, piccola mela del suo papà...
- ah io sarei una mela. No, guarda, al massimo una liquerizia. E poi mio padre mica le mangia, le mele. E' tutto in disord...

CRASH

giovedì 29 maggio 2008

brainstorming poetico

(...) GIULIO - Ho scritto (incredibile incredibile) UNA POESIA. Dopo 3 anni che non ne scrivevo. Mi farebbe piacere il giudizio del'esperta, prima di postarla.

ILARIA [ebbene si, è quella di Toppe] - Seh!! Non sono io, vero?

G - Si, sei tu. Tu la leggi, la ami, la scrivi. Io molto meno. Tu hai consuetudine...

I - Ook. Vai.

G - Tu, silenziosa in orbita
Per ellissi oscillanti,
Consumi il vuoto?

- Ma non da sola. Insieme
Alla sfera di sangue,
Al nero senza fine.

I - Chi è la sfera di sangue?

G - Il sole.

I - Perché sangue?

G - E' rossa, nella foto.

I - Mm, ok. Allora perché non sfera rossa? Se hai scelto sangue, ci sarà un motivo. O almeno, è ciò che il lettore attende.

G - Il concetto di sangue mi pareva più forte.

I - Eh, appunto. "Forte" nel senso che quando uno legge 'sangue' si aprono tutta una serie di finestre nel cervello. E se affacciandoti a quella finestra vedi qualcosa che aggiunge un significato, una sfumatura, alla parola, allora la metafora è buona (copyright Bertoni, ma in fondo concordo anch'io).

G - Mm. Il lettore è disatteso, dici. E dunque dovrei dare un senso a quel sangue.

I - A ogni parola. Per esempio, è bello "consumi il vuoto" perché è ossimorico, non so, il vuoto è vuoto, non si consuma; quindi ti dà l'idea di un'azione vana e infinita perché il vuoto non sarà mai consumato; perciò secondo me è una buona metafora, perché ha aggiunto significato al semplice girare di un'orbita.

G - Insieme / Al mio sole di sangue ...? Al sangue del mio sole... Al sole sanguinante...

I - Beh, scegli...

G - Io sanguino col sole...

I - Se metti "mio" infili l'io lirico e quindi è un bello sbalzo.

G - Sanguino con il sole / Nel nero senza fine. Così funziona, cazzo! Adesso vorrei anche i concetti di errare e spargere sangue. Ma forse chiedo troppo.

I - Mi piace, 'sanguino col sole'.

G - Vedi, 'col' non mi piace. 'Con il' è meglio... però così il verso perde la sua musica settenaria, inerte. E cosi devo togliere 'Io', del resto non necessario. La poesia è economica!

I - ...'Sanguino col sole' un settenario? aspè, perché ho perso una sillaba? non so contare O.O

G - Io sanguino col sole = Sanguino con il sole. Due settenari.

I - Ah, appunto. No, pensavo ancora alla versione "col". Secondo me, però, questo settenario ha qualcosa di sbagliato. Il senario scorreva meglio. Te sai come funzia l'accentazione di un settenario?

G - Si, lo so. ci sono tre opzioni: giambica, anapestica, trocaica...


[di qui in poi ci dilunghiamo su questioni di accenti e controaccenti]

Vagare


- Tu. Silenziosa in orbita
Per ellissi oscillanti
Consumi il vuoto?
- Non sono sola. Insieme
Sanguino con il sole
Nel nero senza fine.

La vita è bella


Io andrò a vedere questo film. Da solo, molto probabilmente. Le recensioni sono pessime, i giudizi scadenti e la natura del film è sentimentale - evidentemente non austeniano.

...Però io andrò a vederlo. E godrò come una medusa in un idromassaggio.



[è abbastanza intimo - ma - condivisibile per il grande pubblico?]

mercoledì 28 maggio 2008

Ok

Premesso che tutto quello che c'è in questo blog è in effetti intimo e personale come non mai - ma questo non l'avete capito - e premesso che la mancanza di interesse in quelle che sono in effetti miei pensieri (talmente intimi che nessuno li conosce) altro non è che pigrizia vostra, non mancanza mia di confidenza... mi par di capire che o faccio come dite voi o voi non mi leggete. Bene, d'ora in poi cazzate. Cercherò di fregarvi con un post meditato e profondo quando ormai vi sarete abituati ad una ridda di idiozie - che, del resto, richiedete.


Buona notte, cari.

Mi divertirò di meno, ma Fabrizio si sentirà appagato d'avermi di nuovo insegnato come si sta al mondo.

Ah, è così?

"Giulio... Devi scrivere di cosa in cui loro possano immedesimarsi, e ritrovarsi commoventemente... Questi tuoi primi post sono troppo scientifici e specifici... Sei partito in quarta con i dinosauri e l'astronomia, che pretendi, quelli a cui non interessano (e sono la maggior parte) lasceranno correre in attesa di un post un po' più intimo e personale...!!! Non arrenderti... Globalizzati! Fabri"
...Cioè, io dovrei diventare sdolcinato e sentimentale fino alla demenza perchè i signorini capiscono solo l'autobiografia? Della mia intimità frega poco a me, figuriamoci a voi!...
..Ma razionalizzatevi voi, santo cielo! Cosa sono, un distributore di emozioni?
...Vi meritate Melissa P. Non dico altro. Andate sul suo, di blog!

ehm

...COMMENTATE, CAZZO! Fatemi sentire APPREZZATO! AAAAAAAAAAAAAAAAARGH

[...è colpa mia? faccio post troppo complessi? DITEMELO, CAZZO]

martedì 27 maggio 2008

Le Terre mai nate


Guardate bene questi due mondi. Sono i nostri vicini mancati. In direzione del Sole c'è Venere, verso l'esterno c'è Marte, e in mezzo ci siamo noi, i privilegiati verdeazzurri. Considerate la loro turbolenta nascita: è simile alla nostra. La loro conformazione è identica alla nostra. La distanza dal Sole è ottimale per far nascere un'atmosfera e acqua liquida. Ma allora perchè non abbiamo tre Terre nel nostro sistema solare?

Attorno al Sole c'è una fascia di spazio che chiamano 'fascia di abitabiltà'. La Terra è giusto al suo centro. Marte è fuori di poco, all'esterno: anche Venere è fuori, ma dall'interno. All'interno di questa fascia l'acqua liquida non solo nasce, ma rimane liquida e la temperatura è adatta alla nostra vita.

Venere aveva oceani, all'inizio dei tempi. Poi l'eccessiva vicinanza del Sole lo ha ridotto ad una massa brumosa e tetra di anidride carbonica ipersurriscaldata. L'atmosfera è un grumo malefico poco adatto ad alcunchè - nonostane negli anni '50 credessimo tutti che su Venere ci fossero oceani tropicali. Marte è più piccolo, ma non era da meno: anche sulla sua superficie c'era acqua. Ma era troppo lontano, e adesso la sua superficie oscilla tra i -140 e i - 20 gradi. Non c'è più niente, lassù, nonostante i nostri progetti di vita marziana e omini verdi.

Spesso guardando le fotografie della superficie di Marte mi viene da pensare. Solo un piccolo sforzo d'immaginazione - e sembra di vedere il deserto del Gobi - o Hell Creek nel Montana. Un qualsiasi deserto della Terra. Questo pianeta sa inesorabilmente di casa, è familiare...quasi romantico, in questa sua silenziosa solitudine rossastra.

Un paio di milioni di chilometri più vicino di dov'è ora e questa distesa sassosa sarebbe stata percorsa da fiumi e foreste. Pensiamo all'occasione sprecata. Non che dipendesse da noi. Ma oggi ci facciamo tante domande sulla vita nell'universo, sul perchè è nata proprio qui sulla Terra, su come riusciremo a colonizzare nuovi mondi quando avremo annientato il nostro, su come potrebbero essere veramente degli esseri alieni. Potevamo avere le risposte a tutto questo a casa nostra - e per un paio di milioni di chilometri non l'avremo mai più.

lunedì 26 maggio 2008

L'ultima montagna


[Sempre Hokusai. E con questa, em finè. Però mi mancheranno]


Gideon Algernon Mantell

Quest'uomo (1790 - 1854) è in effetti un eroe della paleontologia antica.


Figlio di un calzolaio, fin da piccolo pare fosse molto sveglio. Diventò un medico, e coltivava anche interessi di geologia e paleontologia (che allora era neonata). Poteva praticarli saltuariamente perchè era anche un ottimo ostetrico e faceva partorire qualcosa come 300 donne all'anno. Pensate solo che, se come paleontologo fu sempre osteggiato, perlomeno ha fatto nascere un sproposito di pupetti del Sussex (viveva a Lewes). Sposò Mary Ann Woodhouse, altra mossa vincente: la ragazza, una deliziosa ventenne, pare avesse l'hobby di cercar pietre strane per terra (come Mary Anning lo faceva sulla riva del mare). Ebbene, un bel giorno del 1822, NELLA FORESTA DI TILGATE (tutto torna sempre lì, gente), il dottor Mantell andò a trovare un paziente rompiballe con la solita malaria. Il tizio abitava in mezzo alla foresta e Mantell prese il calessino: sua moglie lo accompagnò come sempre. E mentre aspettava che il marito sparasse la solita pera di chinino al suo paziente, cosa fece la signora Mantell? Scese dal calessino e gironzolò fin verso una cava di pietra, dove alcuni cavatori stavano lavorando. Si mise a smanettare con certe grosse pietre che erano state buttate in un canto, e ci trovò questo:
Essì. Denti di un enorme rettile erbivoro. Mantell cominciò allora a soffrire di quella che sua moglie ebbe poi a definire "rettilomania assillante". Congiungendo i suoi sforzi con Buckland, lo scopritore della mandibola da incubo, e con Mary Anning, che aveva rivelato gli oceani primitivi, il nostro creò le prime raffigurazioni al mondo di un animale estinto. E battezzò l'Iguanodon, l'animale dai denti d'iguana. Eccolo insieme al Megalosaurus descritto da Buckland:

La sua Foresta di Tilgate assunse presto un aspetto completamente diverso. E nei suoi sogni rettilomaniacali diventò un luogo immenso e primigenio.... "In quei tempi remoti, Parigi giaceva nel grembo di ignoti destini. Un'antica foresta aveva steso il suo manto oscuro su tutta la Francia, sul Belgio e sulla Germania. La Senna, dieci volte più larga di oggi, inondava le pianure; in mezzo alle sue onde si rincorrevano pesci che non esistono più; sulle sue isole cantavano uccelli che non esistono più; rettili che non esistono più strisciavano e camminavano fra le rocce. Altre specie animali e vegetali, altra temperatura, altri climi, altro mondo. L'iguanodonte e il megalosauro animavano la solitudine delle foreste, in mezzo alle quali alberi giganteschi, felci arboree, sigillarie, cicadali e mille confiere levavano le loro cime piramidali o arrotondavano le loro cupole di verzura. Questi esseri fantastici reggono bene il confronto con quelli partoriti dalla fantasia umana; e sono reali; sono vissuti nelle foreste primigenie, hanno visto le Alpi e i Pirenei uscire lentamente dal mare, forare le nubi con la vetta e ridiscendere. Hanno camminato sotto le ombrose gallerie di felci e araucarie. Oh, paesaggi grandiosi delle epoche scomparse! Nessuno sguardo umano vi ha contemplato, nessun orecchio umano ha percepito le vostre armonie, nessun pensiero era desto di fronte ai vostri magici panorami" [Camille Flammarion, Il mondo prima della creazione dell'uomo, 1880].


Una decina d'anni dopo questo andazzo, sua moglie prese i quattro figli e se ne andò esasperata. Ma si sa che non si inizia una grande disciplina senza qualche dolore personale, piccolo o grande.

C.S.I. Las Vegas

POLIZIOTTO della SCIENTIFICA (polemico) Il marito della donna uccisa ha offerto 20.000 $ a chi gli porterà l'assassino della moglie. Ora, so che è illegale, ma una parte di quei soldi dovrebbero darli a noi.

LA WILLOWS (sorridendo a mezza bocca) ...lo chiamano salario.

...Bonjour, finesse.

domenica 25 maggio 2008

I mostri di Tilgate

Il Monte Analogo non è l'unico luogo dello spirito che mi abbia accolto, allora come oggi. Questa che vedete sotto è la Foresta di Tilgate.


Esiste davvero: è nel Sussex. Più che altro ha un valore storico. Qui sono state ritrovate le prime ossa di antichi rettili del passato - quando ancora neppure li chiamavano dinosauri. L'Inghilterra vittoriana era presa dal fremito del positivismo e faceva di tutto una scienza - ma era anche una nazione di fede, che non poteva discostarsi dalle verità della Bibbia. I geologi erano appena nati e tentavano di trovare la storia del mondo creato da Dio in un ciottolo. Uno di loro, il reverendo William Buckland (l'omarozzo in tuta geologica a lato della pagina), cercando attorno al 1820 la prova geologica del Diluvio Universale, trovò questa:


Al che gli venne da pensare che nella Bibbia non si parlava di varani carnivori lunghi dodici metri. Lui, tenero, pensava ai varani perchè non aveva altri termini di paragone - solo questa mandibola da incubo, con un dente seghettato a pugnale e tanti bei dentini negli alveoli pronti a spuntare, ciclo dopo ciclo. Buckland continuò a credere nel Diluvio: aveva pur sempre trovato le tracce, negli strati geologici secondari, di un'immensa alluvione - dove, come adesso è stato chiarito, c'era il fondale della Tetide, il mare che ricopriva l'Europa. E battezzò il suo carnivoro antidiluviano Megalosaurus: il grande rettile. Dopodichè lo studiò per bene, insieme al suo orso ammestrato, ai suoi due sciacalli che allevava in casa con grande gioia dei suoi porcellini d'India, e continuando a cucinare coccodrilli ai colleghi accademici di filosofia - che per questo non lo amavano come forse avrebbe meritato. E pensate che ancora non eravamo nella Tilgate: bensì a Stonesfield, nelle vicinanze. Fu nella Tilgate che altri dopo Buckland trovarono le tracce - ne trovarono pure troppe - di un mondo immenso e sepolto. La cui esistenza era inimmaginabile....



All'epoca erano tutti molto antropocentrici e normativi. Si chiesero il perchè di queste creaure spropositate che apparentemente non facevano altro che scannarsi a vicenda. La cosa li terrorizzava. Neanche un decennio prima, Mary Anning (ebbene si: la paleontologia l'ha iniziata
una donna - per giunta nubile, povera, sopravvissuta ad un fulmine, con madre e cane a carico, che si guadagnava da vivere da sola. Le femministe paiono scordarsi di questo trionfo!) aveva trovato altre ossa nel Devonshire, a Lyme Regis, le quali autorizzavano a credere che parecchi milioni di anni prima il mare d'Inghilterra fosse stato una cosa tipo questa:
Un orrore lunare di annientamenti a catena (curiosamente, da piccolo trovavo quest'immagine riposante - era tutto così senza rumore, buio e remoto. Quasi un punto di fuga). Il suggestivo disegno viene dai Grandi Draghi del Mare di John Martin e Thomas Hawkins. Chiaro che conoscevano l'Ichtyosaurus e il Plesiosaurus, due specie di rettili marini scoperte da Mary Anning - e ci marciavano su. Il terrore era stata la prima reazione alla scoperta di un passato poco rassicurante; il mio io bambino se ne ricorda bene, perchè stava per ore, di notte, a non dormire pensando alle cacce bramose e fameliche e a quella mandibola terrificante. Dopo, però, capì che il terrore era fascino e che nella Tilgate Forest ci sarebbe andato volentieri, a tirar fuori dalle cave di pietra denti, femori, teste, artigli, a datare gli strati geologici e ad accarezzare ciottoli immaginandosi una realtà ancora da costruire. Questa è la Foresta di Tilgate: uno dei tanti agganci che nella vita mi sono creato per ritirarmi nell'immagine e nella fantasia, quelle poche volte che ci riesco.



[le fonti sono innumerevoli. La migliore resta Dinosaur Hunters di Deborah Cadbury, pubblicato pochi anni fa da Sironi.]

Tra l'altro

...quasi dimenticavo. Le rubriche qui a fianco sono fatte per voi lettori. Se avete qualcosa da commentare su di esse, fàtelo. Siamo italiani, siamo bravissimi a lamentarci.

Ricordo di Spagna

Improvvisamente un ricordo. Non fu quella sera?... Si. La notte di Siviglia entrava nel bagno dell'albergo con le sue lame calde e immobili. Ero appena uscito dalla doccia - durata un quarto d'ora e passa, per levarmi di dosso tutto il sudore, le bruciature e le irritazioni che mi becco inevitabilmente nei paesi caldi - e mi sentivo sereno. Esco dal bagno in pigiama. La nostra stanza sonnecchia nel buio. Una lucina fa capolino da una porta; entro. Emi legge con la lampada del comodino. Mi ha già letto qualcuno di quei Pensieri di Gramsci, giorni prima, quello sul non essere mai indifferenti, che ancora conservo come una regola. Gli do la buonanotte. Lui, col suo sguardo composto, mi restituisce il saluto. Passo nella mia stanza. Due letti vicini. La Gigia si è già infilata sotto la sottilissima coperta, voltata di schiena. Ma è ancora sveglia. Mi sistemo tra le coperte del mio letto, stendendo le gambe rinfrescate nell'intrico di bianco.
" 'Notte, Gigia."
" 'Notte, Huliòn."
E dormimmo.

sabato 24 maggio 2008

Calma

Non ho cancellato nessun commento a 'Un perchè', ansiogeni. Danài mi aveva inviato due volte lo stesso commento per sbaglio - spesso lo faccio anch'io - e io ho rimosso una delle due copie.

Montagneeeee!... cedo montagne gratis...


Ch'en Shun (1483-1544), Montagne fra nuvole, 1535. Così essenziale e limpido.
[e anche questa fora dai bàll... siamo vicini all'esaurimento scorte!...]

Edizioni 'Monte Analogo'

Dimenticavo di dirvi che chiunque di voi abbia una sua buona poesia o un breve brano che vorrebbe fosse letto, (e che sia decente) me lo smolli - e chiunque leggerà saprà, perchè lo posterò nell'apposita rubrica. Non siate timidi: vedete bene a lato della pagina che non siete i primi.

venerdì 23 maggio 2008

Un perchè

[...alè! un'altra immagine di montagna! Poi non dite che non mantengo le promesse!...Prima poi finirò 'ste maledette immagini vanamente raccolte in rete per settimane...]

Forse è il caso che spieghi il perchè di questo titolo così pomposamente oscuro. Il Monte Analogo è, come tanti luoghi inventati, un luogo dello spirito più reale che mai.

Nel 1944 uno scrittore francese, Renè Daumal, s'inventò questa storia - il cui preludio potete leggere in fondo al blog - dopo aver studiato per anni le filosofie e le mitologie indiane e sanscrite. Per carità, nè è uscito qualcosa di tutt'altro che dottrinale. Ebbene, un giornalista incline a studi filosofici e poetici pubblica un articolo su un mistico monte che unirebbe il cielo e la terra, il Monte Analogo. In esso abiterebbero creature superiori che avrebbero la risposta a tutte le domande; lassù troveremmo il luogo dove ciascuno è come è. Una monodìa scatenata su cosa c'è in vetta al Monte la trovate all'inizio del blog, sotto il titolo. Dunque, un bel giorno il nostro protagonista (che si chiama Theodore) riceve una lettera da parte di un tale padre Pierre Sogol. I due si capiscono al volo perchè sono alpinisti dilettanti. Secondo padre Sogol, il Monte non solo esiste, ma con due calcoli alla buona si può anche azzeccare dov'è collocato nel mondo. Difatti, col compasso, una cartina geografica e tante supposizioni date per certezze, lo beccano. E' tutto talmente sereno e imperturbato che tu non puoi non crederci: il Monte Analogo esiste, e a 'sto punto ci si va. Si cede al puro richiamo dell'avventura finale, del trovare la vetta che unisce il cielo alla terra.

I due, messo insieme un gruppetto di caratterini del par loro, s'imbarcano e trovano dunque l'isola dove sta il Monte - un'isola occultata da una regione di spazio curvo, in mezzo all'Oceano Pacifico, invisibile ma non irraggiungibile - tant'è che è stata popolata dai coloni umani che di volta in volta, per sbaglio, facevano breccia nella curvatura dello spazio e arrivavano sull'isola. Approdati nella nella città di Porto - Delle - Scimmie, i nostri cominciano a raccogliere materiale per la scalata... essì, perchè appena fuori da Porto - Delle - Scimmie si erge, terrfiicante, inaccessibile, il Monte Analogo. In tanti hanno tentato di scalarlo in passato: nessuno ci è riuscito.

E tra canti, racconti dei montanari, speranze e rifugi d'alta montagna, i nostri cominciano a scalarlo. Attendono con ansia di poter arrivare agli uomini superiori e alle grandi verità ultime che li aspettano a loro volta sull'inaccessibile vetta del monte; li spinge un ardore di avventura e di conoscenza. Ecco, Renè Daumal stava appunto finendo il capitolo quinto del suo manoscritto, quando un amico gli suona alla porta. E lui, affabile com'è, pianta carta e penna e lo va ad accogliere. Una giornata d'aprile del 1944. A sera, la turbercolosi lo stronca definitivamente. Ora, io non voglio denigrare gli amici che ti compaiono alla porta, per carità; ma francamente, veh, avere almeno un altro capitolo di questo romanzo di alpinismo metafisico m'avrebbe garbato. Comunque, les jeux sont faits. Dal racconto della moglie Vera - oltre ad alcuni episodi che Daumal non fece in tempo a scrivere - sappiamo anche che il titolo dell'ultimo capitolo avrebbe dovuto essere:

"E voi, che cosa cercate?"

giovedì 22 maggio 2008

Urgenze

CATERINA Giulione, com'era pure il mito di Io?
GIULIO ...Aspetta che guardo Erodoto.

MARIA Giulione, quando è nato Alcmane?
GIULIO ...Aspetta che guardo Erodoto.

RICCARDO Giulio, Gallieno era illirico?
GIULIO ...Aspetta che guardo Erodoto.

CATERINA Giulione, il muro di Berlino quando è caduto?
GIULIO ...Aspetta che guardo Erodoto.

Chi mi ha spinto a inventarmi qualsiasi scusa pur di leggere quei benedetti nove libri in quel fluente, fluviale, suadente dialetto ionico? Perchè di sera, quando piove e nulla sembra incombere, sprofondo nella campagna di Dario contro gli Sciti - ovvero Tutto Quello Che Non Devi Fare Se Vuoi Fare Guerra E Non Solo Scena? Cosa penso di trovarci di nuovo ogni volta che lo riapro? Eh... però, pensandoci. Candaule, re di Lidia, insiste perchè il suo soldato Gige veda sua moglie nuda. Ci riesce, ma lei se ne accorge e medita vendetta contro il marito - perchè per le donne di Lidia la cosa più disonorevole è farsi vedere nude contro la loro volontà. Così costringe Gige ad assassinare Candaule (l'alternativa è schioppare per mano della regina), e Gige diventa re di Lidia. Il tutto si stempera con Dario che si tira su le gonne e rincorre l'esercito scita - praticamente un manipolo di aborigeni tatuati - per chilometri e chilometri, fino al gelido deserto dell'Ural. E poi cosa fa? Torna indietro - dopo aver sistemato una mezza dozzina di fortilizi, casomai si tornasse - fortilizi che, a quella latitudine, verranno usati perlopiù da lontre. Artaferne, fratello di Dario, spedisce Megabazo a sottomettere i Traci e nel contempo prende amabilmente in giro Aristagora, il fesso-che-governa-un-posto-importante (figura molto diffusa nella storia umana) e lo spinge a rivoltarsi - salvo poi pelare vive le sue truppe prima a Sardi, poi a Lade. Mileto, centro della rivolta, è distrutta - scappano tutti ad Atene. E tuona l'oracolo di Delfi: "Anche tu alla fine, Mileto, macchinatrice di opere malvage, cadrai."

L'uomo dell'ascensore

[Tre donne intorno al cor mi son venute;
E stanno in ascensore
A burlarsi di me tre sconosciute]
Entro nell'ascensore al piano terra di via Zamboni 32. Sono carico come un mulo - una borsa a tracolla piena e uno zaino stipato. La schiena mi odia. Mi seguono tre ragazze belloccie, spavalde.
LA PRIMA Io vado al terzo piano.
LA SECONDA (riferendosi all'amica) Bene! Noi andiamo al primo. (e preme il pulsante del primo piano, Dipartimento di Italianistica)
LA TERZA Cosa dici? Anche noi andiamo al terzo.
LA SECONDA ...Come.
LA TERZA Essì.
LA SECONDA Ma avevo capito che...
LA TERZA Eh, però no.
(risatine. L'ascensore si apre lentamente al primo piano)
Pazienza. Passeremo a salutare Italianistica.
GIULIO (emergendo improvvisamente) Ciao Italianistica!... Ciaaao.
(risate. Evidentemente non avevano capito che le ascoltavo.)
Che c'è? Si sentirà sola se la snobbiamo. Vabbè che ha duecentomila studenti, però...
LA PRIMA Massì, dai, è sempre bene fare un saluto.
(silent omnes. L'ascensore arriva al terzo piano: Dipartimento di Filologia Classica e Medioevale)
Eccoci al terzo piano.
LA SECONDA ...Questo luogo malefico...
GIULIO (tenero e protestatario) ...Gnò! CASA!
(sbigottimento)
...Si, almeno spero.
(risatine. Usciamo)
LA TERZA Sei un pochino confuso, eh?

mercoledì 21 maggio 2008

E dài con le montagne


Hokusai: mooolto delicato.
[e una è fuori dalle balle. Sotto con le altre]

Delirio

(dopo sei ore di studio nella biblioteca di via Zamboni 32)

CATERINA (aspirante giornalista) Mèri, mi passi un post-it rosso?
MARIA (aspirante filologa classica) Dici questo?
CATERINA Si, proprio quello.
MARIA Ma non è rosso. E' rosa.
CATERINA No, è rosso.
MARIA E' rosa.
CATERINA E' rosso.
MARIA No, è rosa.
CATERINA Vero che è rosso?
GIULIO (aspirante papirologo etc) Mah, tra il rosso e il rosa...
MARIA Come sei diplomatico, Giulione.
AMICA di MARIA (aspirante podologa - non mi ricordo il nome, ma era carina) Eh no. E' proprio rosa.
GIULIO Massì, dai, rosa carnoso...
CATERINA (indicando una carpetta) Vedete? Questo è rosa; e il post-it è rosso.
GIULIO No, Cate, la carpetta è fuxia.
MARIA No, è rosa! Ha ragione Caterina.
AMICA di MARIA A me sembra rossa.
GIULIO Ma che dite, è fuxia. Come il cellulare di Caterina.

(stiamo per scannarci a vicenda. Maria mi fa una linguaccia)

GIULIO Maria! Ma in che postribolo pensi di essere?
MARIA Giulione, le pernacchie fanno bene: al mio moroso le faccio sempre, per insultarlo.
(squilla il telefono di Maria)
Toh. Parli del diavolo e spuntano le corna.
GIULIO Ma spero proprio di no, nel suo caso, Mèri.

(e avendo fatto luce su un lato nascosto di Maria Dore, in realtà reincarnazione di Lady Godiva, l'aggressività nascosta ormai pronta ad esplodere si stèmpera nel buonumore delle mie battutine allusive che adoro scaricare sul cattolicume più o meno simpatico)

martedì 20 maggio 2008

Cominciamo a salire...

Bene... eccoci qua. Se sapessi usare blogspot, questo sarebbe un blog presentabile. E invece manca tutto, i colori non mi soddisfano - e mai che ne azzecchi una coppia, le foto non mi entrano nella cornice e di conseguenza ho in archivio sul desktop una decina di immagini di montagne che dovrò piazzare da qualche parte - e probabilmente ve le beccherete voi.
Ma inconvenienti a parte, è con grande emozione che vi do il benvenuto...


...nel mio BLOG.


é sera tarda, dovrei studiare, probabilmente dovrei dormire. Ma d'altro canto erano mesi che avevo voglia di venire qui e intrufolarmi in questo regno di cavi e pulsanti e lucine intermittenti, nel quale mi muovo come ci si muoverebbe una megattera obesa. Dunque...


...ecco a voi...


...il MONTE ANALOGO. Che vi offre una serena finestra su qualsiasi cosa mi passi per la testa e possa però uscire al di fuori del mio angusto orizzonte vitale. Oltre a darvi i rudimenti di Metafisica dell'Alpinismo.

Alla prossima, dunque.