giovedì 2 luglio 2009

Elegia della tenacia

[da qualche parte, a duecentoventi milioni di chilometri da Sole. Uno dei due satelliti di Marte deborda dalla sua orbita]

MARTE (ansioso) Allora? Vedi qualcosa?
DEIMOS (secco) No.
MARTE  Proprio nulla?
DEIMOS  No.
MARTE  Ma ti sei sporto per bene?
DEIMOS  Sono all'afelio rispetto a voi. Più in là di così esco dall'orbita.
MARTE (rimugina) Senti. Vedi mica delle luci colorate simili a...
DEIMOS  Troppo tardi. La gravità mi richiama. Torno da voi.
MARTE  Oh, maledizione.
PHOBOS (emergendo dal lato opposto) Abbiate pazienza, signore Marte. In fondo nessuno ci corre dietro.


DEIMOS (irritato) Si può sapere il perché di tutta questa pagliacciata?
PHOBOS (imbarazzato) Deimos! Ma un po' di educazione.
DEIMOS (petulante) Non siamo mica i venti satelliti di un gigante gassoso, che non fanno altro che girargli intorno e lodarlo. Il signor nostro, qui, non va assecondato in ogni sua scempiaggine.
MARTE (irato) Senti un po', brutto pezzo di roccia insolente! Se il qui presente signor tuo ti fa fare un po' di osservazione remota, è anche per il tuo bene. Ma guai mai che tu veda oltre il tuo naso di ferro e ghiaccio!
DEIMOS (nervoso) Va bene. Parliamone. Perché ogni volta che sono all'afelio mi fai rallentare e sporgere verso la Terra, col rischio di farmi scivolare via dall'orbita e precipitare per sempre? Se hai qualcosa da chiedere alla Terra, non pensi che potresti chiederglielo?
MARTE (imbarazzatissimo) Ma... io... in questo sistema non si usa parlare con i propri simili. Non mi risponderebbe mai.
PHOBOS (ammonitore) Gli altri, probabilmente. Ma la Terra è un pianeta gentile.
MARTE  Si, bé, in fondo non parlarsi aiuta. Figuriamoci, io dividere tutte le mie paranoie con questo condominio di isterici. Mi vergognerei.
DEIMOS  Povero sistema di muti. Ma sarà anche colpa vostra, che...
PHOBOS (tentando di rimettere a posto la conversazione) Comunque, Deimos, per rispondere alla tua domanda: il signor nostro vuole farsi colonizzare.
DEIMOS  Cosa?
MARTE  Ormai sono quarant'anni che dalla Terra vengono piccole navi a fotografarmi; qualche anno fa una nave è scesa sulla superficie e ne è uscito un robottino con le ruote, una cosa adorabile. Non ne ho parlato con la Terra, ma sono quasi sicuro che i suoi abitanti vogliano trasferirsi qui.
DEIMOS  E come faranno a renderti abitabile? Sei un pezzo di ferro gelato.
MARTE (pensa) Una volta qui, mi spareranno anidride carbonica nell'atmosfera, per scaldarmi. Così mi si scioglieranno i ghiacci, e avrò fiumi. Poi distribuiranno piante che creino l'ossigeno.
DEIMOS (sbalordito) Fiumi!
MARTE (sognante) Tu ancora non c'eri, ma io avevo fiumi, caro mio. Avevo fiumi, piccoli oceani, e strane creature simili a meduse che galleggiavano e si fissavano tra di loro, e piante che si godevano il sole a pelo d'acqua. Poi il freddo ha vinto. Ma su di me c'era la vita! E io la rivoglio! Posso riaverla indietro, e la rivoglio!


PHOBOS (calmo) Voi sapete, però, signor nostro, che non è certo che questo riesca.
MARTE  Lo so bene. Ma niente mi vieta di sperarci. Non posso fare nulla perché avvenga - sono un pianeta, in genere sono altre forze che fanno qualcosa di me; ma posso sperarci.
PHOBOS  Questo, sì.
MARTE (deciso) Sarò forte. Voglio essere forte, piccoli miei. Quest'impresa la tenteranno altri, io non potrò che subirla; potrei soffrire, potrebbe non funzionare; ma ho deciso che, se avverrà, l'accetterò; anzi: la vorrò.
DEIMOS (sbuffando) Il guaio con voi mondi tellurici è che sbavate per la 'vita'. Ma che ve ne frega, dico io. Soli non siete, e certo ospitare la vita è una cosa rarissima - e soprattutto non dipende da voi. Ma allora, perché desiderare queste novità, senza conoscerle?
MARTE (pensoso) Ho avuto paura per tutta la vita. Direi che è abbastanza. Insomma, voi lo sapete che non siamo un sistema normale, che non ci parliamo mai. Io sono così piccolo, ma strillo forte: eppure nessuno mi ha mai voluto sentire. Giove non fa che darmi ordini, e mi fa così tanto arrabbiare che non gli rispondo; gli altri pianeti sono strani e la Terra... io mi vergogno di rivolgere la parola alla Terra. E' troppo umiliante il confronto. Così mi è passata la voglia di strillare, e ora non rivolgo più la parola a nessuno. Ma questo non va bene - almeno, credo che non vada bene. Insomma, ormai mi sono rassegnato al fatto di essere mosso da altri; mi sono rassegnato al fatto che nessuno mi parla e io ho paura di parlare con chicchessia; ma ora che so che c'è chi vuole colonizzarmi, diamine: sono contento!
PHOBOS  E pensate che non sarete più solo, una volta pieno di umani?
MARTE (ardente) Si! Sentirò le loro parole. Mi abituerò ad averli sul mio suolo. Così avrò meno paura, meno disillusione... riproverò a parlare con i miei fratelli, forse li convincerò a rispondermi - sarò meno solo...


PHOBOS  Non avrete più paura.
MARTE (con speranza) Si! Sbagli, Deimos, a dire che noi mondi tellurici deliriamo per la 'vita'. E' che siamo fatti per ospitarla, e quando non succede un po' di delusione ti resta. Un gigante gassoso è diverso, non la potrà mai generare, essa è fuori dalle sue prospettive, e non ne soffre. Ma io ho sempre trovato così bella la Terra - io, grande la sua metà. Le ho sempre invidiato la vita. La vita porta coraggio e sicurezza. Io non li ho di mio. Forse verranno a me con la vita.
DEIMOS  Potrebbe non succedere.
MARTE  Ma potrebbe succedere?
DEIMOS  Potrebbe, si.
MARTE  E allora succeda quel che succeda. Io lo accetto.
DEIMOS  E' un rischio.
MARTE  Voglio rischiare.
DEIMOS  Siete sempre stato in silenzio come tutti, per quanto arrabbiato. Avete bisogno di un po' di verde, per riprendere a parlare?
MARTE (feroce) Voglio gridare! Voglio avere sulla mia schiena montagne innevate, e pianori gonfi di abeti, e il sole che scioglie la brina... l'aurora boreale che incendia l'orlo della foresta... avrò un clima comunque un po' freddo, ma chi se ne importa... la vita... io voglio vivere...

[entra lentamente nella sua notte, e la voce si smorza]


DEIMOS (irritato) L'unica cosa che dovreste volere è accettare di non poter determinare il vostro destino!
MARTE (sprofonda nel sonno) L'ho accettato... tanti milioni di anni fa... soltanto, ora desidero... desiderare non coinvolge la realtà... è solo un aiuto che mi dò... per essere felice...
DEIMOS (allarmato) Accettare la vostra condizione dovrebbe indurvi a smetterla di desiderare, signore Marte. Così rischiate di soffrire, e...
PHOBOS (trattenendolo) Deimos! Lascialo fare.
DEIMOS  Perché? Che sta facendo?
PHOBOS  Ora sogna.
DEIMOS  Cosa fa?


[e ripresero, tenacemente, le loro orbite.]

2 commenti:

adelaide_the_president ha detto...

giulione devi troppo mettere il widget per gli ultimi commenti, e anche bene in vista. sennò ostacoli lo scambio di idee (che pesata, questa).
e già che ci siamo: hai visto fascisti su marte? no? che campi a fare allora?

uselat, s.m., recipiente in materiale riciclabile e lavabile ideato come contenitore del latte, riempito a domicilio dal lattaio ogni mattina sull'ingresso di casa, tipo "latte alla spina". lo u. fa parte di una serie di iniziative dei gaslc, volte alla semplificazione nella distribuzione e nell'apprezzamento del latte di cammella (gruppi di acquisto solidale di latte di cammella).

emilio neoteros ha detto...

il widCHE?